A Bologna Coldiretti presenta il più piccolo tortellino del mondo e denuncia: il 97% dei prodotti extra-Ue entra senza controlli
Pesa 0,03 grammi, è grande meno di 5 millimetri, ma contiene tutto: lombo di maiale, prosciutto crudo, mortadella, Parmigiano Reggiano, uova, noce moscata. È il tortellino più piccolo del mondo, realizzato dai cuochi contadini e presentato al Villaggio Coldiretti di Bologna nella giornata mondiale del Guinness dei primati. Un simbolo minuscolo di un patrimonio enorme, quello dell’agroalimentare italiano, che vale 69,1 miliardi di euro di export nel 2024 ma che oggi si trova ad affrontare sfide sempre più complesse.
Dietro il record da Guinness, infatti, c’è un allarme che Coldiretti ha lanciato con forza durante l’evento bolognese: il 97% dei prodotti alimentari provenienti da Paesi extra-Ue entra in Europa senza controlli adeguati.
Porti colabrodo e controlli insufficienti
«Oggi in Europa si stima che appena il 3% dei prodotti che arrivano dall’estero sia sottoposto a verifiche fisiche, ovvero tese a testarne la salubrità», ha spiegato Ettore Prandini, presidente di Coldiretti durante l’evento a cui ha partecipato anche il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.
Il problema principale? Porti come Rotterdam, dove il 90% dei prodotti sudamericani fa il suo ingresso in Europa, vengono definiti “colabrodo” per l’inadeguatezza dei controlli. «Non si può imporre regole stringenti ai nostri produttori e poi aprire le frontiere a chi produce senza rispettarle», sottolinea Prandini.

I cibi e le bevande importati in Italia risultano 5 volte più pericolosi di quelli Made in Italy: i prodotti stranieri con residui chimici irregolari sono il 2,6% contro lo 0,5% di quelli nazionali. La percentuale sale al 4,5% se si considerano solo i prodotti extra-Ue.
Il nodo Mercosur
Tra i dossier più critici c’è l’accordo commerciale Ue-Mercosur. Nei primi otto mesi del 2025 le importazioni in Italia dai Paesi sudamericani sono aumentate del 18%, per un totale di 2,3 miliardi di euro, mentre le esportazioni italiane sono calate dell’8%.
«L’intesa col Mercosur è stata pensata 18 anni fa ma da allora è cambiato il mondo e l’agricoltura ha assunto un ruolo sempre più strategico», ha dichiarato Prandini. Il rischio? L’arrivo di carne bovina, pollo, riso, miele e zucchero prodotti con antibiotici e pesticidi vietati in Europa.
Il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo ha sottolineato l’impatto ambientale: «Parte della produzione europea, soprattutto quella delle piccole imprese, viene rimpiazzata da prodotti con standard ambientali e sociali enormemente inferiori. Esportiamo inquinamento dove le regole sono più “leggere” per reimportarlo nel piatto».
Lollobrigida ha risposto alle preoccupazioni del settore: «Per quanto riguarda il Mercosur l’Italia è stata determinante nel negoziato, ponendo condizioni chiare e concrete». Tra le garanzie ottenute, oltre 6 miliardi di euro per compensare eventuali perdite e il cosiddetto “freno a mano” per ripristinare i dazi in caso di crolli dei prezzi. «La terza garanzia, la più rilevante, è la reciprocità: ciò che imponiamo ai nostri produttori deve valere anche per i prodotti importati», ha precisato il ministro.
Dazi Usa e italian sounding
Le tensioni commerciali con gli Stati Uniti stanno già producendo effetti. Dopo l’applicazione di nuovi dazi, le esportazioni di vino sono calate del 18% a settembre, mentre ad agosto si sono registrati crolli per l’olio extravergine (-62%), i derivati del pomodoro (-36%) e la pasta (-21%).
«Purtroppo l’Italian Sounding è uno dei problemi più grandi che noi abbiamo in termini di falsificazione dei nostri prodotti, vale più di 120 miliardi», ha dichiarato Prandini. Una cifra quasi doppia rispetto ai 69 miliardi di export reale del Made in Italy.

Negli Stati Uniti si producono 222 milioni di chili di “Parmesan”, 170 milioni di “provolone”, 23 milioni di “pecorino romano” e oltre 2 miliardi di chili di “mozzarella”: quasi 2,7 miliardi di chili totali di “italian cheese” che nulla hanno a che fare con l’Italia.
Authority europea in Italia
Una proposta concreta è arrivata dal ministro Lollobrigida: «Chiediamo che la futura Authority europea abbia sede qui, in Italia. L’Italia è il Paese che controlla di più e truffa di meno, grazie al lavoro straordinario delle nostre forze dell’ordine».
Coldiretti ha accolto con soddisfazione l’annuncio: «Ringraziamo il Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida che ha accolto una nostra richiesta, rispetto a un fenomeno che denunciamo da anni», ha dichiarato Gesmundo. «Noi dobbiamo arrivare ad un controllo sui prodotti che arrivi al 100%, soprattutto su filiere che sappiamo essere già compromesse all’origine».
I numeri del Made in Italy
L’evento di Bologna ha messo in luce anche i primati dell’agroalimentare italiano. L’agricoltura italiana è al primo posto in Ue per valore generato per ettaro (quasi 3000 euro, il doppio della Francia), conta 331 specialità Dop/Igp/Stg, 529 vini Dop/Igp e 5547 prodotti alimentari tradizionali. Con 84mila aziende biologiche, l’Italia è leader europeo anche nel settore bio.
Per la sola Emilia Romagna, patria della Food Valley dove si è svolto l’evento, il patrimonio agroalimentare vale oltre 37 miliardi di euro.
«A breve incontreremo nuovamente il Commissario Europeo del Commercio, Maros Sefcovic, per ribadirgli l’importanza della reciprocità», ha annunciato Prandini. «Le regole che seguono i nostri imprenditori devono valere anche quando noi importiamo prodotti provenienti da altri continenti. Su questi aspetti non ci sono mediazioni».
Così, mentre il tortellino da Guinness conquista i riflettori, la battaglia per difendere il cibo italiano dalle importazioni selvagge e dai falsi continua su più fronti: dai controlli alle frontiere alla lotta contro l’italian sounding, fino alla reciprocità negli accordi commerciali.
