Vigneti abbandonati: emergenza sanitaria per il vino

Le superfici vitate trascurate stanno diventando focolai di malattie che minacciano l’intero settore vinicolo nazionale

Il problema dei vigneti abbandonati in Italia non è più solo una questione estetica o di degrado paesaggistico, ma una vera e propria emergenza fitosanitaria che mette a rischio l’intera filiera vitivinicola nazionale. La situazione di Caluso, in Piemonte, fotografata dal vicesindaco e agricoltore Luca Chiaro, è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che sta assumendo proporzioni preoccupanti in tutto il Paese.

Un problema nazionale in crescita

I vigneti abbandonati rappresentano oggi una delle principali minacce per la viticoltura italiana. In molte zone viticole italiane la malattia più temuta da molti viticoltori rimane la Flavescenza dorata, per l’impossibilità di debellarla direttamente se non eliminando le fonti di inoculo, ovvero le piante infette in vigneto e nelle aree circostanti.

Flavescenza dorata
Flavescenza dorata

Le superfici vitate non più coltivate si trasformano in veri e propri serbatoi di patogeni. In questi appezzamenti lo scafoideo può crescere indisturbato in grosse popolazioni e migrare verso vigneti sani, infettandoli. La gravità è tale che è possibile segnalare al Servizio fitosanitario la presenza di vigneti abbandonati dove il vettore e la Flavescenza possono svilupparsi indisturbati.

Le cause dell’abbandono

L’abbandono dei vigneti ha radici profonde che vanno ben oltre le difficoltà economiche momentanee del settore. Il ricambio generazionale rappresenta il nodo più critico: molti viticoltori anziani cessano l’attività senza trovare successori disposti a continuare. Come evidenziato nel caso di Caluso, «le figure storiche, sia dal punto di vista anagrafico che lavorativo ed esperienziale, non sempre trovano continuità in giovani capaci e volenterosi».

La situazione è particolarmente drammatica nelle zone a forte pendenza. Sempre più vigneti sono abbandonati a se stessi. E questo non è solo un peccato, ma anche un problema serio, perché gli appezzamenti troppo cresciuti aumentano il rischio di frane.

Un circolo vizioso pericoloso

L’abbandono dei vigneti innesca un circolo vizioso che amplifica i rischi. Le superfici trascurate diventano habitat ideale per la proliferazione di parassiti come la Popillia Japonica, che “quest’anno sta flagellando non solo le viti, ma gli alberi da frutto e coltivazioni di mais, fiori e piante ornamentali”. Questi parassiti si espandono poi verso i vigneti coltivati, costringendo i produttori a intensificare i trattamenti fitosanitari con conseguenti aumenti dei costi di produzione.

La Flavescenza dorata, in particolare, rappresenta una minaccia esistenziale per interi comprensori viticoli. Recentemente, la Regione Veneto ha fatto estirpare due ettari di vigneti colpiti nelle colline Unesco del Prosecco, dimostrando come nemmeno le zone più prestigiose siano al riparo.

Popillia Japonica
Popillia Japonica

Il dibattito sugli espianti

Il settore si divide sulla strategia da adottare. Da un lato c’è chi propone la possibilità di decidere entro un periodo di 5-8 anni se confermare la propria scelta di uscire dal settore o, di fronte a una ripresa del mercato, di reimpiantare il proprio vigneto. Dall’altro, produttori e associazioni come l’Unione italiana vini si oppongono categoricamente a qualsiasi piano di espianto incentivato con fondi pubblici.

Il tema è delicato perché nelle zone più vocate i vigneti in zone meno vocate sono già stati abbandonati ed estirpati, mentre ciò che è rimasto è un patrimonio da conservare. Il rischio è che politiche mal calibrate favoriscano ulteriori abbandoni invece di incentivare il recupero.

Segnali di speranza

Non mancano però esempi virtuosi di recupero. Cinque studenti di 16 anni, di Casalgrande di Reggio Emilia, hanno recuperato un vigneto abbandonato e sono riusciti a produrre i primi litri di vino, grazie all’accordo con il Comune che gli ha concesso il terreno per tre anni gratuitamente. Questi casi dimostrano che con il supporto istituzionale adeguato è possibile invertire la tendenza.

Le soluzioni necessarie

Gli esperti concordano sulla necessità di interventi strutturali. Servono politiche mirate che favoriscano il passaggio generazionale, supportino economicamente i giovani che vogliono entrare nel settore e incentivino il recupero delle superfici abbandonate. Fondamentale è anche il coordinamento tra istituzioni per monitorare costantemente lo stato fitosanitario dei territori viticoli.

La strada è ancora lunga, ma la consapevolezza del problema è il primo passo per affrontarlo. L’obiettivo deve essere chiaro: trasformare quello che oggi è un rischio in un’opportunità di rinnovamento per la viticoltura italiana, preservando al contempo la qualità e l’identità dei nostri territori del vino.

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