Quando la scienza del terroir francese ridisegna la mappa del vino veronese, nascono due etichette che sfidano la tradizione
Un progetto decennale della cantina La Collina dei Ciliegi, nato da un profondo legame affettivo con la terra e guidato da una determinazione ferrea e dai rigorosi dettami della scienza francese del terroir, ha dato vita a due vini che stanno ridefinendo le aspettative della Valpantena: il Prea Rosso, presentato in questi giorni, e il Prea Bianco, lanciato lo scorso anno. Questi vini “fratelli” rappresentano una scommessa vinta da Massimo Gianolli, che valorizza un territorio unico situato al di sopra della Valpolicella.
Le radici e la visione a 700 metri
Il progetto affonda le sue radici nella storia della famiglia di Massimo Gianolli, la cui avventura agricola iniziò negli anni Venti e Trenta, quando il padre cominciò ad acquistare terreni in Valpantena per piantarvi 3.000 ciliegi. Gianolli ha iniziato a fare l’agricoltore in questa valle all’età di 14 anni, prima di dedicarsi al mondo della finanza, e ha continuato a investire in questa terra per un profondo legame affettivo.

La Valpantena, sebbene meno nota della Valpolicella, presenta caratteristiche uniche di temperatura e terreno, ideali sia per il bianco sia per il rosso. L’area di Erbin, dove si è sviluppato il progetto, era un piccolo borgo con circa cinquanta abitanti. L’acquisto del terreno da parte della famiglia Gianolli è stato un processo lungo e meticoloso: 68 ettari messi insieme tramite 50 atti notarili in 55 anni, dal padre prima e da lui poi.
A un’altitudine che sfiora i 700 metri, la zona è incontaminata, priva di inquinamento acustico e luminoso, e si estende su colline caratterizzate da boschi e da un profilo intatto di terreno cretacico. Qui nascono questi due vini, il cui nome stesso, “Prea” (pietra in dialetto), deriva dal terreno estremamente sassoso.
La svolta francese: geologia e diktat impiantistici
La svolta del progetto vinicolo è arrivata con l’incontro tra Gianolli e l’esperto di vini Christian Roger. Roger, riconoscendo il potenziale, ha portato i suoi specialisti del terroir dalla Francia, Lydia e Claude Bourguignon, per analizzare in profondità il sottosuolo.
Invece dei classici carotaggi, essi hanno scavato 13 buche profonde due metri, dove sono entrati per verificare il terreno. La prima raccomandazione è stata di non effettuare lo “scasso” (lavorazione profonda del terreno), perché lo avrebbe rovinato.
Le analisi hanno rivelato aspetti fondamentali:
Materia organica e vita del suolo: il terreno possiede una materia organica molto importante, indicando che è “molto vivo” e ricco di attività biologica, cruciale per l’aerazione e il drenaggio dell’acqua.
Argille specifiche: sono state individuate argille specifiche adatte per i vini rossi e argille specifiche per i vini bianchi.
Magnesio e salinità: una quantità molto elevata di magnesio è stata riscontrata nel suolo, una particolarità dei terreni italiani. Questo minerale contribuisce alla nota amara e minerale, e caratterizza la componente sapida salina percepibile in entrambi i vini.
Roccia fratturata: la presenza di molti sassi fratturati permette alle radici di penetrare in profondità, dove possono assorbire minerali che conferiscono complessità al vino.
Sulla base di queste scoperte, gli esperti francesi hanno elaborato una mappatura che definiva dove piantare il bianco e dove il rosso.
La scelta controversa: bianco a tutti i costi
Il consiglio iniziale fu uno shock per Gianolli: produrre vino bianco in Valpantena, una zona storicamente votata al rosso. Inoltre, gli esperti francesi hanno imposto condizioni molto severe:
Sesto d’impianto: 130/100 cm, densità altissima, pari a 7.700 piante per ettaro, senza possibilità di mediazione.
Resa: bassa e, per i primi 3-4 anni, tutta la produzione doveva essere scartata.
Irrigazione: nessuna forma di irrigazione se non l’acqua piovana.
La Cantina dei Ciliegi si è attrezzata, nel frattempo, per essere in grado di vinificare le nuove uve appena pronte. Il team della cantina ha lavorato per ottenere l’eccellenza da quei terreni e non per compiacere le richieste del mercato.

La composizione dei vini: eleganza e freschezza
La filosofia alla base della scelta delle uve era quella di utilizzare varietà autoctone italiane, evitando di importare vitigni internazionali (come Merlot o Cabernet), sebbene ne siano stati usati alcuni come “aiuto”.
Prea Rosso
Questo vino, nell’annata 2021, è composto al 90% da Corvina e al 10% da Teroldego, ma queste percentuali potrebbero variare nei prossimi anni a seconda delle caratteristiche delle uve. È ottenuto vendemmiando a mano solo i migliori grappoli, rispettando i tempi di maturazione dei due vitigni. Dopo la malolattica, che avviene in vasche di cemento, il vino viene trasferito in botti da 25 ettolitri di rovere e in tonneaux da 500 litri in rovere francese; una piccola parte, invece, viene affinata in anfora. Dopo due anni torna in vasche di cemento, dove trascorre ancora un anno prima di essere imbottigliato.
Prea Bianco
Il bianco è stato definito un “super bianco”. L’uvaggio è costituito per circa il 75% da Garganega e per il 25% da un assemblaggio di Pinot Bianco e Chardonnay. Gli esperti hanno valutato di “sposare” queste varietà con la Garganega. Sebbene fosse un punto interrogativo per molti, l’alta quota e l’alta densità d’impianto garantiscono una bassa resa che ne permette la maturazione. Il bianco 2021, presentato lo scorso anno, ha avuto un esordio straordinario. Non vede l’utilizzo del legno.
Entrambi i vini sono caratterizzati da freschezza e finezza. L’enologo di Cantina dei Ciliegi, Paolo Posenato, sottolinea come, attraverso il lavoro svolto, i vini non seguano la linea tradizionale della Valpolicella (con acidità più basse e più zucchero), ma riflettano il territorio della Valpantena. Il rosso, in particolare, è stato descritto come un «traducteur del terroir» e un «vino quasi di montagna», con elevata acidità e salinità perfetta.
Il successo di questa visione, che si discosta dall’Amarone tradizionale, è stato raggiunto grazie al valore delle competenze del team e alla determinazione di Massimo Gianolli di estrarre il valore della collina. La scommessa è stata vinta.
