Coda di Volpe, il vitigno della Campania Felix riscoperto

A Villamaina, in Irpinia, l’azienda vitivinicola Fonzone dedica al Coda di Volpe la nuova etichetta in purezza «Colpo di Coda»

I Romani chiamavano Campania Felix la terra ai piedi del Vesuvio, la più fertile della Penisola per la coltivazione della vite. Su quelle stesse colline si coltiva ancora oggi un’uva che porta il nome attribuitole già in epoca romana: il Coda di Volpe. L’azienda vitivinicola irpina Fonzone ha dedicato al vitigno una nuova etichetta, «Colpo di Coda», un bianco in purezza nato dalle vigne di Villamaina, a circa 500 metri di altitudine.

Un nome che viene dai Romani

Il nome Coda di Volpe risale, secondo la tradizione, ai nobili romani, che notarono la somiglianza tra la forma allungata e compatta del grappolo e la coda dell’animale. Alcune ricostruzioni storiche retrodatano l’origine del vitigno all’epoca greca, quando la vite arrivò in Campania attraverso le colonie della Magna Grecia. Coltivato per secoli sulle montagne dell’Irpinia, il Coda di Volpe è rimasto a lungo un’uva di secondo piano: la sua acidità naturale veniva sfruttata soprattutto come uva da taglio, per correggere altri bianchi della zona, senza mai avere un’etichetta propria.

Colpo di Coda Fonzone
Colpo di Coda Fonzone

Il vino nato a Villamaina

«Colpo di Coda» nasce dalle uve coltivate a spalliera sui suoli di origine sulfurea di Villamaina, in provincia di Avellino. La vicinanza storica al Vesuvio segna il carattere del vino, floreale in apertura e più affumicato sul finale. Fonzone lo presenta come un’espressione in purezza del vitigno, distinta dai bianchi campani più noti come il Fiano e il Greco.

Abbinamenti a tavola

Il Coda di Volpe si abbina a piatti della tradizione mediterranea: linguine ai frutti di mare, risotto alla pescatora, pesce al forno. Si adatta anche a preparazioni a base di legumi e verdure, come pasta e fagioli o il baccalà alla napoletana. L’acidità del vino lo rende indicato pure come bianco da aperitivo, insieme a formaggi freschi.

Le vigne di Villamaina si trovano a circa 500 metri sul livello del mare: un’altitudine che aiuta a mantenere l’acidità del vino anche nelle annate più calde.

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