L’Irvo lancia il Manifesto che unisce produttori, consorzi e istituzioni per mappare gli itinerari legati agli spumanti dell’Isola
L’Istituto Regionale dell’Olio e del Vino ha presentato nei giorni scorsi a Realmonte, in provincia di Agrigento, il Manifesto della Rete delle Bollicine Siciliane. L’occasione è stata il convegno “Bollicine Siciliane. Dall’eccellenza enologica all’esperienza di un territorio”, promosso insieme alla sezione siciliana dell’Associazione Italiana Sommelier nell’ambito della manifestazione Sicilia in Bolle, organizzata da Ais Agrigento e Caltanissetta. L’obiettivo è costruire un percorso enoturistico che colleghi le diverse zone di produzione dello spumante isolano.

Un progetto condiviso tra produttori e consorzi
Il Manifesto avvia la stesura di una dichiarazione d’intenti che coinvolgerà consorzi, associazioni di produttori e istituzioni. «Negli ultimi anni le bollicine siciliane hanno dimostrato di possedere una propria identità», ha detto la commissaria dell’Irvo Giusi Mistretta, ricordando che il settore nasce da «territori unici, vitigni autoctoni e internazionali interpretati con competenza, imprenditori che hanno investito in qualità, innovazione e sostenibilità».
Mistretta ha aggiunto che l’iniziativa punta a costruire «un’offerta enoturistica dedicata, coordinata e di alto livello», sottoponendo la Dichiarazione di Intenti ai protagonisti del comparto vitivinicolo. Anche il presidente di Ais Sicilia, Francesco Baldacchino, ha sottolineato il valore del percorso avviato dall’Irvo, definendolo un esempio di dialogo capace di mettere a sistema competenze e identità del territorio.
I numeri dello spumante siciliano
Secondo i dati dell’Osservatorio Irvo relativi al 2025, presentati durante i lavori da Francesca Salvia, in Sicilia sono attive 140 aziende produttrici di spumanti tra Doc, Igt e varietali, per un totale di 330 etichette sui mercati nazionale e internazionale. Il 54% della produzione segue il metodo Charmat, il 46% il metodo classico. Per denominazione, il 49,1% rientra nell’Igt Terre Siciliane, il 29,3% nella Doc Sicilia e il 20,4% nella Doc Etna, che negli ultimi anni ha registrato la crescita più marcata, passando dal 9,8% del 2018 all’attuale 20,4%. L’86% degli spumanti prodotti nell’Isola è bianco, il 14% rosato. Nel complesso, la spumantistica pesa ancora per appena l’1% sul totale dei vini imbottigliati in Sicilia, ma il numero di cantine che si avvicinano alla bolla è in aumento.

Cinque aree, cinque paesaggi
La mappatura promossa dalla Rete individua cinque areali. Sull’Etna, il Nerello Mascalese vinificato in bianco o in rosato è alla base degli spumanti Doc Etna con metodo classico, affinati sui lieviti per almeno 18 mesi; accanto trovano spazio Carricante, Chardonnay e Pinot Nero, in un paesaggio di suoli lavici che comprende la Valle del Bove, le Gole dell’Alcantara e Taormina.
Nella Sicilia occidentale, tra Trapani, Marsala, Menfi e Agrigento, metodo Charmat e metodo classico valorizzano Grillo, Catarratto, Inzolia, Zibibbo, Grecanico, Chardonnay e Chenin blanc, in un territorio che tocca le Isole dello Stagnone, le saline di Trapani e la Valle dei Templi.
Nell’entroterra tra Caltanissetta, Enna e l’Agrigentino, i vigneti danno vita a spumanti da Nero d’Avola, Pinot Nero, Grillo, Catarratto, Inzolia e Chardonnay, in un’area che include la Villa Romana del Casale. Nel Sud-Est, tra Ragusa, Siracusa e Noto, cresce la produzione con metodo classico da Moscato bianco e da Nero d’Avola vinificato in rosa, in un territorio segnato dal barocco e dai siti greci di Siracusa e Pantalica.
Chiude la mappa Pantelleria, dove la coltivazione della vite ad alberello è riconosciuta patrimonio culturale immateriale dall’Unesco e dove lo Zibibbo viene vinificato in purezza, soprattutto con metodo Charmat.
Prossimi passi
La Dichiarazione di Intenti sarà ora sottoposta ai consorzi e alle associazioni di produttori coinvolti nel progetto, primo passo verso la costruzione degli itinerari enoturistici legati alla Rete delle Bollicine Siciliane.
