Crisi climatica, quale sarà il nostro lascito

Trump cancella sulla carta l’emergenza clima, ma intanto il mondo sta cambiando profondamente: che pianeta stiamo lasciando ai nostri figli?

È notizia di pochi giorni fa della cancellazione da parte di Trump dell’emergenza climatica negli USA, con una firma ha stabilito che i gas serra non hanno nessun effetto sul benessere e sulla salute pubblica. Sulla carta, secondo Trump e compagni di merende, non esiste il cambiamento climatico. Qualcuno potrebbe dire: gli USA sono là, noi siamo di qua. La transizione verde l’abbiamo azzoppata anche noi, perché dobbiamo essere i più fessi e pagare per fare le politiche verdi. C’è nell’aria una miscela di menefreghismo, fatalismo ed egoismo che dovrebbe far riflettere.

Dei problemi legati al cambiamento climatico la scienza ha iniziato a parlarne sin dagli anni Ottanta. L’epoca d’oro dei cinepanettoni è stata anche quella della presa di coscienza che qualcosa stava accadendo sulla Terra. Quando dall’ambito accademico cominciava a emergere il messaggio di prestare attenzione a quello che si stava facendo, perché potevano esserci scenari con possibili situazioni catastrofiche. Non si avevano certezze, ma i modelli iniziali andavano tutti in una direzione.

Il mondo aveva già vissuto un’esperienza simile, parlo del problema causato dal fumo, che alle prime ricerche, che imputavano al consumo del tabacco l’insorgere di diverse patologie, la lobby del tabacco rispose con delle controricerche che smentivano le precedenti. Peccato che queste fossero false (sintetizziamo). Questa dinamica si è ripetuta e ripetuta n volte, ogni volta che la scienza sollevava un problema se chi era chiamato in causa aveva le risorse rispondeva fornendo materiale che negava il problema. In mezzo si infilava una componente politica, capace di assorbire parte di queste risorse per schierarsi dalla parte della negazione e così si assicurava oltre ai soldi, anche i voti.

Con il clima è successa la stessa cosa. Peccato che questo riguardi tutto il mondo e diventi difficile contenerne gli effetti all’interno di un determinato target (vedi fumatori). Oggi vediamo gli effetti di questo cambiamento tutti i giorni, quanta neve è scesa nella Pianura Padana in questi ultimi anni? Nel decennio 1980-1990 la frequenza delle nevicate era alta, con un accumulo medio che variava tra i 20 e i 50 cm. Nel decennio 2014-2024 non ha praticamente nevicato, tranne sporadici eventi, non c’è stato quindi accumulo e gli inverni sono sempre più miti!

Ho preso questo esempio, ma basta riavvolgere il nastro della memoria per accorgersi di come le cose stanno cambiando. L’amministrazione Trump può decidere che non esiste a livello legislativo un’emergenza climatica, ma delle leggi di Trump alla Terra non gli importa un granché. Come non gli importa se la transizione verde accadrà in 5, 10, 20, 50 anni. Per la Terra le leggi dell’uomo sono inutili, fa quello che vuole, quando vuole e come vuole. Qualcosa è fuori posto, cercherà di rimetterlo a posto. Ci proverà sino a quando non troverà un nuovo equilibrio.

Il nocciolo del problema è questo; la domanda, la cui risposta è fondamentale, è: quando la Terra avrà trovato un nuovo equilibrio, questo sarà adatto a permettere la vita come la conosciamo oggi?

L’agricoltura è cambiata e sta cambiando profondamente, ma con essa stanno cambiando la pesca e l’allevamento. In Sicilia si stanno coltivando frutti tropicali, nel Sud della Gran Bretagna la vita ha preso piede e oggi ha il clima dello Champagne di un po’ di tempo fa. In Valtellina si piantano ulivi, mentre in certe zone della Pianura Padana gli agricoltori si rubano l’acqua a vicenda in determinati periodi. I nostri mari sono invasi da specie aliene, come il granchio blu. E non ho toccato i fenomeni legati al tempo atmosferico. Negli anni Ottanta dicevano che il Mediterraneo, essendo un mare chiuso, avrebbe amplificato determinati eventi: bombe d’acqua, tempeste, vento più forte. La temperatura media avrebbe dovuto alzarsi perché avvenissero: la temperatura si è alzata e questi eventi sono apparsi.

Da più parti si sente parlare di mitigazione (riduzione delle cause) e adattamento (gestire gli effetti), ma queste due parole perdono di significato se tutto il sistema non lavora all’unisono. La domanda non cambia: ci sarà spazio per tutti alla fine? Usciamo dall’Italia e guardiamo il mondo, ci sono tanti altri luoghi che subiranno questo cambiamento. Luoghi che diverranno inospitali e non più in grado di sostenere una popolazione numerosa, si stima che entro la fine del secolo oltre il 30% della Terra sarà inospitale, oggi solo il 20%, ma attenzione quel 10% sono zone densamente popolate. Il risultato finale: scarsità di risorse naturali, poco da mangiare, carestia, migrazione. Quando accadrà? Sta già accadendo.

Mitigazione e adattamento. Parole che non influiscono solo sulla gestione delle sostanze climalteranti, ma che riguardano tutto. C’è bisogno di non bloccare la ricerca agroalimentare, sto pensando alla carne realizzata in laboratorio, la ricerca genetica o l’uso degli insetti, c’è bisogno di rendere tutto veramente più sostenibile, senza cadere nella trappola del greenwashing, c’è bisogno di avere una società meno polarizzata, che blocca il progresso intorno a scontri ideologici, e più concentrata sul raggiungimento di un obiettivo. Perché i nativi americani avevano capito come stavano le cose: non ereditiamo la Terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli. E stiamo lasciando un pessimo mondo.

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