Dalle Ande alle tavole della cucina italiana, la storia di un alimento che ha cambiato per sempre il nostro modo di mangiare
C’è voluto del tempo perchĂ© gli italiani si fidassero di lei. Quando arrivĂ² dall’America nel XVI secolo, la patata sembrava tutto tranne che un alimento promettente: cresceva sottoterra (segno del demonio, secondo le superstizioni dell’epoca), aveva un aspetto poco invitante e apparteneva alla famiglia delle Solanacee, nota per le sue piante velenose. Eppure oggi è impossibile immaginare la nostra cucina senza di lei.
Un inizio difficile
Mentre cacao, tabacco e mais conquistavano subito l’Europa, la patata restava ai margini. Gli spagnoli la scoprirono in PerĂ¹ nel 1537, ma il suo arrivo in Italia avvenne solo tra il 1562 e il 1573. Per decenni venne relegata ai giardini botanici di Padova, Verona e ai campi dell’UniversitĂ di Bologna: un ornamento, non un cibo.
La svolta arrivĂ² nel Settecento, quando carestie e guerre spinsero a cercare colture produttive. In Francia, il farmacista Antoine Augustin Parmentier dimostrĂ² il valore nutritivo della patata dopo essere sopravvissuto mangiandola durante la prigionia. Nel 1772 la facoltĂ di medicina di Parigi la certificĂ² come sicura. L’Italia fu piĂ¹ lenta ad accoglierla, ma nelle zone rurali piĂ¹ povere divenne presto fondamentale, guadagnandosi il soprannome di “carne dei poveri”.

La patata in Italia oggi
Oggi il nostro paese coltiva oltre 50 varietĂ di patate, grazie a condizioni climatiche favorevoli e terreni diversificati. Le cultivar piĂ¹ pregiate sono circa 36, di cui 2 con certificazione DOP e 4 IGP.
Tra le DOP troviamo la patata di Bologna, precoce, ovale, con pasta gialla compatta, perfetta arrosto, lessa o in frittura. Nel Salento invece si coltiva la patata Novella di Galatina, piccola, tonda, con buccia gialla brillante, che si cucina tradizionalmente con la buccia.
Le IGP offrono una gamma ancora piĂ¹ ampia: la patata della Sila ha buccia rossastra e pasta gialla consistente, ideale per friggere. Sui terreni vulcanici del lago di Bolsena cresce la patata dell’Alto Viterbese, versatile in cucina e considerata tra i prodotti piĂ¹ tipici della Tuscia. In Umbria, nella zona di Foligno, si coltiva la patata rossa di Colfiorito, con buccia rossa e polpa gialla leggermente farinosa, ottima per gnocchi e persino per i dolci. Infine, sulle alture in provincia dell’Aquila, troviamo la patata del Fucino, che si presenta in forme e colori vari, dal giallo al viola intenso.
I piatti regionali della tradizione
La patata si è inserita così profondamente nella cucina italiana da generare piatti regionali iconici. Al Nord, i gnocchi di patate sono diffusi ovunque, mentre a Bologna si prepara il tortino di patate con strati di ragĂ¹ e besciamella. In Valle d’Aosta le patate si sposano con la fontina fusa, mentre in Friuli si cuociono in tecia, in padella con aglio e rosmarino.
Nel Centro Italia la tradizione romagnola ha sviluppato la pizza di patate, una focaccia rustica con patate nell’impasto. In Lazio e Umbria si preparano le patate sotto il coppo, cotte sotto la brace, mentre il gattĂ² di patate, uno sformato con salumi e formaggi, è diffuso fino in Campania.
Il Sud ha fatto della patata un elemento centrale di piatti unici e sostanziosi. La tiella pugliese unisce riso, patate e cozze al forno in una combinazione che rappresenta l’essenza della cucina barese. A Napoli la pasta e patate diventa un piatto cremoso con l’aggiunta di provola e pancetta, mentre la parmigiana di patate reinterpreta il classico piatto con melanzane. In Sicilia le patate si sposano con il baccalĂ , pomodoro e olive, creando un piatto dal sapore intensamente mediterraneo.

Anche le isole hanno sviluppato le loro ricette: in Sardegna i malloreddus con patate e salsiccia rappresentano un connubio perfetto tra pasta e tubero, arricchito dai sapori decisi della tradizione pastorale.
La patata si è adattata ai sapori locali: dal soffritto di cipolla del Nord agli aromi mediterranei del Sud, dalle preparazioni semplici dei piatti contadini alle ricette piĂ¹ elaborate della tradizione borghese.
Perché funziona
Il successo della patata in Italia si spiega con la sua versatilità . Ricca di amido, vitamine del gruppo B, vitamina C e minerali come selenio e litio, si presta a infinite preparazioni: bollita, al forno, fritta, schiacciata negli gnocchi o ridotta in purè. La buccia, spesso scartata, contiene fibre e antiossidanti preziosi.
Secondo la FAO, la patata è oggi il terzo alimento piĂ¹ consumato al mondo dopo riso e grano, definito “l’alimento salvavita piĂ¹ importante”. Le sue capacitĂ di adattamento potrebbero renderla ancora piĂ¹ cruciale con i cambiamenti climatici in corso.
Dal sospetto alla tavola
La storia della patata ricorda quella del brutto anatroccolo: uno sgraziato tubero, guardato con diffidenza per secoli, si è trasformato in un protagonista insostituibile della nostra alimentazione. Dalle coltivazioni a 4000 metri delle Ande agli orti italiani, dalle prime essiccazioni degli Inca al giovedì gnocchi, la patata ha percorso una strada lunga e sorprendente.
E pensare che all’inizio sembrava solo un tartufo poco promettente.
