Maremma Toscana contro la corsa al taglio delle rese

Mentre Chianti, Brunello e Toscana Igt tagliano le rese, il Consorzio grossetano chiede blocco impianti ed estirpazioni mirate

Il Consiglio di amministrazione del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana ha scelto di restare fuori dall’ondata di tagli alle rese che sta attraversando le denominazioni toscane in vista della vendemmia 2026. La scelta si basa su un dato tecnico preciso: in Maremma le rese effettive di uva per ettaro sono già ben al di sotto dei limiti previsti dal disciplinare. Ridurle ancora, spiega il presidente Francesco Mazzei, non cambierebbe nulla nella gestione reale del mercato.

Il presidente sintetizza così la posizione del Consorzio: «Ogni territorio ha caratteristiche produttive profondamente diverse e le decisioni devono partire dall’analisi dei dati reali, non da soluzioni valide indistintamente per tutti».

Francesco Mazzei presidente Consorzio Vini Maremma Toscana
Francesco Mazzei presidente Consorzio Vini Maremma Toscana

Una scelta in controtendenza

Negli ultimi mesi il fronte toscano si è mosso in direzione opposta. Il Chianti Classico ha chiesto di scendere a 65 quintali per ettaro contro i 75 del disciplinare, e il Consorzio Chianti ha avanzato una richiesta di taglio pari al 20%. Il Brunello di Montalcino ha confermato anche per il 2026 la riduzione da 80 a 70 quintali oltre il primo ettaro. Il Consorzio Toscana Igt ha chiesto alla Regione una riduzione del 20%, da 170 a 136 quintali. Nessuna riduzione, invece, per Vino Nobile di Montepulciano e Bolgheri.

Fuori dalla Toscana il quadro è simile: il Pinot Grigio delle Venezie ha abbassato la resa a 160 quintali, il Consorzio Soave ha praticamente dimezzato la superficie Doc utilizzabile per azienda nei prossimi tre anni, e in Piemonte il Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha tagliato del 10% Langhe Nebbiolo e Barbera d’Alba.

Il problema non è la resa, ma il potenziale

Per il Consorzio della Maremma la vera leva da azionare è un’altra. Mazzei chiede di bloccare, almeno per un anno e possibilmente per due, l’aumento automatico dell’1% annuo della superficie vitata concessa attraverso le autorizzazioni all’impianto. Un meccanismo che ha reso l’Italia l’unico tra i grandi Paesi produttori europei ad aumentare negli ultimi anni il proprio potenziale viticolo, mentre i consumi calano.

A questo il presidente aggiunge una seconda misura, più radicale: estirpazioni mirate nelle aree meno vocate, da realizzare senza toccare le risorse destinate a promozione, investimenti e innovazione. L’obiettivo è riequilibrare l’offerta intervenendo sulla struttura del vigneto, non sulla singola vendemmia.

Mazzei cita anche un cambiamento nei consumi che, a suo avviso, va tenuto in conto nella programmazione di lungo periodo: la domanda internazionale si sta spostando verso i vini bianchi, a scapito dei rossi. Un fattore che tocca da vicino la Maremma, storicamente legata al Sangiovese e a rossi come il Morellino di Scansano.

Doc Maremma Toscana vigne zona Preselle Invaso
Doc Maremma Toscana vigne zona Preselle Invaso

Le cantine italiane sotto il peso delle giacenze

Il contesto in cui si muovono i consorzi è quello di un settore alle prese con scorte molto elevate. Secondo i dati del ministero dell’Agricoltura, al 31 maggio 2026 le cantine italiane custodivano circa 49,1 milioni di ettolitri di vino, più di un’annata produttiva media. L’Osservatorio Uiv segnala giacenze cresciute del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2025 e prezzi dello sfuso delle principali Dop-Igp in calo del 7%, mentre l’export verso i mercati extra Ue resta fermo, dopo un 2025 già in contrazione.

A inizio giugno il Consiglio nazionale di Unione Italiana Vini ha approvato a Soave un pacchetto di misure che comprende lo stop temporaneo alle nuove autorizzazioni all’impianto, la riduzione delle rese anche per i vini Dop e Igp e la revisione dei disciplinari, esclusa però l’ipotesi di un piano generalizzato di estirpo dei vigneti, che penalizzerebbe le aree collinari e montane. La richiesta della Maremma Toscana si muove sulla stessa linea del blocco degli impianti, ma va oltre chiedendo estirpazioni mirate nelle zone meno vocate.

Non è la prima volta che il settore discute di sovrapproduzione strutturale: già nel 2025 il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella aveva lanciato un appello a una riduzione selettiva della produzione, territorio per territorio, definendo insostenibile un sistema in cui l’offerta supera stabilmente la domanda.

La posizione del Consorzio

Il Consorzio Vini Maremma Toscana conferma con questa scelta un approccio basato su analisi tecnica e sostenibilità economica delle imprese, respingendo misure che definisce simboliche in favore di interventi diretti sul potenziale viticolo. La decisione riguarda la denominazione Maremma Toscana Doc, che comprende l’intera provincia di Grosseto e si intreccia con denominazioni più piccole del territorio, tra cui il Morellino di Scansano Docg.

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