Montepulciano, i fossili del mare pliocenico in cantina

Nella Cantina Storica di Talosa un banco fossilifero del Pliocene racconta l’origine marina dei suoli del Cru Pietrose, oggi vigna

Nel sottosuolo della Cantina Storica di Talosa, ricavata nei palazzi cinquecenteschi Tarugi e Sinatti nel cuore di Montepulciano, un tratto di roccia conserva ancora i segni di un mare scomparso. Lungo le gallerie che portano alla sala degustazione affiorano conchiglie fossili, resti di bivalvi e tracce di organismi marini, incastonati in un banco risalente al Pliocene. La cantina è aperta al pubblico dal 2010 e il percorso di visita attraversa ambienti scavati nel colle su cui sorge la città, quasi cento chilometri a nord del tratto di costa toscana più vicino.

Quando il Mediterraneo si prosciugò e poi tornò

Tutto comincia alla fine del Miocene, circa 5,5-6 milioni di anni fa, con la crisi di salinità messiniana: il Mediterraneo si prosciuga quasi per intero e il livello del mare scende di oltre mille metri. Fiumi e torrenti scavano in profondità i rilievi appena emersi, come ricostruisce lo studio sulla geologia della Val di Chiana pubblicato dall’associazione di studi territoriali Arbit.

Poi, all’inizio del Pliocene, tra 5,3 e 4,5 milioni di anni fa, l’acqua torna a salire in fretta. In Toscana la linea di costa arretra di parecchi chilometri rispetto a oggi e l’arcipelago conta più isole e atolli di quello attuale, come riportato da diverse ricostruzioni paleogeografiche regionali. Il golfo che ne risulta si spinge nelle valli interne, fino a lambire le aree dove oggi sorgono Siena, Chiusi e Pienza.

Talosa - Fossili nella Cantina Storica
Talosa – Fossili nella cantina storica

La città costruita sulle sabbie gialle

A Montepulciano quella fase geologica non è un ricordo da museo. Il nucleo storico della città, a circa 600 metri sul livello del mare, poggia su un banco di sabbie plioceniche cementate: lo indica la relazione geologica allegata al piano strutturale del Comune. Sono le stesse «sabbie gialle» che il geologo Giovanni Capellini descriveva già nell’Ottocento come diffuse tra Chiusi, Montepulciano e Siena, fondo di un antico bacino esteso fino al territorio romano.

Tra queste sabbie e il substrato roccioso più antico corre la faglia della Valdichiana, attiva tra il Pliocene inferiore e quello medio. Una sua diramazione, la faglia di Sant’Albino, è riconoscibile ancora oggi per le emissioni di anidride carbonica e acido solfidrico che risalgono in superficie in quel punto.

Le formazioni fossilifere intorno a Pietrose

Tra Chianciano Terme e Montepulciano gli studi geologici comunali censiscono diverse unità di origine marina: le Argille di Lucciola Bella, ricche di molluschi, e le Sabbie e sabbie argillose di Palazzo Bandino, che restituiscono pettinidi e ostreidi. Sono formazioni del Pliocene inferiore, coerenti per età e origine con quanto affiora nelle gallerie di Talosa.

In questo stesso contesto si trovano i 33 ettari di vigneto Talosa in località Pietrose, tra 330 e 400 metri di altitudine, con esposizione sud-ovest. Nei terreni coltivati a Sangiovese i ritrovamenti di fossili marini sono frequenti: la matrice sabbioso-argillosa di origine pliocenica non si ferma alle gallerie sotterranee, ma prosegue nei suoli dei vigneti in superficie.

Talosa - Vigneti
Talosa – Vigneti

Dai sedimenti al bicchiere

Sono suoli di fertilità media. Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano li associa a vini di buona struttura, con acidità sostenuta e note che richiamano l’amarena e la viola, un profilo che riconosce come tratto distintivo della denominazione. «Il territorio di Montepulciano porta ancora oggi i segni del mare che lo ha formato: lo osserviamo scavando in cantina e lo ritroviamo nella composizione dei nostri terreni», racconta Edoardo Mottini Jacorossi, amministratore delegato di Talosa, di proprietà della famiglia Jacorossi dal 1972.

L’etichetta che lega più da vicino vigna e sottosuolo è Filai Lunghi, Vino Nobile di Montepulciano Docg nato nel 2007 da tre vigneti a prevalenza sabbiosa. Nelle annate più recenti, secondo l’azienda, il vino sviluppa nel finale una progressione sapida e iodata, che Talosa attribuisce alla componente sabbiosa di origine marina dei terreni di Pietrose.

Il Pliocene si colloca tra 5,3 e 2,6 milioni di anni fa. Nella Cantina Storica di Talosa quell’arco di tempo si ripercorre a piedi, tra le stesse gallerie in mattoni oggi occupate dalle botti di rovere per l’affinamento, visitabili su prenotazione.

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