Vino italiano: serve ridurre la produzione per salvare i prezzi

Il governo vara una campagna di comunicazione mentre Cotarella lancia l’allarme sui troppi litri prodotti rispetto alla domanda

Con la vendemmia 2025 già iniziata, il settore vitivinicolo italiano si trova ad affrontare una duplice sfida: da un lato la necessità di ridurre drasticamente la produzione per riequilibrare domanda e offerta, dall’altro la pressione del cosiddetto “neo-proibizionismo” europeo che mette sotto attacco il consumo di vino.

Il 4 agosto, in un incontro eccezionale a Palazzo Chigi, la premier Giorgia Meloni ha ricevuto i principali rappresentanti della filiera vitivinicola insieme ai ministri Francesco Lollobrigida (Agricoltura) e Adolfo Urso (Made in Italy). Sul tavolo, la definizione di una strategia di comunicazione istituzionale per valorizzare il vino italiano come patrimonio culturale ed economico.

Riccardo Cotarella presidente Assoenologi
Riccardo Cotarella presidente Assoenologi

L’allarme di Cotarella: “Il sistema rischia di crollare”

Ma è stato Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, a lanciare l’allarme più concreto: «Ogni territorio deve gestire la produzione di uve in base alla richiesta del mercato. L’offerta non può superare la domanda, altrimenti il sistema non regge».

Il richiamo dell’enologo più influente d’Italia non è casuale. Il settore sta vivendo una fase di sovrapproduzione cronica che sta deprimendo i prezzi, soprattutto per i vini di fascia media. La qualità, pur rimanendo fondamentale, non basta più se non è accompagnata da una corretta analisi di mercato.

Vendemmia 2025: quantità o sostenibilità?

Con la raccolta dell’uva già partita in diverse regioni, le cantine si trovano di fronte a un dilemma. Puntare sui volumi per ammortizzare i costi fissi o ridurre le rese per cercare di sostenere i prezzi? La scelta non è semplice, soprattutto per le aziende che hanno investito in nuovi impianti e tecnologie.

L’appello di Cotarella a una «riduzione selettiva» della produzione rappresenta un cambio di paradigma per un settore abituato a ragionare in termini di crescita quantitativa. Ora serve una strategia più raffinata, territorio per territorio, denominazione per denominazione.

Cantina con botti
Cantina con botti

La sfida del neo-proibizionismo

Parallelamente, il governo ha deciso di rispondere alle “tendenze allarmistiche e proibizioniste” che si stanno diffondendo in Europa. L’obiettivo è promuovere la cultura del bere responsabile, richiamando i valori della Dieta mediterranea e del legame tra vino e territorio.

Una battaglia non solo economica ma anche culturale, che diventa ancora più urgente in vista dell’aggiornamento della Dichiarazione ONU sulle malattie non trasmissibili previsto per settembre.

Verso un nuovo equilibrio

Il settore vitivinicolo italiano, che vale oltre 15 miliardi di euro di fatturato, si trova quindi a un bivio. Da un lato deve imparare a produrre meno ma meglio, dall’altro deve difendere il proprio ruolo culturale e sociale in un contesto internazionale sempre più ostile.

La vendemmia 2025 potrebbe essere il primo banco di prova di questa nuova filosofia. Resta da vedere se produttori e cooperative sapranno davvero mettere da parte la tentazione dei grandi volumi per abbracciare una strategia più sostenibile dal punto di vista economico.

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