Tredici cantine toscane portano la loro produzione nel cuore dell’Africa occidentale per incontrare un mercato emergente
Lagos, Nigeria. Non è esattamente la prima destinazione che viene in mente quando si parla di export di vino italiano. Eppure è proprio qui che il 27 gennaio arriverà una delegazione del Consorzio Vino Chianti, con tredici cantine e una trentina di etichette. L’occasione è il Top Italian Wines Roadshow organizzato dal Gambero Rosso al Civic Centre della metropoli africana.
Un mercato diverso da tutti gli altri
Quello nigeriano non è un mercato qualunque. Si parla di circa 10 milioni di potenziali consumatori, una nicchia ristretta ma con un potere d’acquisto sorprendente: tre volte superiore a quello della zona di Milano, secondo quanto riferisce Giovanni Busi, presidente del Consorzio.

Ma è il modo di consumare il vino a renderlo particolare. In Nigeria le bottiglie non si stappano a cena o per un aperitivo in terrazza. Il vino è protagonista di gala, cerimonie, eventi di rappresentanza. La temperatura di servizio? Non è un problema. La stagionalità? Irrilevante, anche per i rossi. Un approccio completamente diverso da quello europeo, che però potrebbe giocare a favore di denominazioni identitarie come il Chianti.
Non è il primo tentativo
Il Consorzio in realtà aveva già tastato il terreno nel 2024, con due masterclass esplorative a Lagos e a Luanda, in Angola. Ma senza portare le aziende. Questa volta il passo è più concreto: c’è una delegazione vera, con produttori pronti a incontrare importatori e operatori locali.
Durante l’evento è prevista anche una masterclass dedicata a stampa e addetti ai lavori, con sette Chianti Docg selezionati e raccontati da Marco Sabellico, curatore della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso. Il titolo scelto, “A contemporary journey through the great wine lands of Chianti”, punta a raccontare un territorio che sa essere al tempo stesso tradizionale e contemporaneo.
Chi sta comprando vino in Nigeria
I dati sulle importazioni parlano chiaro: il consumo di vino in Nigeria è in crescita, trainato soprattutto dalla fascia tra i 20 e i 40 anni, con reddito elevato e alta scolarizzazione. Un pubblico giovane, curioso, che sta scoprendo ora il prodotto. E che, secondo Sabellico, rappresenta un’opportunità concreta per il vino italiano.
L’Africa, del resto, resta un continente largamente inesplorato per il settore. “È un’area tutta da esplorare”, conferma Busi. E il Chianti vuole arrivare per primo, costruendo una presenza costante e puntando sulla formazione. Perché in mercati come questo, dove il vino non ha una tradizione radicata, è fondamentale spiegare, educare, costruire relazioni.
