Quinoa, grano saraceno, legumi e semi biologici: la gamma Cerreto Bio con controlli a 5 ppm, più severi della norma europea
Per chi non poteva mangiare glutine, la spesa era una questione di geometria: riso a destra, mais a sinistra, pochi altri prodotti nel mezzo. Il celiaco o l’intollerante di vent’anni fa aveva di fronte scaffali che sembravano progettati per togliere, non per aggiungere. Pane pesante, pasta gommosa, biscotti che sapevano di compensazione. L’assenza di glutine si traduceva quasi sempre nell’assenza di scelta.
Quel mondo non c’è più, o almeno non è più l’unico orizzonte possibile. La gamma senza glutine si è allargata in modo significativo negli ultimi anni, portando sulle tavole ingredienti che una volta appartenevano a nicchie dell’alimentazione alternativa e che oggi guadagnano spazio nella cucina di tutti i giorni: quinoa, grano saraceno, miglio, farine di ceci e di castagne, legumi secchi, semi oleosi. Prodotti che non contengono glutine per natura, non per processo industriale.
Da Gattatico, un catalogo che parte dalla terra
Cerreto Bio, azienda con sede a Gattatico, in provincia di Reggio Emilia, lavora su questa linea da anni. La sua proposta gluten free è interamente biologica certificata e comprende semi e semi tostati pronti all’uso, farine alternative (dalla farina di ceci a quella di castagne), zuppe a base di legumi selezionati e cereali come quinoa bianca e tricolore, miglio e grano saraceno.

Non si tratta di una gamma costruita per sopperire a una mancanza. Quinoa e grano saraceno, ad esempio, sono alimenti completi, ricchi di proteine e a basso indice glicemico. Le farine alternative si prestano tanto ai dolci quanto ai piatti salati. I semi, tra i prodotti più richiesti sul mercato in questo momento, si usano su insalate, zuppe, pane fatto in casa.
Controlli a 5 ppm: la soglia che fa la differenza
Nel comparto gluten free la certificazione non basta. Conta la soglia di tolleranza con cui vengono analizzate le materie prime, e qui Cerreto Bio applica un parametro più restrittivo rispetto a quanto richiede la normativa europea: 5 ppm di gluten rilevabile all’ingresso di ogni materia prima, contro i 20 ppm previsti dalla legge Ue.
A questo si aggiunge un reparto dedicato al confezionamento gluten free, controlli periodici dell’aria all’interno dello stabilimento e verifiche costanti sugli operatori. È un sistema pensato per chi ha la celiachia e non può permettersi margini di errore, ma anche per chi semplicemente vuole sapere esattamente cosa c’è — e cosa non c’è — in quello che mangia.
Il biologico e il senza glutine viaggiano insieme
Chi si avvicina al gluten free oggi spesso porta con sé altre preoccupazioni: la provenienza delle materie prime, il tipo di agricoltura, la leggibilità dell’etichetta. Non è una coincidenza che il mercato biologico e quello senza glutine si sovrappongano sempre di più.
«Il mondo del senza glutine diventa oggi un piacere quotidiano, una scoperta di ingredienti nuovi, sani e ricchi di nutrienti» afferma Claudio Ferrari, responsabile vendite Italia di Cerreto Bio. «In Cerreto Bio cerchiamo di offrire un’ampia gamma adatta a chi è celiaco o a chi semplicemente è attento a una corretta e sana alimentazione».
Mangiare senza glutine, nel 2026, non è più necessariamente una rinuncia. Con ingredienti come la quinoa tricolore o la farina di castagne, può diventare un’occasione per cambiare abitudini in cucina, anche per chi non ha problemi con il glutine.
