Monteverro, la Maremma di Chiara Rapaccini in cantina

A Capalbio sette sculture e tre “scatole vino” dell’artista Rap dialogano con i vini della cantina Monteverro fino al 2 novembre

Sette sculture e tre “scatole vino” di Chiara Rapaccini, in arte Rap, hanno preso casa a Monteverro, la cantina di Capalbio che da anni fa da ponte tra il vino e i linguaggi dell’arte contemporanea. Le opere sono visitabili fino al 2 novembre nell’ambito di Arte&Vino, la rassegna curata da Maria Concetta Monaci e organizzata dall’associazione culturale Il Frantoio. Protagonista, un piccolo popolo di uomini e donne felici, ebbri non di vino ma di Maremma.

Un popolo di legno, sabbia e chiodi

Le sette figure sono realizzate in acrilico su legno riciclato: alcune poggiano su assi raccolte sulle spiagge maremmane, ancora segnate dalla sabbia e assemblate con corde e chiodi. Felici, pensosi, nomadi, amanti, traditori: personaggi minuscoli con caratteri già grandi. Accanto a loro, tre “scatole vino” in legno dipinto diventano scrigni di immagini e ricordi, un piccolo mondo che usa il vino come pretesto per parlare d’altro — relazioni, memoria, territorio.

Opera di Chiara Rapaccini
Opera di Chiara Rapaccini

Il legame con la Maremma, per Rapaccini, non è solo un tema espositivo. «Ho sangue maremmano, mio nonno faceva olio e vino nella terra di Cecina» racconta l’artista, che nel progetto per Monteverro ha ritrovato anche le storie di famiglia raccontate dal padre. Ne sono nati, nelle sue parole, «piccoli uomini e donne felici, ebbri dei vini di Monteverro, che sanno di selvatico e sale marino».

Da Firenze al Colosseo, passando per il cinema

Fiorentina di nascita, romana d’adozione, Rapaccini vive in una casa-atelier a pochi passi dal Colosseo e insegna Illustrazione all’Istituto Europeo di Design. Il suo percorso non sta fermo in una sola disciplina: pittura, scultura, design, illustrazione, scrittura. Ha esposto da New York a Buenos Aires, da Tokyo all’Avana, oltre che a Parigi, Bruxelles, Roma, Venezia e Milano. Scrive romanzi e libri per ragazzi, e il grande pubblico la conosce anche per le vignette satiriche Amori sfigati. È stata compagna di vita del regista Mario Monicelli, con cui ha condiviso pure qualche avventura sul set.

Opera di Chiara Rapaccini
Opera di Chiara Rapaccini

Quando la cantina fa da mecenate

Rapaccini non è la prima artista a varcare i cancelli di Monteverro, e difficilmente sarà l’ultima. Dal 2017 la tenuta porta avanti “Etichette d’artista”, progetto che chiama creativi contemporanei a reinterpretare a turno le etichette dei vini più giovani della cantina: prima di lei sono passati Giulio Bensasson, Bruno Pellegrino, Davide Dormino, Elena Saracino e Matteo Nasini. Nel 2026 Monteverro ha aperto anche una collaborazione con Hypermaremma, ospitando L’Albero della Maremma di Azzurra Galatolo, installazione dedicata all’identità del territorio.

Il filo che tiene insieme queste iniziative, spiega il team di Monteverro, è semplice: «Il vino per noi è un punto di partenza per aprirci a linguaggi e mondi diversi. Arte, musica, letteratura, cinema e design condividono con il vino la capacità di raccontare un territorio ed evocare ricordi». E aggiunge, a proposito della mostra in corso: «Accogliere le opere di Chiara Rapaccini significa continuare questo dialogo e offrire una chiave in più per scoprire Monteverro e la Maremma».

Arte&Vino è visitabile presso la cantina Monteverro, a Capalbio, fino al 2 novembre.

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