Tre incontri nel cuore delle Langhe per scoprire come nasce il grande vino, dal tartufo alle tecniche di cantina
C’è un momento dell’anno in cui i produttori delle Langhe si fermano, aprono le porte delle loro cantine e si siedono a confrontarsi. Non è marketing, non è una fiera. È un rituale che si ripete da quattro anni e che ha un nome semplice: Dialoghi tra Vignaioli. Tra gennaio e marzo 2026, la Strada del Barolo organizza tre appuntamenti che permetteranno a chi fa vino ogni giorno di condividere esperienze, dubbi e scoperte. E per chi ama il vino, è un’occasione rara per capire cosa succede davvero dietro le etichette che stappiamo.
Il tartufo come indicatore di territorio
Il primo appuntamento è fissato per il 21 gennaio al Mudet, il Museo del Tartufo di Alba. Perché iniziare parlando di tartufi quando il tema è il vino? La risposta è nel suolo. Isabella Gianicolo, responsabile scientifico del Centro Nazionale Studi Tartufo, guiderà un’analisi sensoriale del Tuber Magnatum Pico, mentre Antonio Degiacomi ed Edmondo Bonelli spiegheranno il legame tra boschi, biodiversità e vigneti. Il tartufo bianco non è solo un ingrediente prezioso: è un termometro della salute del territorio. Dove cresce il tartufo, l’ecosistema funziona. E dove l’ecosistema funziona, anche il vino ne beneficia.

Assaggiare il futuro
Il 20 febbraio l’appuntamento si sposta in cantina, da Podere Ruggeri Corsini a Monforte d’Alba. Qui succede qualcosa di particolare: si assaggiano i Nebbioli della vendemmia 2025 ancora in vasca, cioè prima che diventino Barolo. Il professor Vincenzo Gerbi dell’Università di Torino raccoglie i campioni dei produttori e li analizza insieme a loro. Non è una competizione, ma un modo per capire come sta evolvendo il vino, cosa ha lasciato in eredità l’annata, quali sono le sfide da affrontare. È un po’ come sbirciare il futuro prima che arrivi in bottiglia.
La scelta che cambia tutto
L’ultimo incontro, il 5 marzo, affronta un tema apparentemente tecnico ma in realtà cruciale: le chiusure. Sughero naturale, DIAM, Nomacork, tappo a vite. Ogni scelta ha conseguenze sulla conservazione del vino, sulla sua capacità di invecchiare, sulla sostenibilità. Gianfranco Cordero e ancora il professor Gerbi metteranno sul tavolo vantaggi e svantaggi di ogni soluzione, senza pregiudizi. Perché alla fine, ciò che conta è che il vino arrivi integro al consumatore, anche dopo anni di cantina.
Manifestazione che funziona
Dal 2022, quando è nato, questo ciclo di incontri ha portato nelle Langhe nomi importanti: Carlin Petrini, Alessandro Masnaghetti, Donatella Cinelli Colombini. Non per conferenze di circostanza, ma per confronti concreti su suolo, clima, comunicazione, salute. I produttori partecipano, discutono, si mettono in gioco. E questo dice molto sulla voglia di migliorare che anima chi produce Barolo.
Gli incontri sono aperti anche ai non associati alla Strada del Barolo, ma i posti sono limitati. Per chi vuole capire davvero come nasce un grande vino, senza filtri promozionali, è un’opportunità rara. Le Langhe in inverno hanno un fascino particolare, e questi dialoghi ne sono la colonna sonora perfetta.
Info: Per partecipare è necessario registrarsi sul sito della Strada del Barolo. Costi: 90 euro + IVA a incontro per i soci (180 euro per i tre appuntamenti), 120 euro + IVA per i non soci (240 euro per il pacchetto completo).
