Settesoli, prima licenza siciliana per il vino dealcolato

La cooperativa di Menfi ha ottenuto dall’Agenzia delle Dogane di Porto Empedocle il via libera alla dealcolizzazione dei vini

Cantine Settesoli, cooperativa vitivinicola con sede a Menfi, in provincia di Agrigento, è la prima realtà siciliana ad aver ottenuto la licenza fiscale per produrre bevande dealcolate. Il via libera arriva dall’Agenzia delle Dogane di Porto Empedocle e riguarda sia i vini a zero alcol sia quelli a bassa gradazione, i cosiddetti low alcohol.

La cooperativa dispone già dell’impianto necessario alla lavorazione, basato sull’evaporazione sottovuoto. La tecnica sfrutta la pressione ridotta all’interno dell’impianto, che abbassa il punto di ebollizione dell’alcol: il vino può così essere scaldato a temperature molto più contenute rispetto alla distillazione tradizionale, limitando la perdita e l’alterazione dei composti aromatici più sensibili al calore.

L’alcol separato viene raccolto ed estratto dal circuito, mentre il vino a gradazione ridotta mantiene inalterati colore e gran parte del profilo olfattivo originario. Secondo quanto riferito dall’azienda, i primi ordini per i mercati esteri sono già stati raccolti.

La dichiarazione del presidente

Per il presidente Giuseppe Bursi, essere stati i primi in Sicilia a ottenere la licenza conferma la capacità dell’azienda di programmare per tempo le mosse future. «In una congiuntura economica sfavorevole per il mondo del vino, e con il cambiamento climatico che incombe — ha dichiarato Bursi — aprire nuove strade e nuovi mercati significa dare al settore nuovo respiro».

Sede Cantine Settesoli
Sede Cantine Settesoli

Cantine Settesoli

Cantine Settesoli riunisce 2.000 soci e coltiva 35 varietà di uva su 6.000 ettari di vigneto, pari al 7% dell’intera superficie vitata della Sicilia; oltre 1.000 ettari sono condotti in regime biologico. La produzione annua è di 20 milioni di bottiglie, con l’export che pesa per il 55% del fatturato del vino imbottigliato e raggiunge più di 44 Paesi.

Il 70% delle 5.000 famiglie del Distretto delle Terre Sicane, in provincia di Agrigento, è coinvolto a vario titolo nell’attività della cooperativa. Tra i vitigni coltivati figurano Grecanico, Grillo e Nero d’Avola accanto a varietà internazionali come Merlot, Syrah e Chardonnay.

La dealcolizzazione in Italia: numeri di un settore appena nato

In Italia la possibilità di dealcolizzare il vino esiste da poco più di un anno. Il decreto firmato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha fissato le soglie della categoria: sotto lo 0,5% di grado alcolico il prodotto va etichettato come dealcolizzato, fino a un massimo di otto gradi come parzialmente dealcolato. Restano esclusi dalla pratica i vini Docg, Doc e Igp, e ogni intervento deve avvenire sotto la responsabilità di un enologo.

Secondo l’Osservatorio dealcolati di Uiv-Vinitaly, la produzione italiana di vini dealcolati è cresciuta di circa il 60% nel 2025 rispetto al 2024, con una netta prevalenza degli zero alcol (83%) sui low alcohol (17%) e degli spumanti come tipologia più diffusa. Per il 2026 lo stesso Osservatorio stima un’ulteriore crescita del 90%, con una quota export al 91% e le vendite concentrate soprattutto nella grande distribuzione, che assorbe il 77% del venduto. Circa la metà delle aziende interpellate ha dichiarato l’intenzione di trasferire la produzione in Italia, mentre tra le tipologie in listino guadagna terreno la categoria delle bevande a base di vino, passata dal 3 al 27% in un anno.

A livello internazionale il mercato resta trainato da Germania, Regno Unito e Stati Uniti, dove nel 2025 i vini no e low alcohol hanno generato, nella sola grande distribuzione, vendite per oltre 1,2 miliardi di euro, equivalenti a circa 160 milioni di bottiglie. In quei mercati la quota italiana si ferma ancora intorno al 2,5%, scontando l’avvio tardivo della produzione nazionale rispetto a Paesi come la Francia.

Il quadro siciliano

Con la licenza ottenuta a Porto Empedocle, Cantine Settesoli entra in un mercato ancora piccolo, che l’Osservatorio Uiv-Vinitaly prevede in crescita del 90% nel 2026, con Nord America ed Europa germanofona tra le destinazioni più cercate dai produttori italiani. Per la cooperativa di Menfi i primi ordini dall’estero sono arrivati prima ancora che la licenza fosse formalizzata.

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