La 15esima edizione della kermesse enogastronomica si svolgerà dal 19 al 22 settembre. Al centro del confronto le nuove linee guida del ministero della Salute sui formaggi a latte crudo e il rischio chiusura per piccoli produttori
Bra (Cuneo) torna ad essere il cuore del mondo caseario dal 19 al 22 settembre con la 15esima edizione di *Cheese*, l’appuntamento internazionale dedicato ai formaggi a latte crudo, organizzato da Slow Food insieme alla Città di Bra e con il sostegno della Regione Piemonte.
L’evento, che richiama ogni anno centinaia di espositori e migliaia di visitatori, non sarà solo una vetrina per i formaggi artigianali, ma anche un’occasione per discutere di futuro: al centro del dibattito ci sono le nuove linee guida del ministero della Salute sul controllo del rischio STEC (Escherichia coli patogeno), considerate troppo restrittive da parte di produttori e associazioni del settore.

Piccoli produttori in difficoltà con queste linee guida
Secondo Slow Food, queste linee guida rischiano di rendere praticamente impossibile la produzione di formaggi a latte crudo, soprattutto per i piccoli caseifici e chi lavora in alpeggio. I costi per i controlli richiesti sono giudicati insostenibili per molte realtà artigianali, che vedono in pericolo la propria attività e il proprio patrimonio culturale.
Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, ha espresso forte preoccupazione: «Se saltassero questi prodotti, non sapremmo cosa farcene della nostra identità piemontese». Ha inoltre sottolineato come, in altri Paesi come la Francia, si stia andando nella direzione opposta, valorizzando il latte crudo e la tradizione casearia.
Anche Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, ha parlato chiaro: «L’approccio espresso nelle linee guida non è sostenibile. Si traduce nell’impossibilità di produrre formaggi a latte crudo». Per lei, il rischio non è solo economico, ma anche culturale: competenze antiche rischiano di scomparire per sempre.

Bilanciare salute pubblica e tradizioni
Dall’altra parte, c’è la tutela della salute pubblica. L’assessore regionale all’Agricoltura, Paolo Bongioanni, ha assicurato che la Regione sta lavorando a un protocollo per proteggere la filiera senza abbassare la guardia sui controlli. «Stiamo cercando una soluzione che tuteli i produttori e mantenga alta la qualità e la sicurezza dei prodotti», ha detto, auspicando di poter presentare una proposta prima dell’inizio della manifestazione.
Intanto, per molti produttori il tempo stringe. Mattia Amich, produttore di Roccaverano Dop, ha raccontato con preoccupazione: «Ho lasciato il mio lavoro per tornare a fare il formaggio come si faceva una volta. Oggi rischio di dover chiudere».
Cheese 2025 si presenta quindi non solo come una festa, ma come un momento di confronto cruciale. Un crocevia tra tradizione e regolamentazione, tra sicurezza alimentare e sostenibilità economica, tra identità territoriale e pressioni del mercato.
In ballo c’è non solo il futuro del formaggio italiano, ma il senso stesso di cosa significhi produrre cibo con cura, memoria e attenzione al territorio.
