Fagiolo di Sarconi Igp, trent’anni e Consorzio in arrivo

A Sarconi la 45ª edizione della sagra celebra trent’anni di Igp: in arrivo il Consorzio di tutela riconosciuto dal Masaf

Nei giorni scorsi, a Sarconi, in provincia di Potenza, Si è svolta la 45ª edizione della Sagra del Fagiolo di Sarconi Igp, la manifestazione che ogni anno mette insieme agricoltura, produzioni locali, cultura rurale, artigianato e ristorazione attorno al legume della Val d’Agri. L’evento è stato aperto dall’assessore alle Politiche agricole, alimentari e forestali della Regione Basilicata, Carmine Cicala. L’edizione 2026 coincide con i trent’anni dal riconoscimento europeo dell’Indicazione geografica protetta, ottenuto nel 1996.

Un legume di 15 ecotipi locali

La zona di produzione del Fagiolo di Sarconi Igp comprende undici comuni della Val d’Agri: oltre a Sarconi, anche Grumento Nova, Marsico Nuovo, Marsico Vetere, Moliterno, Montemurro, Paterno, San Martino d’Agri, Spinoso, Tramutola e Viggiano, secondo i dati dell’Alsia, l’agenzia regionale per lo sviluppo agricolo. La denominazione è riservata a 15 ecotipi locali riconducibili alle varietà Cannellino e Borlotto, coltivati sopra i 600 metri di altitudine e raccolti sempre a mano, sia per gli ecotipi rampicanti sia per quelli nani.

Il disciplinare di produzione lega le caratteristiche del legume, dalla polpa tenera alla rapidità di cottura, al clima, ai terreni privi di calcare e alle acque sorgive della Val d’Agri, oltre che ai metodi di coltivazione tradizionali, che escludono diserbanti e pesticidi. Il fagiolo era già la coltura principale dell’economia agricola di Sarconi prima del riconoscimento Igp.

Fagiolo tabacchino di Sarconi - foto - Wikipedia di Generale Lee, Opera propria, CC BY-SA 4.0
Fagiolo tabacchino di Sarconi – foto – Wikipedia di Generale Lee, Opera propria, CC BY-SA 4.0

Verso il Consorzio di tutela

Nei mesi scorsi l’Alsia, l’Agenzia lucana di sviluppo e innovazione in agricoltura, ha lavorato a fianco del Consorzio del Fagiolo di Sarconi Igp per accompagnarne il percorso verso il riconoscimento ministeriale. Nei prossimi giorni è atteso il via libera del Masaf, il ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, che assegnerebbe al Consorzio lo status di Consorzio di tutela.

Per Cicala il passaggio è decisivo: un’associazione di produttori e un Consorzio riconosciuto dal Masaf non hanno lo stesso peso. Cambiano l’autorevolezza dell’interlocutore, gli strumenti a disposizione e la capacità di rappresentare l’intera denominazione. Una volta ottenuto il riconoscimento, il Consorzio potrà proporre l’aggiornamento del disciplinare di produzione, richiesta avanzata più volte dai produttori.

Una filiera più organizzata

L’obiettivo indicato dall’assessorato è costruire una rete permanente tra produttori, trasformatori, ristoratori, istituzioni e mondo della ricerca, con il Consorzio come interlocutore centrale. Gli strumenti del Csr Basilicata 2023-2027, tra regimi di qualità, cooperazione e promozione delle produzioni certificate, vengono indicati come leva a sostegno di questo lavoro.

Cicala ha collegato il tema anche al contrasto allo spopolamento delle aree interne, indicando nel rafforzamento della filiera una prospettiva concreta di lavoro soprattutto per i giovani della Val d’Agri.

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