Vini dealcolati: l’Italia entra nel mercato NoLo

A Vinitaly 2026 debutta la NoLo Experience: 25 aziende su un mercato italiano da 3,3 milioni, atteso a 15 milioni in quattro anni

Alla 58esima edizione di Vinitaly, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile, il segmento dei vini senza o a basso contenuto alcolico ottiene per la prima volta uno spazio espositivo autonomo. Si chiama Vinitaly-NoLo Experience ed è ospitata al secondo piano del Palaexpo: 25 aziende aderenti al progetto sviluppato da Veronafiere con Unione Italiana Vini (Uiv). La novità coincide con il decreto interministeriale firmato a dicembre 2025 dai ministeri dell’Economia e dell’Agricoltura, che ha aperto la produzione nazionale di vini dealcolati e parzialmente dealcolati — consentendo alle imprese italiane di operare senza più dover delocalizzare il processo all’estero, come avveniva fino a ieri.

Un mercato piccolo ma in corsa

Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, in Italia il comparto NoLo vale oggi 3,3 milioni di euro. La cifra è modesta, ma le proiezioni indicano un possibile salto a 15 milioni entro quattro anni. Sul piano globale il quadro è più maturo: il mercato dei prodotti No-Low Alcohol è stimato a 2,4 miliardi di dollari, con stime che lo portano a 3,3 miliardi entro il 2028. L’Iwsr parla di una crescita del 37% tra il 2020 e il 2027 nei dieci principali mercati mondiali. I dati retail dei primi nove mesi del 2025 sono eloquenti: +46% in Germania, +20% nel Regno Unito, +18% negli Stati Uniti per i vini a zero gradi, su elaborazioni Uiv-NielsenIQ.

Nonostante il limite normativo che fino a dicembre scorso obbligava i produttori italiani a dealcolare altrove, i vini italiani nel segmento tenevano bene: +10% in valore nel Regno Unito, +24% negli Stati Uniti. Con il decreto, quella costrizione è venuta meno.

Vini dealcolati
Vini dealcolati

Cosa si trova alla NoLo Experience

Nell’area espositiva operano 13 aziende con stand individuali — tra cui Zonin, Valdo Spumanti, Pizzolato, Hofstätter, Mionetto e Mack & Schühle Italia — e un'”Enoteca cocktail bar” con 28 etichette di 12 cantine, proposte in purezza o in chiave mixology. Il format si completa con masterclass, convegni e focus di mercato. Il 14 aprile, in Sala Mascagni, un convegno analizzerà consumi e prospettive del segmento con dati dell’Osservatorio Uiv; il 15 aprile il confronto si sposta su qualità e posizionamento dei vini NoLo nella ristorazione.

La questione tecnica pesa. Come spiega Albano Vason di VasonGroup, dopo la rimozione dell’alcol occorre riequilibrare struttura e percezione gustativa, oltre a garantire la stabilità del prodotto. Le tecnologie disponibili — distillazione sottovuoto, osmosi inversa, spinning cone column — preservano le caratteristiche sensoriali del vino, ma richiedono investimenti che stanno spingendo verso impianti centralizzati condivisi, accessibili anche alle aziende medie.

Ferrari resta fuori, Tassoni ci entra

Non tutte le cantine si sono avvicinate al segmento allo stesso modo. Il Gruppo Lunelli ha scelto di tenere Ferrari Trento fuori dal mercato dei dealcolati: secondo Matteo Lunelli, amministratore delegato del gruppo, non esiste oggi una tecnologia capace di produrre un vino analcolico all’altezza del marchio trentino. Il gruppo lavora comunque il segmento attraverso Tassoni, il marchio di soft drink con sede a Salò, che ha già presentato il Botanico (versione analcolica del Gin Superfine Tassoni).

Chi compra i vini NoLo

Il profilo del consumatore NoLo è più definito di quanto si pensi. Wine Intelligence indica che il 40% degli acquirenti è Millennial o Gen Z; l’Iwsr segnala che il 65% di chi sceglie bevande a zero o basso alcol lo fa per ridurre i consumi in modo deliberato. Secondo Circana, il 43% dei consumatori europei è oggi un “bevitore ibrido”: alterna bevande alcoliche e non alcoliche in base al contesto. In Italia, Nomisma Wine Monitor stima che il 15% dei consumatori abbia già provato almeno una volta vini a bassa gradazione o analcolici, con la domanda più concentrata in Lombardia ed Emilia-Romagna.

Il decreto di dicembre ha anche definito le categorie di prodotto: vini dealcolati con contenuto alcolico inferiore a 0,5% vol., parzialmente dealcolati tra 0,5% e 8,5% vol. Restano esclusi dalla dealcolazione i vini Igt, Doc e Docg — un limite che il settore spera di vedere superato. Per gli operatori, il regime autorizzativo distingue tra due categorie — Eid e Did — in base ai volumi prodotti.

Sono passati due anni da quando il segmento NoLo si affacciava a Vinitaly tra le polemiche. Oggi ha un piano intero del Palaexpo, 25 aziende, un calendario fitto e un decreto alle spalle. Il mercato italiano è ancora piccolo; quel che è cambiato è che i produttori possono finalmente giocare la partita in casa.

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