Lumezzane, dove le posate diventano gastronomia

Il progetto Lumea trasforma una città industriale bresciana in laboratorio del gusto: artigiani, ricette e una filiera da scoprire

Fino a pochi anni fa il nome di Lumezzane (BS) evocava quasi soltanto metallurgia: posate, pentole, utensili da cucina esportati in mezzo mondo. Poi è arrivato il progetto Lumea, e la città della Valgobbia ha cominciato a raccontarsi anche attraverso il cibo. Un’identità costruita dove non ce n’era una, intrecciando pasticcieri, gelatieri, fornai e ristoratori con il tessuto produttivo che da decenni fa di Lumezzane una capitale silenziosa della tavola imbandita.

La sorpresa, perché di sorpresa si tratta, è che funziona. Le strade di Lumezzane non promettono nulla di gastronomico a prima vista. Eppure, una volta dentro la rete di realtà che il progetto ha messo insieme, ogni tappa restituisce qualcosa di concreto e autentico: la creatività di chi ha accettato la sfida di inventarsi un’identità culinaria partendo quasi da zero.

Lumezzane
Lumezzane

Dal forno alla gelateria: la filiera del gusto

Alla Pasticceria Chantilly, Ugo Sanvitti affianca ai classici locali, bossolà e fongade, le preparazioni delle ricette Lumea 2025 e 2026: quest’anno una brioche con confettura di lamponi, cioccolato e sciroppo di limone, senza lattosio. Alla Forneria Braga, Stefano Conter sforna ogni giorno almeno dieci tipologie di pane: farina tipo 1, segale integrale, olio, miele e patate, e per il progetto Lumea propone un filoncino con patate e altri ingredienti da scoprire.

Le pasticcerie aderenti sono quattro: oltre a Chantilly e all’Asino, partecipano la Pasticceria Cola — quarant’anni di storia, Claudio Cola ex disegnatore di stampi riconvertito alla geometria del pasticcino — e la Pasticceria Tentazioni, dove Erman Possessi è diventato un punto di riferimento per tutto il quartiere, sempre in prima linea nelle iniziative a sfondo sociale: organizza, tra l’altro, la preparazione di casoncelli da vendere per permettere ai bambini meno fortunati di partecipare alle gite e alle attività scolastiche. Ognuna porta una personalità distinta; il progetto le tiene insieme senza uniformarle.

Sul fronte della ristorazione, la Pizzeria Malù23, locale fondato nel 1987, con i pranzi di lavoro come punto di forza, per Lumea porta in tavola un risotto agli agrumi con tartare di gamberi. La Cascina Costa propone per questo progetto un menù ad hoc che cambia con le stagioni: in primavera e estate si comincia con salame nostrano e un saccottino di sfoglia con verzolini, lardo e erbe aromatiche, si prosegue con il risotto ai fiori di zucca con crema di peperoni e cialda di Nostrano Valtrompia DOP, e si chiude con costine di maiale in crosta di senape in grani e miele millefiori. In autunno e inverno il registro cambia (sformatino di porri e patate con crema di zucca, risotto al taleggio mantecato con cipolla rossa caramellata all’aceto balsamico, guancetta di vitello cotta a bassa temperatura con porcini e polenta) e il bosco che circonda la cascina entra direttamente nel piatto.

Brioche Lumea 2026
Brioche Lumea 2026

Il gelato all’uva americana della Gelateria L’Era Glaciale merita un discorso a parte. Giovanna Bertoli ha recuperato i grappoli dai pergolati privati dei lumezzanesi per ottenere un gusto che non esiste altrove. Alla Cremeria, Alessandro Stuto propone Giardini di Sicilia — pistacchio, mandorla e rispettive granelle — un sapore che racconta le sue origini isolane. Entrambe le gelaterie ruotano su oltre trenta gusti.

Alla Pasticceria dell’Asino, Gabriele Faini ha ideato una creazione dedicata alla Mille Miglia: celebra l’OM Torpedo 665, l’automobile bresciana che vinse la prima edizione, protagonista della tappa storica che ha portato la corsa per la prima volta a Lumezzane.

Industria e cucina, la stessa filiera

Il nesso tra la vocazione produttiva di Lumezzane e il progetto Lumea non è metaforico: è strutturale. Mepra, EME e Ghidini rappresentano insieme una concentrazione manifatturiera che non ha equivalenti in Italia per questo settore. Producono gli strumenti con cui cucinano e mangiano i ristoranti di mezzo mondo. Oggi stanno lavorando per sviluppare prodotti pensati appositamente per Lumea, oggetti capaci di portare l’identità del territorio direttamente sulla tavola. I dettagli arriveranno quando il progetto sarà maturo, ma vale già la pena segnalare la direzione.

È la connessione che lo chef Carlo Bresciani ha espresso con precisione al convegno «Lumezzane Plurale — La filiera del gusto tra impresa, formazione e territorio» che ha fatto il punto sullo stato del progetto: «Bisogna imparare a fare rete. L’economia rimane sul territorio, ma bisogna anche imparare a vendersi. Lo storytelling del piatto è fondamentale: raccoglie cultura, tradizione e dà la possibilità di scoprire cosa c’è davvero sul territorio».

Bresciani è stato capofila di una cordata di 50 chef per i corsi di formazione previsti da Lumea ed è stato in prima linea al passaggio della Mille Miglia da Lumezzane, dove ha servito ai concorrenti prodotti del territorio — tra cui il Pal Lumea, il Dolce Lumea e un gelato con ricetta locale — in un appuntamento che definisce «la quindicesima volta che preparo i pasti per la corsa».

Filoncino Lumea
Filoncino Lumea

Il convegno che ha raccontato il progetto

Al convegno hanno preso parte l’assessore regionale all’Istruzione Simona Tironi, il sindaco di Lumezzane Josehf Facchini, il presidente della Comunità Montana di Valtrompia Massimo Ottelli e l’assessore al Commercio di Lumezzane Rocco Ferraro, insieme ai rappresentanti delle categorie.

Tironi ha portato i dati sul fronte formativo: i corsi attivati nell’ambito del progetto registrano un tasso di inserimento lavorativo diretto tra il 90 e il 94 per cento. Facchini ha ricordato che la prima edizione, nel 2025, aveva esaurito i coperti nelle strutture ristorative del territorio. Per il 2026, le ricette sono state elaborate direttamente dai ristoratori locali, non più dal comitato organizzatore: un passaggio di responsabilità che dice molto sulla maturità raggiunta dal progetto.

Una città che non ti aspetti

Ferraro, che ha ideato Lumea insieme alla Pro Loco e all’Associazione Commercianti, sintetizza così: «Lumezzane è plurale. Abbiamo messo insieme le imprese, la formazione, le persone. Ne è nata una sinergia che crea futuro: aiuta i giovani che vogliono mettersi in gioco, li sostiene nel percorso formativo e nella costruzione di nuove attività.»

È esattamente questa pluralità a rendere il progetto più interessante di un semplice piano di marketing territoriale. Lumezzane non aveva eccellenze gastronomiche da valorizzare: le ha costruite, coinvolgendo chi già operava sul territorio e chiedendo a ognuno di mettere qualcosa di suo. Fornai, pasticcieri, gelatieri, ristoratori e produttori di casalinghi si trovano oggi a condividere un’identità comune che nessuno di loro, da solo, avrebbe potuto costruire. Il risultato è una filiera corta, autentica, riconoscibile e ancora in crescita.

spot_img

Ultimi Articoli

A Cembra torna Caneve en festa, la cena di caneva in caneva

Otto tappe tra Trento Doc, Lambrusco e grappa negli...

Céréal propone le Madeleine senza glutine per i celiaci

Sette monoporzioni con farina di riso, senza latte e...

Il Würstel Merano di Pfitscher unisce suino e bovino

Grana grossa, suino e bovino, affumicatura lenta: il Meraner,...