WWF Meat Free Week: ridurre la carne fa bene al pianeta

Dal 26 al 30 gennaio la campagna per un’alimentazione sostenibile. Cosa c’è dietro la carne che compriamo ogni giorno

Quando pensiamo alla fauna selvatica, immaginiamo savane popolate di zebre, foreste con orsi e lupi. La realtà è diversa: oggi solo il 4% dei mammiferi terrestri vive libero in natura. Il resto? Il 60% sono animali da allevamento, il 36% siamo noi. Questi numeri raccontano quanto il nostro sistema alimentare abbia ridisegnato la vita sul pianeta.

È da questa fotografia che parte la Meat Free Week del WWF, in programma dal 26 al 30 gennaio. Non una crociata contro la bistecca, ma un invito a fermarsi e ragionare su quello che mettiamo nel piatto ogni giorno.

Da dove arriva davvero la carne che compriamo

Prendiamo la carne bovina: il 60% di quella consumata in Italia viene da Francia, Polonia, Olanda, Spagna e Germania. Dal Brasile arriva quella congelata. Anche quando l’etichetta dice “Made in Italy”, spesso gli animali sono stati nutriti con mangimi – soia e mais – coltivati su terreni che una volta erano foreste tropicali in Sud America.

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Il paradosso è che negli ultimi decenni gli allevamenti italiani sono diminuiti di numero, ma quelli rimasti sono diventati enormi. Migliaia di animali concentrati in pochi impianti. Le piccole aziende, spesso biologiche o estensive, stanno scomparendo.

Cosa c’è scritto davvero in etichetta

Hamburger, polpette pronte, ragù confezionati, nuggets: il 90% dei prodotti animali al supermercato non fornisce informazioni chiare su come sono stati allevati gli animali. Molti riportano diciture generiche come “origine UE” o “origine extra UE”, spesso miscele di carni congelate e scongelate.

Se non c’è scritto “origine Italia”, quasi mai lo è davvero. E non esiste ancora l’obbligo di indicare se la carne importata viene da zone deforestate.

Il nodo della fragilità

Eva Alessi, responsabile sostenibilità del WWF Italia, mette il dito sulla questione centrale: «Il sistema attuale concentra enormi numeri di animali in pochi luoghi, dipende da mangimi importati a basso costo e dall’uso intensivo di farmaci. Tutto questo crea rischi enormi».

L’alta densità favorisce le malattie e l’uso massiccio di antibiotici, che alimenta il problema dell’antibiotico-resistenza. Secondo l’OMS è una delle principali minacce alla salute globale. E poi c’è il clima: oltre 200 milioni di ettari nel mondo sono destinati a produrre mangimi, più dell’intera superficie agricola dell’Unione Europea.

Cosa sta cambiando nei consumi

Intanto qualcosa si muove. Nel 2024 oltre 15 milioni di famiglie italiane hanno comprato prodotti plant-based alternativi alla carne, per un mercato da 639 milioni di euro. Tra i giovani dai 17 ai 35 anni, l’82% ha adottato o vuole adottare una dieta prevalentemente vegetale, soprattutto per ridurre l’impatto ambientale.

La Meat Free Week non chiede di diventare vegetariani dall’oggi al domani. Suggerisce di sperimentare, di provare alternative, di scegliere prodotti biologici e locali quando si compra carne. Perché ogni pasto ha un peso, e saperlo aiuta a decidere meglio.


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