Sull’Etna un parco d’arte permanente tra le vigne

A Giarre, Tenute Ballasanti apre “Della Terra e Dell’Arte”: cinque artisti in dialogo con vigneti e pietra lavica dell’Etna

Tenute Ballasanti, cantina di Giarre sul versante orientale dell’Etna, ha aperto al pubblico il Parco Artistico permanente «Ballasanti: Della Terra e Dell’Arte». L’inaugurazione è avvenuta in occasione del Simposio, la due giorni culturale lanciata quest’anno dall’azienda e destinata a ripetersi ogni stagione. Cinque artisti hanno realizzato installazioni site-specific tra i filari — Antonio Marras, Claudia Losi, Cesare Fullone, Alessandro Lupi e Laura Pugno — con l’obiettivo dichiarato di affiancare al vino un secondo linguaggio per raccontare il territorio etneo.

Non si tratta di un allestimento legato a un singolo evento: la collezione resta esposta tutto l’anno e i visitatori la incontrano durante le degustazioni, tra i vigneti e la pietra lavica.

Una tesi diventata progetto

L’idea porta la firma di Gaia Morgana Gualandris, figlia dei fondatori, che nel 2022 ne ha fatto materia della propria tesi di laurea. I genitori, Manuela Seminara e Fabio Gualandris, l’hanno sostenuta affidandole la direzione artistica insieme alla storica dell’arte Francesca Alfano Miglietti.

Gaia Gualandris con gli artisti
Gaia Gualandris con gli artisti

Fabio Gualandris è un astrofisico che ha lavorato come dirigente in una multinazionale high-tech prima di dedicarsi al progetto vitivinicolo. Manuela Seminara, dopo una carriera nel settore dei semiconduttori tra Bruxelles e Milano, è tornata sulla collina dove è cresciuta per riunire i terreni della famiglia materna, frammentati nel tempo. Da quel ritorno, 13 anni fa, nasce Ballasanti.

Ceramica, oro e sensori tra i filari

Le cinque opere non si limitano a occupare uno spazio: sono pensate per cambiare aspetto insieme alle stagioni. Antonio Marras firma «Anbbrazzame», nove pezzi in ceramica dai colori accesi, quasi un contrappunto festoso al verde dei vigneti. Claudia Losi presenta «Inframondi», sette sculture in argilla refrattaria e biglie di vetro che imitano, nella forma, geologie sepolte.

Cesare Fullone lavora pietra lavica, ceramica e oro nei cinque pezzi de «La Serie di Dio». Alessandro Lupi, che vive a Berlino, ha installato «Surgiri»: corten, cemento, superfici a specchio, pigmenti fluorescenti e sensori che accendono l’opera di luce ultravioletta al calare del sole. Laura Pugno chiude il percorso con «Terre delle Origini», ceramica e pietra lavica lavorate insieme.

Nessuna opera si impone sul paesaggio. Il criterio guida, secondo la curatela, è stato lasciare che fosse il territorio a suggerire forma e materia, non il contrario.

Opera di Antonio Marras
Opera di Antonio Marras

La cantina come luogo di produzione culturale

Le aziende vitivinicole che investono in arte contemporanea non sono una novità in Italia, ma restano ancora una minoranza rispetto ai modelli più tradizionali di comunicazione del vino. A Ballasanti l’idea è che la bellezza — quella dei vigneti, quella delle opere — diventi un modo in più per far conoscere un territorio già raccontato dal Carricante e dal Nerello Mascalese.

«Il nostro desiderio era creare un luogo in cui il vino fosse soltanto uno dei linguaggi con cui raccontare questo territorio», hanno dichiarato Fabio Gualandris e Manuela Seminara al momento dell’apertura del Parco.

Francesca Alfano Miglietti ha diretto negli anni Novanta la rivista «Virus Mutations» ed è stata commissaria alla Biennale Arti Visive di Venezia nel 1993. Nelle sue riflessioni sul progetto colloca l’iniziativa in una traiettoria più ampia: negli ultimi cinquant’anni i parchi d’arte hanno preso spazio nel panorama culturale italiano, spostando l’esperienza dell’arte contemporanea fuori dai musei e dentro il paesaggio.

Tra ulivi, ginkgo e melograni

Il percorso attraversa la tenuta tra ulivi, querce, rosmarini, rose, melograni, limoni e ginkgo biloba. Tra le fonti dichiarate del progetto compare anche L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono, racconto sull’eredità lasciata alle generazioni future spesso citato nei percorsi di land art.

L’azienda ha annunciato l’intenzione di ospitare in futuro residenze d’artista, così da rendere la tenuta un luogo di produzione culturale oltre che vitivinicola. Il progetto punta anche sulla rigenerazione del borgo che circonda i vigneti, con il coinvolgimento di maestranze e artigiani del territorio nella realizzazione delle opere.

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