L’Europarlamento non abbassa le soglie della clausola automatica. La filiera risicola resta esposta alle importazioni da Asia
Il Parlamento europeo ha detto no. La sessione plenaria di Bruxelles del 28 aprile ha respinto gli emendamenti che avrebbero ridotto le soglie di attivazione della clausola di salvaguardia automatica sulle importazioni di riso, lasciando invariata la proposta della Commissione: il meccanismo scatterà solo se i volumi d’ingresso supereranno del 45% la media degli ultimi dieci anni, pari a circa 561.000 tonnellate. Una soglia che la filiera considera difficilmente raggiungibile.
La delusione è immediata. Cia-Agricoltori Italiani e l’Ente Nazionale Risi avevano lavorato a lungo per ottenere limiti più stringenti, capaci di bloccare l’import prima che si producessero danni strutturali. Il risultato del voto, per entrambi, non è quello atteso.
Una soglia che non convince
La clausola di salvaguardia automatica è stata inserita nel Regolamento Spg (Sistema di preferenze generalizzate) che disciplina le importazioni di riso da Cambogia e Myanmar in esenzione doganale. Sul piano formale, è un passo avanti: il meccanismo è automatico, non richiede cioè una deliberazione politica ogni volta che i flussi d’import crescono.

Il problema, sottolineano le organizzazioni di settore, è la calibrazione delle soglie. Il 45% in eccesso rispetto alla media decennale è un margine che la filiera giudica troppo ampio per garantire una tutela effettiva. Cia parla esplicitamente di meccanismo che rischia di restare «insufficiente e inapplicabile».
Un punto tecnico spesso trascurato nel dibattito pubblico riguarda il metodo di calcolo: i limiti si applicano per singolo paese di origine, non alla cifra complessiva di 562.000 tonnellate che circola nel dibattito. Lo sottolinea con una certa irritazione la presidente dell’Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba, riferendosi a chi continua a citare la soglia aggregata «senza aver compreso la portata del Regolamento approvato».
Il contesto della risicoltura italiana
Il voto arriva in un momento già difficile. Il settore risicolo italiano — concentrato soprattutto in Piemonte e Lombardia — si trova a fare i conti con l’aumento dei costi di produzione, prezzi di listino in calo e un’apertura progressiva dei mercati europei agli scambi con paesi terzi che producono a costi molto più bassi.
Il Regolamento Spg nasce per sostenere lo sviluppo economico dei paesi beneficiari; il risultato, però, è che il riso cambogiano entra nell’Ue senza dazio, mentre i produttori italiani devono rispettare standard ambientali e del lavoro che i concorrenti asiatici non conoscono.
Cosa succede adesso
La filiera entra in una fase di monitoraggio serrato. L’attenzione si sposta sulla gestione concreta dei flussi d’importazione: prezzi e volumi dovranno essere seguiti in modo continuativo, in modo da attivare la clausola non appena i valori soglia per paese venissero superati.
Bobba ha ringraziato gli eurodeputati che hanno sostenuto gli emendamenti. Il meccanismo, per quanto considerato imperfetto, rimane operativo: la clausola si attiva in automatico, senza bisogno di una deliberazione politica, non appena i valori soglia per paese vengono superati. Per la filiera, quel momento è l’unica leva rimasta.
