Vino più economico in Italia, ma beviamo sempre meno

Nel 2025 i consumi di alcol sono calati in tutto il mondo. Dove gli alcolici hanno un prezzo basso, si beve di più o di meno?

Brindare in Italia costa poco. Anzi, pochissimo. Siamo il paese europeo dove vino, birra e superalcolici hanno i prezzi più bassi: il 19% in meno rispetto alla media dell’Unione Europea. Eppure, proprio mentre i nostri scaffali restano i più convenienti d’Europa, i consumi di alcol continuano a scendere. Non solo qui, ma in tutto il mondo.

È il paradosso del 2025: prezzi bassi, ma portafogli chiusi. O meglio, destinati ad altro.

L’Italia vince (ma non convince)

I dati dell’istituto tedesco Destatis sono chiari: a ottobre 2025, l’Italia si conferma il paese più economico d’Europa per le bevande alcoliche. Subito dopo c’è la Germania, con prezzi inferiori del 14% rispetto alla media UE. All’estremo opposto troviamo la Finlandia, dove bere costa il 110% in più della media europea. Seguono Danimarca e Belgio, con aumenti rispettivamente del 23% e 13%.

Ma la convenienza non basta più. Secondo l’ultima indagine IWSR Bevtrac, che ha analizzato 15 mercati globali (tra cui Italia, Francia, Germania, Spagna, Stati Uniti e Cina), i consumatori stanno riducendo la spesa destinata all’alcol. In 11 mercati su 15, le persone dichiarano di aver tagliato il budget per vino, birra e liquori.

Vino a tavola
Vino a tavola

Il contesto economico pesa più del prezzo

Il motivo principale? L’economia. L’inflazione e le pressioni sui bilanci familiari spingono i consumatori a dare priorità ai beni di prima necessità. Questo vale anche per le fasce di reddito più elevate: non è solo una questione di chi non può permetterselo, ma di chi sceglie di spendere diversamente.

In paesi come Regno Unito, Stati Uniti e Spagna, dove la fiducia finanziaria è migliorata, i consumi di alcol non sono aumentati. Il miglioramento percepito dell’economia non si traduce automaticamente in più bottiglie acquistate o più brindisi al ristorante.

I giovani bevono diversamente

Cambiano anche le abitudini di consumo, soprattutto tra i più giovani. La Generazione Z (i nati tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2010) mostra una quota di bevitori cresciuta dal 72% nel 2023 al 74% nel 2025, ma il dato si è stabilizzato nell’ultimo anno.

La vera differenza sta nel modo di bere: oggi, quando escono, i giovani scelgono una sola tipologia di alcol per serata, mentre in passato ne consumavano in media quasi tre. Non si tratta necessariamente di bere meno in termini di quantità assoluta, ma di un approccio più selettivo e, forse, più consapevole.

Anche i Millennial seguono questa tendenza, pur rimanendo il gruppo con la maggiore probabilità di consumo negli Stati Uniti.

Fuori casa: si esce meno e si spende meno

Il consumo nei locali ha subito un colpo nel 2025. Dopo un recupero avviato nella seconda metà del 2024, le uscite sono tornate a diminuire. I cali più marcati si sono registrati in Cina e Messico, mentre Spagna e Taiwan hanno mostrato un andamento opposto.

Quando si esce, si ordina meno e si scelgono porzioni più piccole. La birra guadagna terreno sui superalcolici, soprattutto per una questione di prezzo. Il vino? Resta stabile in alcuni mercati, ma in Francia si registra uno spostamento dai liquori e dai Ready to drink proprio verso il vino.

Il fattore GLP-1

C’è anche un elemento nuovo che incide sui consumi: la diffusione dei farmaci GLP-1 per la perdita di peso. Negli Stati Uniti, il 14% dei consumatori di alcol dichiara di utilizzarli, seguito dall’11% in Australia. Chi assume questi farmaci tende a bere meno e a limitare gli eccessi, un fenomeno che potrebbe crescere nei prossimi anni.

Moderazione strutturale, non solo moda

Molti consumatori dichiarano di bere in modo più contenuto, anche se le giornate di astinenza totale non aumentano in modo significativo, soprattutto tra i giovani adulti. La moderazione sembra diventare una scelta di lungo periodo, non solo una tendenza passeggera.

Insomma, il vino costa poco in Italia, ma questo non basta più a farlo bere. Il 2025 ci consegna un mercato più sobrio, più attento, più selettivo. E forse, proprio per questo, più maturo.

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