Acciughe all’opera: Parma riscopre un legame antico

A Parma il pesce azzurro è arrivato lungo le antiche Vie del Sale e lì è rimasto. Oggi torna in scena sul palcoscenico del Teatro Regio

Parma non ha il mare. Eppure è diventata, tra Ottocento e Novecento, uno dei centri più importanti per la lavorazione delle acciughe in Italia. Come è successo? Tutto parte dai commercianti liguri, gli anciuìe, che risalivano verso il Piemonte carichi di pesce conservato sotto sale. Lungo queste rotte, Parma si rivelò un approdo naturale: una città con una vocazione alla trasformazione alimentare già consolidata, una filiera locale capace di valorizzare le materie prime, e una tradizione gastronomica che non lasciava nulla al caso. Il distretto delle conserve che nacque in quegli anni è rimasto unico nel suo genere.

Verdi sulle lattine

In questo contesto si inserisce un dettaglio curioso, quasi dimenticato: sulle lattine di fine Ottocento e inizio Novecento comparivano nomi come “Alici alla Falstaff” o “Antipasto Rigoletto”. Giuseppe Verdi, nell’Italia post-unitaria ancora in gran parte analfabeta, era uno dei pochi simboli riconoscibili da tutti — aristocratici e contadini, commercianti e operai. La sua immagine sulle confezioni funzionava da garanzia immediata, un marchio di fiducia comprensibile prima ancora di saper leggere. L’opera, all’epoca, era cultura popolare nel senso più pieno del termine: condivisa, sentita, trasversale.

Delicius e Teatro Regio di Parma
Delicius e Teatro Regio di Parma

Un magazine che racconta storie

Da questo intreccio nasce Alici&co. — Oltre il sipario, il nuovo numero del progetto editoriale di Delicius, azienda parmense specializzata in conserve ittiche fondata nel 1974. Il magazine, realizzato in italiano e inglese, è costruito intorno alla partnership con il Teatro Regio di Parma, istituzione simbolo della città e sede del Festival Verdi.

Il filo narrativo è affidato a una voce insolita: un’acciuga curiosa guida il lettore dentro e fuori dal teatro, dai palchi illuminati ai retropalchi, dove il cibo ha sempre accompagnato la quotidianità di artisti e spettatori. Il numero raccoglie note storiche, citazioni e interviste — tra cui una al baritono Renato Bruson — con fotografie di Stefania Giorgi.

Cultura e territorio, senza retorica

La collaborazione tra un produttore alimentare e un teatro lirico potrebbe sembrare un abbinamento di facciata. In questo caso, però, le radici storiche ci sono davvero: Verdi era già sulle lattine più di un secolo fa, e Parma ha costruito la propria identità gastronomica e musicale in modo intrecciato, non parallelo.

Il Sovrintendente del Teatro Regio, Luciano Messi, ha inquadrato la cosa con chiarezza: si tratta di mostrare come cultura e impresa possano raccontare insieme il territorio, senza che l’una strumentalizzi l’altra.

Il progetto non rimane sulla carta. In biglietteria, una schermo Led permetterà di esplorare i contenuti del magazine. Le immagini più significative diventeranno un’installazione esposta nel foyer del teatro in occasione della prima di “Manon Lescaut”, in programma il 20 marzo 2026, e poi nelle sale del Ridotto durante le visite guidate.

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