Trent’anni di feudo Bergi: una storia che non si ripete mai

Lo spirito imprenditoriale di Pasquale ha dato vita al primo agriturismo sui colli di Castelbuono, Sicilia, 30 anni fa, dove prima non c’era nulla

Spigliato, audace e aperto alle possibilità che dà la vita, come il suo fondatore “osso duro” che tentò l’impossibile. L’agriturismo Bergi è nato trent’anni fa con la stessa forza, forse, di far rinascere un territorio vuoto, per farne il fiore all’occhiello dell’ospitalità, dell’agricoltura biologica e della ricerca gastronomica siciliane.

Trent’anni di amore per il territorio e di quello spirito di imprenditorialità che hanno dato tanto alla Sicilia, festeggiati a fine giugno nel migliore dei modi: dal papà Pasquale alle giovani generazioni che portano avanti la tradizione, una grande festa, con una mostra fotografica e un libro di ricette, ha coronato l’anniversario dell’agriturismo Bergi fondato nel 1996, da allora, diventato “casa” della sua comunità, sulle colline di Castelbuono, a pochi chilometri da Palermo.

Agriturismo Bergi
Agriturismo Bergi

Chi va piano, va “Di Garbo” e lontano

È sorto sul feudo Minà, nel borgo medievale immerso nel verde del Parco delle Madonie, ed è stato un cantiere ininterrotto per trent’anni, simbolo della memoria storica e di innovazione, che non è mai mancata nei progetti del suo fondatore. Quando Pasquale Di Garbo, che si è dedicato all’agricoltura e all’apicoltura dopo aver messo definitivamente nel cassetto il distintivo da Carabiniere a Roma, posò la prima pietra su una terra ancora vuota, nella campagna del nonno Antonio, i presupposti c’erano tutti: il piglio giovanile – lui, appena ventenne all’epoca, ne ha oggi (solo) 74 – la moglie Anna, che è ancora la sua fortezza, e il favore del terreno, ricco di acqua rinfrescata dalla sorgente.

Mentre negli anni ’90 la legislazione sugli agriturismi in Sicilia si muoveva su sentieri ancora poco battuti, l’agriturismo ritagliava nella propria pietra le prime stanze per gli ospiti. Allora, era un progetto in divenire. Nella realtà, lo è ancora.

Un’oasi di biodiversità nata quasi per caso, racconta Pasquale, adesso è passata di mano a una conduzione tutta “al femminile”. Sono le quattro giovani figlie, Antonella, Daniela, Floriana, Laura, che continuano a prendersi cura di quel tesoro.

Tra passato e futuro, l’agriturismo Bergi, l’Agri Bio Relais della famiglia, ha festeggiato in bellezza il proprio trentennale ricordando i traguardi vissuti e quelli che verranno, con una giornata dedicata alla terra e alle persone che, nel corso di questi anni, sono passate di lì.

Agriturismo Bergi 30esimo
Agriturismo Bergi 30esimo

Biologico perché sì: Agri Bio Relais e le intuizioni di papà Pasquale

Dagli anni delle prime coltivazioni famigliari alla nascita di Bergi, fino ai progetti più recenti dedicati al benessere, alla biodiversità e all’apicoltura (grande passione di papà Pasquale). Un percorso, non a caso, lungo, che ha portato l’agriturismo a trasformarsi negli anni, diventando un’azienda agricola con oltre cento ettari di terreno e un ristorante di prodotti sani madoniti.

L’Agri Bio Relais di Castelbuono è nato da una visione precisa: il rispetto dell’ambiente, garantendo la diversità degli ecosistemi e valorizzando il territorio.

Oltre ai prodotti naturali (miele, marmellate, cereali, olive e mandorle) fatti per la ristorazione e la degustazione, c’è la tutela della biodiversità nel cuore e nei progetti, prima, di Pasquale e delle figlie poi. Nel 2008, nasceva il Presidio Slow Food dell’Ape Nera Sicula, per la salvaguardia delle piccole api locali minacciate dall’estinzione. Anche il miele che l’azienda produce è autoctono, e molla di un successo che, nel 2025, ha aperto il primo apiario del benessere sull’isola, marchio registrato dall’Associazione Italiana Apiterapia. Frutto della lungimiranza e capacità di innovarsi di Pasquale Di Garbo, ora il territorio ha una fattoria didattica per i bambini delle scuole, ha un programma per le passeggiate in trekking e uno per le degustazioni dei prodotti locali, ha un’agricoltura biologica e sostenibile per l’ambiente e per l’uomo.

Nel ricordo dei trent’anni di fondazione, è arrivato anche il commento di Rosario Schicchi, noto botanico e direttore dell’Orto Botanico di Palermo. «Bergi – dice – è un esempio di come si possa riuscire a coniugare tradizione e innovazione, valorizzando la biodiversità locale e reinterpretando i sapori antichi con sensibilità, competenza e rispetto. La cucina contadina diventa così non solo memoria, ma anche strumento di ricerca, tutela e valorizzazione».

Agriturismo Bergi piatto
Agriturismo Bergi piatto

Le visioni di un territorio saldo nelle sue radici

Il terreno intorno all’agriturismo è ancora soffice dove gli scarponi di una generazione l’hanno calpestato, e la traccia del passaggio resta. Per il trentesimo, una mostra fotografica ha voluto immortalare quella traccia, aprendo l’album dei ricordi della famiglia. “Antiche Radici e Nuove Visioni” è il percorso espositivo, negli spazi adiacenti al chiostro esterno del relais, che certifica trent’anni di agricoltura, convivialità e accoglienza.

«Questo anniversario non è solo una celebrazione – afferma Pasquale Di Garbo – ma vuole essere piuttosto un momento di condivisione e gratitudine verso chi, negli anni, ha creduto nel nostro progetto e ha contribuito a far crescere Bergi. La mostra e il libro sono un omaggio alla nostra storia, ma anche un invito a guardare avanti con la stessa passione che ci accompagna da sempre».

Il libro inedito di ricette di Antonella Di Garbo, agri bio chef di Bergi, completa il tutto. “Comi i Facieva Mamà” è il titolo del manuale, che assomiglia di più a un diario di memorie culinarie famigliari che si fanno collettive. Un viaggio fatto con le mani in pasta, dedicato alla mamma Anna «e a tutte le donne della mia famiglia – spiega Antonella – che, prima ancora di insegnarmi una ricetta, mi hanno spinto ad osservare la natura, a rispettarla e a riconoscere il valore di ciò che nasce dalla terra». Un omaggio alla cucina contadina, fatta di sapori antichi, erbe spontanee, frutti e ortaggi quasi dimenticati, gesti che si tramandano di madre in figlia, come un’eredità preziosa da trasmettere alle future generazioni.

È stato il risultato del lavoro di più mani esperte, di fotografi e artisti, di studiosi e ricercatori che hanno accompagnato la famiglia Di Garbo nella crescita di Bergi. Tra loro c’è Rosario Polisi, architetto di Castelbuono che si è dedicato negli anni al ripristino e all’ampliamento dell’antico feudo famigliare: «Ricordo ancora i primi incontri – sottolinea Polisi – quando c’era solo qualche idea e l’autorizzazione per creare un agriturismo. Era l’inizio inconsapevole di quella che sarebbe stata una crescita esponenziale, senza alcun business plan, senza obiettivi a medio e lungo termine, senza traguardi da raggiungere. Forse è stata proprio questa la chiave del successo».

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