Il Consorzio approva le norme che disciplinano l’uso della denominazione Doc e Docg come ingrediente nei prodotti trasformati
Il Primitivo di Manduria potrà comparire come ingrediente in salse, condimenti, dolci e altri prodotti alimentari, ma solo a precise condizioni stabilite dal Consorzio di Tutela. L’Assemblea Ordinaria dei Soci, riunita fine aprile, ha approvato all’unanimità il regolamento che fissa le regole per l’utilizzo della denominazione Doc e Docg nei prodotti composti, elaborati o trasformati.
È la prima volta che il Consorzio dota la denominazione pugliese di uno strumento specifico per gestire questo tipo di impieghi. Fino a oggi, l’uso del nome «Primitivo di Manduria» su etichette di prodotti non vinicoli avveniva in un vuoto normativo che esponeva la denominazione a rischi di utilizzo improprio.

Un ingrediente, non una comparsa
Il principio centrale del regolamento è semplice: il vino deve essere un ingrediente «significativo e caratterizzante» del prodotto finale, con la percentuale indicata in etichetta. Un utilizzo marginale a scopo promozionale non dà diritto a sfruttare il nome della denominazione.
Le regole di etichettatura sono precise. Il nome «Primitivo di Manduria» deve comparire con caratteri più piccoli rispetto al nome del prodotto, tra virgolette, accompagnato dalla dicitura Doc o Docg. I loghi ufficiali della denominazione non possono essere riprodotti.
L’obbligo di chiarezza verso il consumatore è esplicito: deve essere sempre evidente che il Primitivo di Manduria è un ingrediente e non il prodotto in sé, per evitare qualsiasi rischio di confusione.
Come ottenere l’autorizzazione
Le aziende interessate dovranno presentare una richiesta formale al Consorzio, con documentazione tecnica e bozze di etichettatura. L’autorizzazione è rilasciata per il singolo prodotto, ha durata triennale ed è soggetta a controlli periodici.
Gli operatori autorizzati sono tenuti a dimostrare l’effettivo impiego del vino, garantire la tracciabilità e comunicare i volumi di produzione. In caso di irregolarità, il Consorzio può revocare l’autorizzazione e disporre il ritiro dei prodotti non conformi.

Le parole del presidente
«Con questo regolamento compiamo un ulteriore passo nella tutela e nell’evoluzione della denominazione», ha dichiarato la presidente Novella Pastorelli. «Sono stati definiti criteri chiari e rigorosi per garantire qualità, trasparenza e coerenza nell’utilizzo del nostro vino anche quando viene impiegato come ingrediente in altri prodotti. Da un lato il prodotto trasformato potrà avvalersi della reputazione della Dop, dall’altro la denominazione stessa potrà estendere la propria presenza sul mercato attraverso la distribuzione di questi prodotti».
