La vigna di Barbera che la famiglia Bologna ha ricomposto pezzo dopo pezzo a Rocchetta Tanaro compie 25 anni, tra notai e canzoni
Montebruna compie 25 anni. La vigna di Barbera che la famiglia Bologna, alla guida della cantina Braida, ha ricomposto ettaro dopo ettaro nasce da un progetto rimasto per decenni sulla carta. L’anniversario cade insieme alla vendemmia 2026, ma dietro c’è una storia più lunga: una collina rimessa insieme pezzo dopo pezzo, che nel tempo è diventata anche un piccolo progetto letterario.

Un progetto rimasto a lungo irrealizzabile
Il nome della vigna nasce da un desiderio di Giacomo Bologna, che voleva acquisire i terreni della collina di Montebruna, a Rocchetta Tanaro. All’epoca l’operazione sembrava impraticabile: la proprietà era frazionata tra numerosi agricoltori della zona, e riunirla avrebbe richiesto trattative appezzamento per appezzamento.
La ricomposizione, un atto notarile alla volta
Il progetto passa al figlio Giuseppe Bologna, che dalla metà degli anni Novanta lo riprende e lo porta avanti con pazienza notarile: decine di atti, uno per ogni proprietario, per rimettere insieme i pezzi della collina. Oggi Montebruna misura complessivamente 30 ettari, con un impianto particolarmente fitto che produce grappoli piccoli e favorisce una maturazione uniforme.

Un’etichetta diventata racconto
Attorno alla vigna è nato «Una terra che parla», un progetto che lega il nome Montebruna proprio alla sua storia di ricomposizione: le lettere richiamano gli appezzamenti riuniti, mentre i filari sono diventati negli anni materia di scrittura e musica. Alla vigna hanno dedicato versi e canzoni autori come Bruno Lauzi, Giorgio Faletti, Roby Facchinetti, Omar Pedrini e Paolo Conte.
«Venticinque vendemmie dopo – raccontano Raffaella e Giuseppe Bologna – Montebruna continua a ricordarci che un vino nasce prima di tutto da una terra. Una terra che cambia, che attraversa gli anni, che parla. Sta a noi saperla ascoltare».
Il vino e i riconoscimenti recenti
Montebruna è la Barbera d’Asti Docg che nasce esclusivamente dalle uve della collina omonima. Dopo una fermentazione di circa due settimane in vasche d’acciaio a temperatura controllata, matura un anno in botti grandi di rovere. L’annata 2023, in commercio da ottobre, è stata apprezzata dalla critica enologica italiana.
