Vino italiano, UIV propone stop di un anno ai nuovi vigneti

Crescita dei vigneti e calo della domanda globale: l’Italia punta a una riforma del settore per garantire sostenibilità e competitività

L’Unione Italiana Vini (UIV) ha approvato una proposta per bloccare per un anno le nuove autorizzazioni all’impianto di vigneti, con l’obiettivo di contenere l’espansione del vigneto italiano e riequilibrare un mercato in difficoltà. La decisione, presa durante il Consiglio nazionale tenutosi in Puglia, risponde a un contesto globale in cui la domanda di vino è in calo del 10% negli ultimi cinque anni, mentre l’Italia continua a registrare una crescita delle superfici vitate.

VIgneto con grappoli maturi

I numeri del problema

Secondo l’UIV, l’allargamento annuo del vigneto italiano è pari all’1%, corrispondente a circa 6.500 ettari. Parallelamente, le giacenze di vino e mosto raggiungeranno a fine luglio i 42-44 milioni di ettolitri, equivalenti a un’intera vendemmia. Un eccesso di produzione che rischia di deprimere ulteriormente i prezzi, già sotto pressione.

Le parole di Frescobaldi e Castelletti

Lamberto Frescobaldi, presidente dell’UIV, ha sottolineato la necessità di “politiche di revisione” per adattarsi al mercato: «L’Italia è l’unico grande Paese produttore al mondo con un vigneto in crescita nonostante il calo della domanda. Serve responsabilità e un intervento tempestivo». Paolo Castelletti, segretario generale, ha aggiunto che lo stop temporaneo permetterebbe di avviare un confronto su criteri prioritari, come la valorizzazione di aree collinari e montane, e di chiarire i dati reali sui reimpianti.

Alto Adige vigna nella Bassa Atesina
Alto Adige vigna nella Bassa Atesina

Una riforma dal basso

L’UIV invita i territori, le aziende e i Consorzi di tutela a farsi carico della riorganizzazione del settore, senza aspettare interventi dall’alto. Tra le priorità, una revisione delle rese dei disciplinari e una razionalizzazione delle denominazioni regionali.

Cosa succederà ora?

La proposta dovrà essere discussa con le istituzioni e gli attori del settore. Intanto, il messaggio è chiaro: per garantire il futuro del vino italiano, servono meno ettari e più qualità, con un’attenzione alla sostenibilità e alla competitività.

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