Dal biathlon alla tavola: come l’Alto Adige trasforma i Giochi Invernali in una vetrina per le sue tradizioni
Ci sono momenti in cui il mondo intero guarda verso un punto preciso sulla mappa. Febbraio 2026 sarà uno di questi momenti, e quel punto si chiama Anterselva. Per la prima volta nella sua storia, questa valle dell’Alto Adige diventerà territorio olimpico, ospitando le competizioni di biathlon dei Giochi Invernali Milano Cortina 2026. E mentre gli atleti si contenderanno le medaglie sulla neve, un’altra storia si prepara a conquistare chi arriverà da ogni parte del mondo: quella dei sapori altoatesini.
Anterselva, dalla tradizione alla ribalta mondiale
Chi conosce il biathlon sa che Anterselva non è un nome nuovo. Lo stadio Südtirol Arena Alto Adige è una leggenda per gli appassionati: ha ospitato sei Campionati del Mondo e da quasi cinquant’anni accoglie ogni gennaio le gare di Coppa del Mondo. Ma l’appuntamento olimpico dell’8-21 febbraio 2026 rappresenta qualcosa di diverso. È l’occasione per mostrare al mondo cosa significa essere un territorio che vive di montagna, sport e tradizione.

Ed è proprio su questa tradizione che l’Alto Adige ha scelto di puntare. Attraverso IDM Alto Adige porta alle Olimpiadi cinque prodotti che raccontano il territorio tanto quanto le piste da sci: Formaggio Stelvio DOP, Mela Alto Adige IGP, Speck Alto Adige IGP, Schüttelbrot Alto Adige IGP e i Vini Alto Adige DOC. Ambasciatori di un modo di vivere e produrre cibo.
Il formaggio che veniva usato come moneta
Il Formaggio Stelvio è l’unico formaggio altoatesino con marchio DOP. Un riconoscimento che certifica non solo la qualità, ma anche un legame profondo con il territorio. La sua storia risale al Medioevo, quando veniva utilizzato come mezzo di scambio nei masi alpini. Oggi sono circa 350 masi di montagna, quasi tutti sopra i mille metri di altitudine, a fornire il latte che diventa Stelvio. Ogni giorno il latte fresco viene raccolto e lavorato entro poche ore, poi stagionato per almeno due mesi con una microflora autoctona che gli conferisce il suo caratteristico sapore.
Mele che crescono guardando le Dolomiti
Con 18.000 ettari di meleti e oltre 30 varietà coltivate, l’Alto Adige è uno dei meleti più grandi d’Europa. Diciassette di queste varietà portano il marchio IGP, garanzia di provenienza e metodo di coltivazione. Le mele crescono tra i 200 e i 1.100 metri di altitudine, in un clima dove le giornate soleggiate alternano a notti fresche. Questa escursione termica fa la differenza: favorisce la formazione di fruttosio e regala alle mele quel gusto intenso e quella croccantezza che le rende riconoscibili. Dietro ogni mela c’è una delle 6.000 aziende familiari che, generazione dopo generazione, si prendono cura dei frutteti.
Lo speck tra nord e sud
Se c’è un prodotto che racconta la posizione geografica dell’Alto Adige, quello è lo Speck. Nasce dall’incontro tra due tradizioni opposte: l’affumicatura del nord Europa e la stagionatura all’aria tipica del Mediterraneo. Il risultato è un prosciutto crudo leggermente affumicato, aromatizzato con sale, pepe, alloro, ginepro e rosmarino, che matura per almeno 22 settimane. La ricetta della speziatura è segreta, ogni produttore ha la sua. Solo 26 aziende sono autorizzate a produrre Speck Alto Adige IGP, e ognuna deve rispettare il disciplinare e sottoporsi a controlli rigorosi. La tradizione vuole che venga consumato tagliato sottile, accompagnato da vino e pane di segale.

Il pane che si scuote
Lo Schüttelbrot deve il suo nome al metodo di preparazione: l’impasto molto liquido viene letteralmente scosso per ottenere quella forma piatta e rotonda che lo caratterizza. È un pane di segale croccante, speziato con cumino e finocchio, che si conserva fino a 18 mesi. Nato come cibo contadino da preparare una o due volte l’anno, oggi è diventato uno snack diffusissimo, perfetto per l’escursionismo o come base per la merenda altoatesina. Dal 2020 è protetto dal marchio IGP e deve essere prodotto esclusivamente nella Provincia di Bolzano.
Vini di montagna
Coltivare viti fino a mille metri di altitudine non è semplice, ma è proprio questa verticalità a rendere speciali i vini altoatesini. Il sole che scalda i pendii di giorno e le notti fresche regalano ai grappoli una freschezza e un’acidità che sono diventate la firma della regione. Dal 1975, con il riconoscimento DOC, l’Alto Adige ha scelto la strada della qualità. Oggi oltre il 96% dei vigneti è tutelato da questo marchio, un primato in Italia.
Le varietà sono molte: accanto alla storica Schiava si coltivano Pinot Grigio, Chardonnay, Gewürztraminer tra i bianchi, Pinot Nero e Lagrein tra i rossi. Ogni zona ha il suo microclima, il suo terreno, le sue caratteristiche. Dal 2024 esistono 86 Unità Geografiche Aggiuntive, ognuna identificata da regole ancora più severe. Dietro questi 5.850 ettari di vigneti ci sono 4.800 viticoltori, spesso con appezzamenti minuscoli ma di grande valore.

Oltre le gare: un calendario di eventi
Le Olimpiadi non saranno solo sport. L’Alto Adige prepara un programma culturale che parte già da metà dicembre 2025, con la mostra “Sport meets Art” allo SKB ARTES di Bolzano, dove verranno esposte anche sette medaglie olimpiche di atleti altoatesini. A fine gennaio il Palasport ospiterà “On Fire 2026”, evento-spettacolo con la Südtirol Filarmonica. Durante i Giochi, Brunico allestirà una Fan Zone con maxischermi per vivere l’atmosfera olimpica. E fino a fine marzo, il Museion di Bolzano ospiterà una collezione di 43 torce olimpiche originali dal 1936 al 2024.
Un territorio che si racconta attraverso il cibo
«Con questa partnership, l’Alto Adige conferma il proprio ruolo di territorio protagonista all’interno di un evento sportivo internazionale senza precedenti», spiega Thomas Fill, Director Agrar di IDM Alto Adige. «Portiamo ai Giochi non solo cinque prodotti certificati, ma un’identità e un’eredità che nasce da tradizioni autentiche e qualità riconoscibile».
È questo il punto: i prodotti agroalimentari dell’Alto Adige non sono solo eccellenze gastronomiche. Sono il risultato di anni di lavoro, di saperi tramandati, di dedizione quotidiana. Gli stessi valori che animano lo spirito olimpico. Per questo IDM li definisce “atleti del gusto”: ognuno medaglia d’oro nella propria categoria, ognuno con una storia da raccontare.
Quando il mondo guarderà verso Anterselva nel febbraio 2026, troverà molto più di una competizione sportiva. Troverà un territorio che ha fatto della qualità e della tradizione la sua identità, trasformando materie prime semplici in prodotti che parlano di montagna, pazienza e rispetto per la natura. E forse scoprirà che certi sapori, come certe vittorie, non si dimenticano facilmente.
