Conti degli Azzoni: tradizione e sostenibilità

La storica cantina marchigiana punta sul futuro con biologico, innovazione e progetti a lungo termine dall’Oltrepò alla Sardegna

C’era un momento, durante la vendemmia 2021, in cui l’acqua scorreva sugli acini appena raccolti. Non era pioggia: era il nuovo impianto di lavaggio delle uve, una tecnologia che pochi in Italia avevano adottato. Mentre il grappolo galleggiava delicatamente, la famiglia degli Azzoni osservava. Stavano scommettendo, ancora una volta, su qualcosa che avrebbe dato risultati dopo anni.

È questa la filosofia dei fratelli Aldobrando, Filippo e Valperto degli Azzoni, che conducono l’azienda di famiglia a Montefano, nelle colline maceratesi: pensare al domani, anche quando significa aspettare.

Sette secoli di radici

La loro storia inizia nel XIV secolo, quando i casati che daranno vita a Conti degli Azzoni mettono radici tra Toscana, Veneto e Marche. Oggi l’azienda si estende su 850 ettari, di cui 118 di vigneti e 615 di seminativi. I numeri raccontano una realtà importante, ma è la gestione quotidiana a fare la differenza.

Da sinistra Valperto, Filippo, Aldobrando degli Azzoni
Da sinistra Valperto, Filippo, Aldobrando degli Azzoni

Il 53% dei vigneti è già biologico, con una conversione progressiva che coinvolge sia le vigne storiche come Margherita e Beldiletto, sia parte dei seminativi. La scelta non è solo certificativa: significa lavorare con il sovescio su tutti i vigneti, utilizzare compost derivato da vinacce e rifiuti organici, installare arnie tra i filari.

Biodiversità come indicatore

Dal 2014 l’azienda aderisce al protocollo Biopass®, che monitora la biodiversità del suolo in cicli quinquennali. Non è retorica: i dati confermano che i vigneti con i punteggi più alti di qualità biologica sono gli stessi che producono i vini migliori. Il collegamento tra salute del terreno e qualità del prodotto è concreto.

Le api che volano tra i filari non sono un dettaglio scenografico. Gestite da apicoltori locali, contribuiscono all’impollinazione naturale e riducono le infezioni fungine raccogliendo gli zuccheri dagli acini danneggiati.

Il lavaggio delle uve: primo nelle Marche

Nel 2021 Conti degli Azzoni è diventata la prima cantina marchigiana, e la terza in Italia, a installare un impianto per il lavaggio delle uve. Il processo elimina polveri, insetti e residui dai grappoli prima della pigiatura, migliorando la qualità del mosto. L’acqua utilizzata viene poi recuperata per irrigazione e pulizia delle cantine.

La sperimentazione è partita dalla Ribona, uno dei vitigni autoctoni di punta. I risultati hanno convinto l’azienda a proseguire.

Sistema lavaggio uve
Sistema lavaggio uve

I vini: dalla Ribona al Passatempo

Il 58% dei vigneti marchigiani è coltivato con varietà autoctone: Montepulciano, Sangiovese, Ribona (localmente chiamata Maceratino) e Grechetto. Il resto si divide tra vitigni nazionali e internazionali come Merlot, Cabernet Sauvignon e Chardonnay.

Helvia è la Ribona in purezza, vinificata in acciaio per preservare la freschezza. Un vino che all’assaggio non delude. Piacevole beva, un vino che fa emergere la voglia di mare per il suo ottimo equilibrio tra acidità e mineralità e freschezza. Perfetto in abbinamento con piatti di pesce poco elaborati, così da far esaltare la materia prima.

Carrodoro è il Grechetto biologico, affinato in parte in legno. San Donato è il Rosso Piceno da Montepulciano e Sangiovese. Quest’ultimo è un interessante vino rosso, realizzato seguendo uno stile giovane, capace di esaltare la freschezza di queste uve, dimostrando che si può fare un rosso con struttura e corpo, senza penalizzare la bevibilità. Un vino che bevuto in compagnia e con i giusti abbinamenti, porta a finire la bottiglia senza difficoltà.

Quello che racconta meglio la filosofia aziendale è Passatempo, un Montepulciano in purezza da un’unica vigna impiantata nel 1968 sul Monte Carnevale. Dal 2017 viene vinificato con lieviti indigeni e macerazione di tre mesi, contro i dieci giorni delle annate precedenti. La produzione è limitata a circa 400 bottiglie per vendemmia, con affinamento in barrique e almeno due anni in bottiglia prima del rilascio. Un vino per chi sa aspettare.

Il gruppo: da Asolo all’Oltrepò

Conti degli Azzoni è parte del gruppo Degli Azzoni Wines, che comprende cinque realtà: Conti Riccati in Veneto per Prosecco e Asolo Superiore, Conte Aldobrando in Toscana, LeVide in Trentino per i Trento Doc da Chardonnay, e Almuniosa in Sardegna.

Il progetto di espansione più recente guarda all’Oltrepò Pavese. L’azienda sta sperimentando la spumantizzazione in collaborazione con la Cantina Sociale di Torrevilla, testando il territorio prima di investimenti più strutturati. È l’approccio tipico della famiglia: prima capire, poi decidere.

Dalle altre cantine del gruppo escono vini realizzati con la stessa filosofia di base: esaltare il territorio rispettandolo. Per esempio Cime di Altilia, lo spumante 100% Chardonnay Pas Dosè Millesimato, riposa almeno 36 mesi sui lieviti. All’assaggio gratifica il palato: freschezza, acidità, note di pane. Si dimostra un vino equilibrato, capace di aprire un pasto, ma anche di essere consumato durante un aperitivo.

Interessante anche il Simitria, un Vermentino di Gallura DOCG Classico, che porta con sé i profumi della Sardegna, dal floreale al minerale, per accompagnare piatti di pesce.

Conti degli Azzoni - bottaia
Conti degli Azzoni – bottaia

Sostenibilità misurata

Dal 2018 Conti degli Azzoni pubblica un Bilancio di Sostenibilità, documento volontario che rendiconta emissioni, consumi, gestione del personale e progetti ambientali. Nel 2023 l’impronta carbonica aziendale è stata di 1.820 tonnellate di CO2 equivalenti, in parte compensate dai suoli coltivati.

L’azienda ha sostituito progressivamente l’illuminazione con LED, installato contatori sui pozzi per monitorare i consumi idrici, acquistato trattori 4.0 con guida satellitare per ridurre i passaggi sui terreni. L’impianto fotovoltaico attuale copre il 2% del fabbisogno elettrico, con progetti di ampliamento nei prossimi anni.

Il 97% dei dipendenti è marchigiano, residente entro 30 km dall’azienda. La scelta dei fornitori privilegia il territorio: dal vetro riciclato al 75% per le bottiglie ai tappi in sughero da produttori certificati per l’assorbimento di CO2.

Il bosco che verrà

Tra i progetti a lungo termine c’è la gestione di un bosco sostenibile, destinato a dare risultati tra decenni. È forse l’esempio più chiaro della visione aziendale: investire in qualcosa che i fratelli degli Azzoni probabilmente non vedranno completato, ma che pensano vada fatto.

«L’obiettivo non è essere l’azienda migliore al mondo», dice Valperto, «ma quella che cerca di essere la migliore per il mondo».

Suona come uno slogan, ma quando vedi i numeri del bilancio di sostenibilità, le arnie tra i filari e l’impianto di lavaggio delle uve in funzione, capisci che non lo è.

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