Il Parlamento Ue approva le nuove tecniche genomiche

Via libera definitivo a Strasburgo al regolamento Ngt: cosa cambia per le coltivazioni europee e per il biologico italiano

Il Parlamento europeo ha approvato il 17 giugno 2026 in seconda lettura il regolamento sulle nuove tecniche genomiche (Ngt), chiamate in Italia anche tecniche di evoluzione assistita (Tea). Il testo è stato adottato senza votazione finale, visto che l’Aula ha respinto tutti gli emendamenti presentati dai gruppi S&D, Verdi e Sinistra per riaprire il negoziato con il Consiglio. L’accordo politico era stato raggiunto nel dicembre 2025. Il regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell’Ue e diventerà applicabile due anni dopo.

Pianta Tea

Cosa sono le Ngt e come funziona il nuovo regolamento

Le Ngt sono biotecnologie che consentono di modificare il Dna delle piante in modo mirato. La tecnica più diffusa è Crispr-Cas9, la cosiddetta «forbice genetica», che interviene su geni specifici senza introdurre necessariamente materiale genetico da specie estranee. A differenza degli Ogm transgenici di vecchia generazione, le piante ottenute tramite Ngt possono essere indistinguibili da varietà prodotte con la selezione convenzionale o con una mutazione naturale. La versione Crispr-Cas9 di questa tecnologia ha valso nel 2020 il premio Nobel per la chimica a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna.

Il regolamento introduce due categorie distinte. Le piante Ngt-1 sono quelle con un numero limitato di modifiche genomiche, non più di 20, ottenibili anche con tecniche di selezione tradizionali. Una volta verificata la conformità ai criteri, vengono equiparate alle piante convenzionali: nessun obbligo di etichettatura sul prodotto finale, nessuna valutazione del rischio caso per caso. I sacchetti di semi dovranno essere etichettati con la dicitura «Ngt-1», e tutte le varietà derivate saranno inserite in una banca dati pubblica europea. Su richiesta del Parlamento, le piante modificate per resistere agli erbicidi o per produrre sostanze insetticide non possono rientrare in questa categoria.

Le piante Ngt-2, con modifiche genomiche più ampie o complesse, restano invece soggette alle norme Ogm in vigore: valutazione del rischio obbligatoria, autorizzazione preventiva alla commercializzazione, tracciabilità e etichettatura complete. Gli Stati membri potranno limitare o vietare la coltivazione di piante Ngt-2 sul proprio territorio anche dopo l’autorizzazione europea.

Sul tema dei brevetti, il regolamento consente la brevettabilità delle Ngt, con l’esclusione dei tratti e delle sequenze già presenti in natura o ottenuti con mezzi biologici. Sono previste clausole a tutela degli agricoltori per garantire prezzi accessibili e il diritto di conservare e reimpiantare le sementi. Entro 18 mesi dall’entrata in vigore, un gruppo di esperti dovrà redigere un Codice di condotta Ue sui brevetti per il settore sementiero.

Per il biologico, le piante Ngt restano vietate. La presenza «tecnicamente inevitabile» di piante Ngt-1 nei campi bio non sarà tuttavia considerata una violazione. La Commissione europea è tenuta a valutare gli eventuali oneri pratici, economici e amministrativi per gli operatori del settore.

NGT - TEA

Le reazioni dei favorevoli

Jessica Polfjärd, eurodeputata svedese del Partito popolare europeo e relatrice del provvedimento, ha commentato l’approvazione con un «vittoria storica per gli agricoltori europei e per il futuro dell’Europa». Secondo Polfjärd, il regolamento fornisce agli agricoltori strumenti moderni per sviluppare colture più resistenti ai parassiti e meno dipendenti dai pesticidi.

Coldiretti e Filiera Italia hanno definito il via libera «svolta epocale», ricordando che le Tea non hanno nulla a che fare con i vecchi Ogm transgenici ma consentono di riprodurre in modo mirato i meccanismi della selezione naturale. Le due organizzazioni hanno citato come esempio un progetto già in corso: la prima vite di Sangiovese coltivata tramite nuove tecniche genomiche, sviluppata da Coldiretti Toscana, Crea-Ve e Università di Udine, attualmente in crescita in vitro a Conegliano Veneto con le prime applicazioni in campo previste dalla primavera del 2027.

Cia-Agricoltori Italiani ha sottolineato che i cambiamenti climatici e le fitopatie causano già oggi variazioni delle rese agricole comprese tra il 20% e il 49%. Il presidente nazionale Cristiano Fini ha aggiunto che il regolamento consente all’Europa di recuperare il ritardo rispetto ad altri grandi Paesi produttori dove queste tecniche sono già in uso. Anche Copagri ha parlato di «svolta storica», indicando tra gli obiettivi pratici la produzione di varietà più resistenti alla scarsità idrica e agli stress biotici, con riduzione di carburanti, agrofarmaci e fertilizzanti.

L’eurodeputato di Forza Italia Salvatore De Meo, membro della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, ha evidenziato la necessità di un quadro normativo che garantisca l’autonomia alimentare europea senza restare indietro rispetto alla concorrenza internazionale.

Anche l’eurodeputato del Pd Dario Nardella ha giudicato il voto «un’opportunità storica per gli agricoltori europei e italiani», pur segnalando una riserva sull’accordo raggiunto: «Il punto sul quale l’accordo non è ottimale riguarda la disciplina dei brevetti, che rischia di concentrare in poche mani il controllo del mercato delle nuove sementi a scapito dei piccoli agricoltori». Il gruppo S&D aveva presentato emendamenti in questa direzione, senza riuscire a raccogliere la maggioranza necessaria.

Le reazioni dei contrari

La coalizione contraria al testo aveva mobilitato oltre 60 organizzazioni europee il 16 giugno davanti al Parlamento europeo a Strasburgo. Secondo le stime della stessa Commissione europea citate da Demeter International, circa il 94% delle piante Ngt potrebbe entrare nel mercato dell’Ue senza etichettatura, tracciabilità né valutazione del rischio. Per la rete Demeter, promotrice della campagna «Blacked-Out Ingredients», eliminare l’etichettatura Ogm «non è una semplificazione burocratica: è togliere ai cittadini la possibilità di scegliere cosa mettere nel piatto». La campagna aveva raccolto oltre 600.000 firme e oltre 208.000 e-mail inviate agli europarlamentari.

Slow Food ha lanciato un appello negli ultimi giorni prima del voto, sostenendo che la deregolamentazione aprirebbe la porta a monocolture su vasta scala, a un «uso sproporzionato di suolo e di acqua» e alla dipendenza da sostanze chimiche sintetiche, con conseguente erosione della biodiversità agricola.

Federbio, la Federazione Italiana dell’Agricoltura Biologica e Biodinamica, aveva chiesto fino all’ultimo ai deputati italiani di respingere il testo, puntando il dito sull’impossibilità pratica di garantire l’assenza di nuovi Ogm nelle filiere biologiche in assenza di metodi di rilevamento validati per le piante Ngt-1. L’Italia è il secondo mercato biologico europeo per valore, con il 20,2% della superficie agricola coltivata a bio, oltre 97.000 imprese e 11 miliardi di euro di giro d’affari.

L’eurodeputata Cristina Guarda di Alleanza Verdi e Sinistra ha definito il testo «una fotocopia delle richieste delle lobby dell’agrochimica», chiedendo il ripristino del divieto di brevetto e dell’etichettatura obbligatoria.

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