Dalla Valle Isarco alla Val d’Orcia, quattro territori per rallentare tra foliage, malghe e meleti e prepararsi all’inverno
Dalla Valle Isarco alla Val d’Orcia, passando per la Val Casies e la Val di Non, l’autunno 2026 ha un tema: il Silent Travel, cioè soggiorni di pochi giorni senza notifiche, tra boschi, meleti e colline, per ritrovare un ritmo lento prima dell’inverno. Ecco quattro destinazioni per farlo: tre in Trentino-Alto Adige e una in Toscana.
L’idea parte dalla stagione. In autunno la natura rallenta: le foglie cambiano colore e si tingono di rosso e giallo, è il momento della raccolta delle castagne e il paesaggio si prepara al freddo. Il viaggio silenzioso suggerisce di fare lo stesso, con sentieri poco affollati, giornate senza schermo e qualche ora in più da dedicare a camminare, mangiare bene e non fare niente.
Più che una vacanza da riempire di attività, è il momento di toglierne. Tra bagni di foresta, pause nei masi e nelle malghe, e sere in spa, il tempo libero diventa la voce principale del soggiorno. Vale per un fine settimana lungo come per una settimana intera.

Camminare, dai larici ai castagneti
Il calendario dei sentieri parte in quota. In Val Casies, tra Brunico e San Candido, l’autunno arriva per primo sui larici: la valle è fatta di boschi, masi e pascoli, non ha impianti di risalita ed è certificata Gstc (Global Sustainable Tourism Council), il marchio assegnato a chi soddisfa criteri ecologici, sociali ed economici. Quando i larici ingialliscono i sentieri si svuotano e restano i passi, il vento e il suono lontano dei campanacci delle mucche che scendono a valle con la transumanza.
Gli itinerari sono diversi. L’Almweg 2000 sale tra le malghe, l’anello dei masi prevede soste golose negli indirizzi storici della valle, il Sentiero delle Usanze porta verso i rifugi più belli, mentre alle Piramidi Rudlbach si pratica il rituale Kneipp a piedi nudi.
Si scende poi in Val di Non, dove il foliage ha tre punti di osservazione. Il Lago di Tovel, con le acque cristalline tra faggete e conifere; il Lago di Tret, più raccolto, dove i larici si colorano d’oro; le Plaze di Santa Giustina, dove boschi, vigneti e meleti si specchiano nell’acqua.
Più in basso ancora, tra Chiusa, Barbiano, Velturno e Villandro, in Valle Isarco l’autunno arriva piano: i castagneti diventano dorati, i vigneti rossi e i sentieri collegano piccoli borghi con le Dolomiti sullo sfondo. Chiusa ha un centro storico medievale dominato dal Monastero di Sabiona; a Barbiano ci sono la torre pendente e le cascate del Rio Ganda; Velturno custodisce uno dei più estesi patrimoni di castagneti dell’Alto Adige, con il Sentiero del Castagno; da Villandro si sale all’alpe omonima.
L’ultima tappa è la Val d’Orcia, dove colline ondulate, filari di cipressi, strade bianche e casali in pietra compongono un paesaggio riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio mondiale. La luce si fa più morbida e i vigneti virano al dorato. Da Pienza, la «città ideale» del Rinascimento, si passa a San Quirico d’Orcia, a Radicofani e ad Abbadia San Salvatore; le acque termali di Bagno Vignoni, Bagni San Filippo e San Casciano dei Bagni offrono pause calde, mentre sul Monte Amiata i boschi secolari aprono sentieri più freschi. La Cappella della Madonna di Vitaleta, tra i cipressi, è uno dei punti più fotografati della valle.
A tavola, tra mele, castagne e vino nuovo
In Val di Non la tavola segue il raccolto, che va da settembre a novembre e coinvolge ancora famiglie e produttori. Al Mondo Melinda si scopre il lavoro delle oltre quattromila famiglie di produttori e si visitano le Celle ipogee, scavate nella montagna fino a 300 metri di profondità, dove le mele si conservano sfruttando la sola temperatura naturale della roccia.
Più in alto, le malghe delle Maddalene ancora aperte, come Malga di Romeno e Malga Rodeza, servono piatti della tradizione e formaggi d’alpeggio con il profumo di legna dei camini. In Val Casies l’autunno porta le feste dedicate ai prodotti locali e le soste nei masi storici lungo l’anello.
In Valle Isarco è il periodo del Törggelen, la tradizione altoatesina che celebra il vino nuovo e il raccolto. Nelle Stube dei masi si portano in tavola castagne arrostite, canederli, mele appena raccolte e i vini della valle, patria di bianchi come il Sylvaner. A Chiusa il rito si sposta anche nelle piazze del centro storico, trasformate in un’osteria diffusa all’aperto.
A Velturno l’arrivo della stagione si riconosce da un piatto: i «Krapfen verdi» (Grüne Krapfen), frittelle allungate della cucina contadina locale, con sfoglia sottile e croccante e un ripieno di ricotta e spinaci.
Il calendario si chiude in Val d’Orcia, dove il gusto passa dalle cantine di Montalcino e dai caseifici del Pecorino di Pienza, oltre che dalle aziende agricole sparse tra le colline.

Dove fermarsi
Le quattro strutture seguono lo stesso itinerario, dalle Alpi alla Toscana.
In Val Casies c’è l’Alpine Nature Hotel Stoll, quattro stelle superior, a Puregg, gestito dalla famiglia Stoll. Ha Wellness Suite e Alpine Nature Lodge, 1.200 metri quadrati di area wellness con piscina panoramica, vasca salina riscaldata all’aperto e saune. In tavola arrivano ingredienti dei masi della zona e il Guest Pass include la mobilità sostenibile per trekking, uscite in bicicletta e passeggiate.
In Val di Non il Pineta Nature Resort, a Tavon, nel comune di Predaia, sorge ai piedi del Parco naturale Adamello Brenta. È un borgo diffuso di chalet e baite in bioarchitettura, con una spa di 1.200 metri quadrati e una Infinity Pool sulle Dolomiti di Brenta, premiata con il BIG SEE Architecture Award 2026.
Il programma Pineta Nature Therapy unisce forest bathing, yoga tra gli alberi, massaggi nel bosco e i «7.000 passi» all’alba. L’osteria Alla Pineta ha un riconoscimento di Slow Food; la struttura è certificata Ecolabel, aderisce all’Economia del Bene Comune e usa solo energia rinnovabile.
In Valle Isarco c’è il Gnollhof – Mystic Place Dolomites, a Gudon, nel comune di Chiusa. Gestito dalla famiglia Verginer dal 1888 e certificato Gstc per la sostenibilità, ha 54 camere e suite affacciate sulle Dolomiti. La spa ha una piscina a sfioro, un idromassaggio all’aperto e il Rituale del Sonno; in cucina la tradizione altoatesina si accompagna ai vini della tenuta di famiglia, Taschlerhof.
Il programma prevede sessioni di forest bathing creativo tra gli abeti rossi guidate dalla wellness trainer Michaela, passeggiate con pilates e pause di contemplazione.
In Val d’Orcia, a Castiglione d’Orcia, tra Pienza e Bagno Vignoni, la Locanda in Tuscany ha trasformato un casolare rurale in un resort country di nove camere e suite, con pavimenti in cotto originali, vasche in ghisa pied-dans-l’eau e una piscina panoramica. La Taverna di Mozart, nell’antica stalla del podere, propone pici tirati a mano con farine locali, carni biologiche a chilometro zero e olio extravergine di produzione propria; si tengono anche corsi di cucina e degustazioni guidate di olio e vini del territorio.
Per maggiori informazioni sulle strutture:
- Gnollhof – Mystic Place Dolomites: www.gnollhof.it
- Alpine Nature Hotel Stoll: www.hotelstoll.com
- Pineta Nature Resort: www.pinetanatureresort.it
- Locanda in Tuscany: www.locandaintuscany.it
