Pacchetto Vino UE: cosa cambierebbe sugli scaffali

Bruxelles approva nuove regole per il settore: dall’etichettatura dei vini dealcolati al sostegno all’enoturismo

Mentre riempite il carrello al supermercato, avete mai notato la confusione sulle etichette dei vini senza alcol? Presto le cose potrebbero cambiare. Il 4 dicembre, Parlamento e Consiglio europeo hanno raggiunto un accordo sul cosiddetto “Pacchetto Vino”, un insieme di misure che promette di ridisegnare il settore vitivinicolo europeo. Ma cosa significa tutto questo per chi il vino lo compra e lo beve?

Etichette più chiare (finalmente)

La novità più immediata riguarda proprio le etichette. D’ora in poi, i vini con gradazione alcolica inferiore allo 0,5% si chiameranno “senza alcol”, mentre quelli sotto lo 0,05% potranno riportare la dicitura “0,0%”. Per i vini parzialmente dealcolati – quelli con almeno il 30% in meno di alcol rispetto allo standard – arriva la denominazione “a ridotto contenuto alcolico”.

«Le semplificazioni in materia di etichettatura di vini e vermut unite ad una maggiore continuità garantita ai programmi di promozione, rappresentano passi concreti verso un quadro normativo più moderno», ha commentato Gabriele Castelli, direttore di Federvini.

Non tutti però sono soddisfatti. Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini, ha espresso perplessità: «Per i parzialmente dealcolati, il termine ‘reduced-alcohol’ (invece di low-alcohol) potrebbe non cogliere le richieste dei consumatori».

Etichette più chiare
Etichette più chiare

Un settore in crisi cerca risposte

Dietro queste novità normative c’è una realtà meno rassicurante: il consumo di vino in Europa ha raggiunto il livello più basso degli ultimi tre decenni. Il settore, che nel 2023 rappresentava oltre il 60% della produzione globale, si trova ad affrontare cambiamenti demografici, nuove abitudini di consumo e sfide climatiche.

“Si tratta di un risultato atteso e importante che arriva dopo un lungo lavoro di confronto e ascolto”, ha dichiarato Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare. Ma ha anche lanciato un allarme: «Se venissero meno l’Ocm (Organizzazione comune di mercato) vino e un budget dedicato al settore, si rischierebbe di vanificare tutto il lavoro costruito in questi anni».

Sostenibilità: l’Europa guarda al futuro

Il cambiamento climatico è già una realtà per chi lavora in vigna: ondate di calore, gelate improvvise, nuove malattie. L’accordo risponde con misure concrete: gli Stati membri potranno aumentare il sostegno UE per gli investimenti legati al clima fino all’80% dei costi ammissibili. In pratica, se una cantina vuole installare pannelli solari, sistemi di irrigazione più efficienti o convertire i vigneti verso varietà più resistenti, l’Europa coprirà la maggior parte delle spese.

«Aumentano anche i fondi per la sostenibilità e sono previsti tassi di cofinanziamento più elevati per le misure di adattamento», ha sottolineato l’eurodeputata Cristina Guarda. Particolare attenzione alla lotta contro la flavescenza dorata, una malattia devastante per i vigneti, con fondi per monitoraggio, diagnostica e ricerca.

Meno burocrazia, più vino

Chi gestisce una cantina lo sa: oltre a fare vino, bisogna navigare in un mare di carte e pratiche burocratiche. Il nuovo pacchetto promette di alleggerire il carico. «È positivo l’impegno a semplificare le misure di accesso ai fondi UE», ha commentato Confagricoltura, sottolineando che «l’obiettivo prioritario è l’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse assegnate al settore, evitando il rischio di perderle a fine esercizio».

Tra le novità: autorizzazioni per i reimpianti con durata più lunga, meno sanzioni, procedure più snelle per attivare le misure di crisi. Per i vini destinati all’export, eliminato l’obbligo di elencare gli ingredienti per il mercato interno UE. Piccoli passi che, nelle intenzioni, dovrebbero permettere ai produttori di concentrarsi più sulla qualità del prodotto e meno sulla compilazione di moduli.

Enoturismo
Più fondi per l’enoturismo 

Più soldi per promozione ed enoturismo

Il pacchetto prevede anche maggiori fondi per promuovere i vini europei all’estero, con l’Unione Europea che coprirà fino al 60% dei costi delle campagne promozionali (prima era il 50%). I programmi potranno durare fino a nove anni, garantendo continuità alle aziende che vogliono consolidare la loro presenza sui mercati internazionali.

Buone notizie anche per chi ama visitare le cantine: l’enoturismo riceverà sostegni specifici. Un settore che quest’estate ha portato oltre otto milioni di italiani tra i vigneti, secondo i dati Coldiretti.

Le misure di crisi che dividono

Più controversa è la possibilità di utilizzare fondi europei per l’estirpazione dei vigneti in eccesso. Una misura pensata per riequilibrare domanda e offerta, ma che divide gli addetti ai lavori. «L’Unione vini resta convinta che l’estirpo, come misura finanziabile dai programmi nazionali, non sia la soluzione per affrontare i problemi del settore», ha sottolineato Castelletti.

Luca Rigotti, presidente del settore vitivinicolo di Confcooperative, pur apprezzando alcuni aspetti dell’accordo, ha espresso delusione: «È molto deludente che alcuni elementi chiave, che avrebbero potuto rendere il testo più solido e efficace, siano stati esclusi». In particolare lamenta la mancata possibilità per le cooperative di accedere alle aliquote di cofinanziamento più elevate riservate alle PMI.

Non è ancora finita: i prossimi passi

Attenzione: quello del 4 dicembre è un accordo provvisorio, tecnicamente chiamato “trilogo” (perché raggiungo tra Parlamento, Consiglio e Commissione). Prima di diventare legge, deve passare altri due step fondamentali, prima l’approvazione del Parlamento europeo, i deputati dovranno votare formalmente il testo; poi l’approvazione del Consiglio dell’UE per la quale serve il via libera dei governi nazionali.

Solo dopo questi passaggi il pacchetto sarà “formalmente adottato” ed entrerà in vigore, probabilmente nel 2026. E anche allora non sarà tutto automatico: gli Stati membri dovranno definire i dettagli applicativi, decidendo come implementare concretamente le misure sul loro territorio.

«Sarà fondamentale che, una volta pubblicato il nuovo Regolamento UE, si proceda rapidamente anche sulle decisioni demandate agli Stati membri», ha sottolineato Cristian Maretti di Legacoop, «perché solo tempi certi e applicazione tempestiva possono garantire l’effettiva efficacia degli interventi».

Per i consumatori, le novità più visibili riguarderanno le etichette e, potenzialmente, una maggiore disponibilità di vini a ridotto contenuto alcolico e dealcolati. Sul fronte dei prezzi, molto dipenderà da come le aziende gestiranno la transizione e da quanto i fondi europei riusciranno effettivamente a sostenere un settore che sta attraversando uno dei momenti più delicati della sua storia.

L’eurodeputata Cristina Guarda (Verdi-AVS) ha sottolineato un aspetto importante: «Abbiamo ottenuto che i programmi di promozione non siano più riservati ai grandi attori ma accessibili anche ai piccoli grazie a criteri specifici». Una buona notizia per la biodiversità del vino europeo e per chi cerca prodotti artigianali e territoriali.

Resta un punto fermo: l’Europa produce il 60% del vino mondiale e l’Italia, con i suoi 14,5 miliardi di euro di fatturato nel settore, rimane uno dei protagonisti. Le nuove regole cercano di adattare questo patrimonio a un mondo che cambia. Riusciranno a farlo senza snaturarlo? Lo scopriremo nei prossimi anni, un bicchiere alla volta.

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