Paternoster compie 100 anni: un secolo di Aglianico

Un secolo di famiglia, tradizione e vino nelle grotte del Vulture. La cantina di Barile celebra il suo traguardo in una neviera seicentesca e un progetto enoturistico

Nel 1925, mentre l’Italia ancora si assestava dopo la Grande Guerra, Anselmo Paternoster metteva in bottiglia le prime etichette di Aglianico con il marchio di famiglia. Non poteva immaginare che quel gesto avrebbe dato vita a una delle realtà vitivinicole più significative del Sud Italia. Cento anni dopo, la cantina Paternoster celebra il suo centenario non con fuochi d’artificio, ma facendo quello che sa fare meglio: raccontare il Vulture attraverso il vino.

Le radici: quando nessuno ci credeva

La storia di Paternoster è la storia di una scommessa. Fondata nel 1925 a Barile, la cantina ha creduto nel Vulture quando pochi conoscevano questo territorio. Barile, piccolo borgo di origine arbëreshe arroccato sulle pendici del Monte Vulture, conserva ancora la lingua e le tradizioni albanesi portate dalle colonie che si rifugiarono qui nel XV secolo.

Paternoster Barone Rotondo Caveau dell’Aglianico
Paternoster Barone Rotondo Caveau dell’Aglianico

Fu Giuseppe, detto Pino, figlio del fondatore Anselmo, a dare forma al futuro successo della cantina, studiando enologia a Conegliano e introducendo innovazioni come le prime barrique. Una rivoluzione per la Basilicata degli anni Cinquanta. Oggi l’enologo Fabio Mecca Paternoster, quarta generazione della famiglia, porta avanti quella visione. Dal 2016 la proprietà è di Tommasi Family Estates, gruppo veneto che riunisce otto tenute in sette regioni italiane.

La Cantina del Barone Rotondo: memoria scavata nella roccia

Il cuore delle celebrazioni è un luogo che sembra uscito da un film. La Cantina del Barone Rotondo è un’antica neviera seicentesca scavata nella roccia vulcanica, un tempo appartenuta al Barone Nicola Rotondo. Restaurata e trasformata in Caveau dell’Aglianico, oggi ospita il nuovo vino celebrativo: Barone Rotondo Aglianico del Vulture Superiore DOCG.

Prodotto da vigneti storici a seicento metri d’altitudine, con vinificazione e affinamento tra legno, acciaio e bottiglia, la produzione è limitata a 2.500 bottiglie. Numeri che parlano da soli: non si tratta di produzione industriale, ma di artigianalità applicata a ogni fase.

Il Vulture: quando la terra fa la differenza

Per capire Paternoster bisogna capire il Vulture. La zona di produzione dell’Aglianico del Vulture si trova nella parte nord della Basilicata, sulle pendici del Monte Vulture, vulcano spento attivo fino al Pleistocene superiore con la vetta a 1.327 metri. Non è un dettaglio da poco: i terreni vulcanici ricchi di minerali, argillosi e calcarei, creano l’habitat naturale per l’Aglianico, vitigno tardivo che chiude il ciclo vegetativo a novembre.

Paternoster Barone Rotondo Aglianico
Paternoster Barone Rotondo Aglianico

L’altitudine dei vigneti tra 300 e 600 metri, il clima fresco e secco, e l’escursione termica di 10-15 gradi tra giorno e notte permettono una maturazione lenta e graduale. Il risultato? Vini dalla grande capacità di invecchiamento e carica tannica.

L’Aglianico del Vulture ha ottenuto la DOC nel 1971 ed è rimasto per oltre trent’anni l’unico vino a denominazione della Basilicata. Nel 2010 la tipologia Superiore è stata promossa a DOCG, riconoscimento che premia la qualità e la specificità del territorio.

Barile e le cantine dello Sheshë

Barile è nota per lo Sheshë, un sistema di grotte di tufo scavate nel cuore di un massiccio collinare e adibite a depositi per la custodia del vino. Il complesso, chiamato Parco Urbano delle Cantine, comprende 131 grotte-cantine scavate nel tufo in cui ancora oggi viene conservato il vino Aglianico del Vulture. Un patrimonio che ha ispirato anche Pier Paolo Pasolini, che nel 1964 ambientò qui alcune scene del Vangelo secondo Matteo.

La comunità arbëreshe di Barile ha mantenuto viva la propria identità: lingua, tradizioni e culti religiosi si mescolano alla cultura enogastronomica, con piatti come il Tumact me Tulez, tagliatelle con mollica di pane croccante e sugo alle noci.

Guardare avanti senza dimenticare

Il centenario non è solo commemorazione. Nel 2025 è partito un progetto di rinnovamento della sede Paternoster per potenziare le attività di accoglienza e ospitalità, valorizzando i flussi enoturistici da Matera e dalla Puglia. L’obiettivo è posizionare la Basilicata nel panorama del turismo del vino, una regione che ha tutto per emergere ma che resta ancora ai margini dei circuiti più battuti.

Come dice Fabio Mecca Paternoster: «Questo centenario è un traguardo che sento profondamente personale, ma è anche un punto di partenza». Giancarlo Tommasi, enologo e direttore tecnico di Tommasi Family Estates, aggiunge: «Il Vulture ha un potenziale straordinario, e Paternoster continuerà a esserne un riferimento».

L’8 novembre si terrà l’Open Day che aprirà ufficialmente le celebrazioni del centenario, con eventi e incontri dedicati alla comunità e agli operatori del settore. Un secolo di vino raccontato attraverso le persone che lo hanno reso possibile, in un territorio dove la roccia vulcanica custodisce memorie e sapori che sanno ancora di futuro.

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