Ue-Australia: cosa cambia per vino e formaggi italiani

Prosecco tutelato ma solo dopo dieci anni, Parmigiano in bilico: luci e ombre dell’intesa commerciale firmata a Canberra

Otto anni di trattative si sono chiusi il 24 marzo 2026 a Canberra, dove la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il premier australiano Anthony Albanese hanno annunciato un accordo di libero scambio tra Unione europea e Australia. Per il settore enogastronomico italiano, il testo non è né una vittoria né una sconfitta: è un compromesso, con scadenze precise, eccezioni rilevanti e qualche punto ancora da chiarire.

Il Prosecco: protetto, ma non subito

Il nodo più atteso per la filiera vinicola italiana riguardava il Prosecco. L’accordo riconosce la denominazione come indicazione geografica dell’Ue e vieta ai produttori australiani di esportare vini con quel nome trascorso un periodo transitorio di dieci anni dall’entrata in vigore. Fino ad allora, il termine potrà continuare a essere usato sul mercato interno australiano perché identifica una varietà di uva coltivata localmente. La condizione è che l’etichettatura sia «chiaramente» distinguibile da quella del Prosecco italiano.

Giancarlo Guidolin, presidente del Consorzio di tutela della Doc Prosecco, ha commentato con «una certa soddisfazione», ricordando che il confronto con i produttori australiani era iniziato nel 2014. «Risale al 2014 la nostra prima trasferta nel territorio australiano», ha precisato, definendo l’esito «una soluzione di compromesso» attesa da oltre un decennio.

Sul versante del vino in generale, l’accordo aggiorna il precedente accordo bilaterale: le indicazioni geografiche vinicole dell’Ue protette in Australia salgono a 1.650, con 50 nuove Ig provenienti da 12 Stati membri.

Accordo UE Australia

Parmigiano e Pecorino: due esiti diversi

Per i formaggi il quadro è meno lineare. Il termine “parmesan” — largamente usato in Australia, spesso su prodotti importati dagli Stati Uniti — non rientra nella protezione dell’Igp Parmigiano-Reggiano. L’accordo impone che le etichette australiane non utilizzino grafiche, bandiere o simboli che rimandino a un’origine italiana, ma il nome resta libero. Un alto funzionario della Commissione ha parlato della necessità di «ripulire» un mercato dove le imitazioni del Parmigiano sono, parole sue, «onnipresenti».

La situazione del Pecorino Romano è diversa: entro cinque anni dall’entrata in vigore, l’aggettivo “romano” sarà vietato al dettaglio australiano. Da quel momento, sugli scaffali australiani resterà solo il Pecorino Romano prodotto in Italia.

Complessivamente, l’accordo tutela 165 indicazioni geografiche agricole e alimentari e 231 Ig di bevande alcoliche europee, tra cui Comté, Irish Whiskey e Queso Manchego.

Dazi a zero, ma non tutti insieme

Per le esportazioni dell’Ue verso l’Australia, l’accordo elimina le tariffe su una serie di categorie: vini e spumanti, formaggi (dal terzo anno dall’entrata in vigore), alcune legate a frutta e verdura, cioccolato, dolciumi e prodotti agricoli trasformati. Il risparmio atteso per le aziende europee è di oltre un miliardo di euro all’anno. La Commissione prevede una crescita dell’export verso l’Australia del 33% in un decennio, con il lattiero-caseario in testa (+48%). Nel 2024 l’Ue registrava con l’Australia un surplus commerciale agroalimentare di 2,3 miliardi di euro.

Le concessioni che scontentano gli agricoltori

L’apertura non è unilaterale. Per la carne bovina, l’Ue ha concordato due quote tariffarie per un totale di 30.600 tonnellate: la maggiore (16.830 tonnellate, il 55% del totale) entra in franchigia con obbligo di provenienza da allevamenti al pascolo; la minore (13.770 tonnellate) sconta un dazio ridotto del 7,5%. Le quote cresceranno gradualmente in dieci anni. L’attuale contingente australiano era fermo a 3.389 tonnellate l’anno.

Per la carne ovina e caprina le quote arrivano a 25.000 tonnellate in franchigia, anch’esse riservate ad allevamento al pascolo, con introduzione progressiva in sette anni.

Il risultato ha scontentato entrambe le parti: il gruppo di pressione Copa-Cogeca ha definito le concessioni «inaccettabili» per gli agricoltori europei; la Federazione nazionale degli agricoltori australiani si è dichiarata «estremamente delusa» perché si aspettava almeno 50.000 tonnellate per la sola carne bovina.

Materie prime e tempi di ratifica

Fuori dall’agroalimentare, l’accordo dedica un capitolo specifico alle materie prime critiche — litio, alluminio, manganese, terre rare — di cui l’Australia è tra i principali produttori al mondo. L’intesa abbassa i dazi all’importazione nell’Ue e vieta restrizioni all’esportazione australiana, misura che von der Leyen ha collegato esplicitamente alla riduzione della dipendenza europea dalla Cina.

Prima di entrare in vigore, il testo dovrà ottenere il via libera del Consiglio dell’Ue, il consenso del Parlamento europeo e la ratifica australiana. I testi negoziali saranno pubblicati entro fine marzo 2026. I negoziati erano stati avviati nel giugno 2018.

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