Tre denominazioni storiche del Mediterraneo si uniscono per candidare i loro vini liquorosi come patrimonio immateriale dell’umanità
Marsala, Jerez e Samos hanno fatto un passo decisivo verso il riconoscimento UNESCO dei loro vini fortificati come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. L’annuncio è arrivato durante la tavola rotonda “Dal Mediterraneo al Mondo: I vini fortificati verso l’UNESCO”, tenutasi al Sal Borgo di Catania nell’ambito del Concours Mondial de Bruxelles.
La candidatura coinvolge tre territori accomunati dalla “fascia del sole” mediterranea: la Sicilia con il Marsala, l’Andalusia con lo Jerez e l’isola greca di Samos con il suo vino liquoroso. Tre denominazioni che condividono tecniche di vinificazione antiche, paesaggi caratteristici e un patrimonio culturale millenario.

Un patrimonio a rischio
I vini fortificati rappresentano una categoria particolare dell’enologia mediterranea. Si tratta di vini ai quali viene aggiunto alcol o mosto concentrato durante la vinificazione, ottenendo prodotti con gradazione alcolica più elevata e grande longevità. Questi vini nascono da vitigni autoctoni coltivati in zone dal clima caldo e secco, dove le uve raggiungono naturalmente elevate concentrazioni zuccherine.
Il Marsala siciliano, nato nel XVIII secolo, viene prodotto con uve Grillo, Catarratto e Inzolia. Lo Jerez spagnolo utilizza principalmente Palomino Fino e si distingue per il sistema di invecchiamento “solera”. Il vino di Samos, ottenuto dal vitigno Moscato Bianco, vanta una tradizione che risale all’antichità.
Tuttavia, questo patrimonio enologico affronta sfide importanti. I cambiamenti climatici mettono sotto pressione i vigneti, mentre l’evoluzione dei consumi porta molti consumatori a preferire vini più leggeri. Anche il passaggio generazionale nelle aziende produttrici rappresenta un momento delicato per la trasmissione del know-how tradizionale.
L’unione fa la forza
«La candidatura non riguarda solo la promozione di vini di eccellenza, ma un’operazione di tutela che abbraccia paesaggi, tecniche di vinificazione e un sapere artigianale che rischia di disperdersi», ha spiegato Giuseppa Mistretta, Commissario Straordinario dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio.
Carmen Aumesquet del Consejo Regulador de los Vinos de Jerez ha sottolineato come la candidatura rappresenti «un’opportunità per consolidare il legame storico tra le tre denominazioni e affrontare insieme le trasformazioni imposte dal nostro tempo».
Da Samos, Yannis Skoutas ha evidenziato la dimensione sociale del progetto: «Il vino fortificato è una narrazione collettiva che racchiude la fatica dei viticoltori e la resilienza di intere comunità».

Il dossier in preparazione
L’Associazione Paladini di Sicilia sta coordinando la preparazione del dossier UNESCO, con il supporto dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura siciliano. Il documento dovrà dimostrare come questi vini rappresentino elementi identitari della civiltà mediterranea, unendo aspetti enologici, antropologici, storici e paesaggistici.
Come ha precisato Diego Maggio, presidente dell’Associazione Paladini di Sicilia, «la sfida è coniugare rigore scientifico e forza evocativa, dimostrando il valore culturale di questi prodotti».
La candidatura si inserisce in un momento particolare per l’enologia siciliana, che al Concours Mondial de Bruxelles partecipa con Marsala, Passiti di Pantelleria, Malvasie delle Lipari e Moscati di Noto e Siracusa, confermando la ricchezza del patrimonio viticolo dell’isola.
Il riconoscimento UNESCO, se ottenuto, rappresenterebbe un importante strumento di valorizzazione per questi vini storici, aiutandoli ad affrontare le sfide del mercato contemporaneo senza perdere la propria identità millenaria.
