Nove etichette biologiche a 550 metri, tra i colli orvietani e il Trasimeno: la tenuta umbra dei Conti Spalletti Trivelli
A Piegaro, in provincia di Perugia, la Cantina Pomario produce nove etichette di vini bianchi, rossi, un rosato e un vino da dessert da vigneti biologici a 550 metri di quota, al confine tra Umbria e Toscana. L’azienda appartiene ai Conti Spalletti Trivelli, ha radici nel Seicento ed è oggi un modello di agricoltura biologica sostenibile: il biologico non è un marchio aggiunto, ma una pratica costante. Piantare una vigna, qui, è ancora un gesto di speranza.
Di proprietà dei Conti Spalletti Trivelli, Pomario affonda le sue radici nel XVII secolo ed è oggi un progetto di visione e pazienza, costruito giorno dopo giorno, che ha trasformato un’azienda agricola in una destinazione per chi cerca autenticità, bellezza e benessere, con un apprezzato programma di visite e degustazioni in ambienti di indubbio fascino. La produzione comprende nove etichette di vini bianchi e rossi, compreso un particolare rosato e un sofisticato vino da dessert.
Una famiglia, una tradizione interrotta e ripresa
Il legame dei Conti Spalletti Trivelli con il vino affonda le radici alla fine dell’Ottocento, quando Venceslao Spalletti Trivelli avviò in Toscana una produzione di Chianti destinata a diventare celebre e ricordata fino ai primi anni Settanta. Passati alcuni decenni, Giangiacomo Spalletti Trivelli, insieme alla moglie Susanna d’Inzeo, riprese questa eredità storica: a Pomario, nel comune di Piegaro in Umbria, si innamorarono di un poggio isolato e luminoso, a 550 metri sul livello del mare, tra i colli Orvietani e il Lago Trasimeno.
Il progetto di rinascita, partito nel nuovo secolo, ha coinvolto il casale restaurato, i vigneti rimpiantati e la tenuta ripensata con un approccio rispettoso e contemporaneo. Con il supporto dell’agronoma Federica De Santis e dell’enologa Mery Ferrara, nel 2009 cominciarono le prime vinificazioni, essenziali ma rivelatrici del potenziale del territorio. In pochi anni i vini di Pomario ottennero i primi riconoscimenti in Italia e all’estero; alla produzione vinicola si affiancò quella di olio extravergine biologico, apprezzato dalle principali guide di settore.
Oggi Pomario è un’azienda agricola biologica di 230 ettari, di cui nove vitati, al confine tra Umbria e Toscana. Un luogo restituito alla vita grazie a una famiglia che ha scelto di trasformare una tradizione ereditata in un progetto di autenticità e tempo ritrovato.
I bianchi: tre interpretazioni dello stesso territorio
I bianchi di Cantina Pomario rappresentano una delle espressioni più originali dell’Umbria enologica contemporanea. Le vigne si trovano a circa 550 metri di altitudine, in una zona ventilata tra i colli del Trasimeno e quelli orvietani, con forti escursioni termiche e una presenza costante del bosco attorno ai filari. Questa combinazione dona ai vini freschezza, sapidità e precisione aromatica. Le uve principali sono Trebbiano, Malvasia e Grechetto, accanto a piccole presenze di Vermentino, Chardonnay e Incrocio Manzoni.
Arale è il bianco più complesso e identitario della cantina. Nasce da antiche varietà di Trebbiano e Malvasia recuperate da vecchi vigneti, con una produzione volutamente molto limitata. La vinificazione prevede macerazione sulle bucce e fermentazione in barrique con lieviti autoctoni, una scelta che conferisce struttura e profondità senza perdere tensione acida. Durante l’affinamento si praticano bâtonnage quotidiani: i residui dei lieviti morti e le altre particelle solide depositate sul fondo della botte — le cosiddette fecce nobili — vengono rimesse in sospensione, cedendo al vino proteine che lo rendono più vellutato e morbido al palato. Il risultato è un vino ampio, quasi da meditazione, con note di erbe officinali, frutta gialla matura, spezie leggere e una caratteristica vena minerale.
Batticoda mostra invece il lato più diretto e dinamico della produzione. Le uve provengono da un vigneto ripido, sassoso e molto esposto al sole, in un blend dove il Grechetto domina insieme ad altre varietà a bacca bianca. La fermentazione in acciaio preserva la componente più fresca e agrumata del vino. Il risultato è un bianco secco, agile e molto gastronomico, con profumi che ricordano lime, susina verde, erbe aromatiche e una leggera nota salina. L’acidità viva e la persistenza sapida lo rendono particolarmente adatto ad aperitivi, cucina vegetariana e piatti di pesce.
Il Grechetto Igt in purezza, affinato in botte grande con tostatura leggera, è l’interpretazione più essenziale del vitigno simbolo dell’Umbria. Pomario lavora sulla verticalità più che sulla potenza, privilegiando la nitidezza delle note aromatiche e la bevibilità. Il vino, dal colore giallo intenso, mantiene la tipica impronta del Grechetto — frutta a polpa bianca con retrogusto agrumato e delicate sfumature floreali come mandorla fresca ed erbe mediterranee — con una tensione minerale accentuata dall’altitudine dei vigneti e dalla conduzione biologica. È la vera novità di quest’anno: presentata al Vinitaly di Verona nell’aprile 2025, è stata apprezzata per eleganza, freschezza e struttura distintiva.
La sostenibilità come pratica, non come certificazione
La cantina organizza visite programmate dove gli interessati possono degustare nella sala di assaggio, camminare fra i vigneti, osservare il bosco che ne inghiotte i confini. Non è un’esperienza museale con audioguida, ma un incontro personale con Giangiacomo, Susanna o, quando possibile, con l’agronoma Federica o con chi gestisce le attività.
La sostenibilità a Pomario non è una sezione del sito web: è il modo in cui si coltiva. Non c’è aratura chimica, non ci sono pesticidi di sintesi, non ci sono erbicidi. C’è invece il rigore del controllo biologico naturale, la ricerca costante di equilibrio fra piante e parassiti, fra generosità del terreno e la scelta di rese modeste. Il bosco fitto che circonda Pomario non è decorativo: è un termostato biologico, una barriera fisica, un serbatoio di biodiversità che riduce le pressioni patogeniche dalla viticoltura circostante. Mantenere la foresta selvaggia, i fondovalle umidi, le sorgenti d’acqua pulite è la vera garanzia di una produzione biologica e sostenibile. I certificati e le etichette vengono dopo.
