Il torrone, ricordi condensati in un morso

In Piemonte il torrone è una cosa seria, qui è nata la variante con le nocciole dall’intuizione di Giuseppe Sebaste. E a me piace tanto

«Se tutto costa due soldi, datemi due soldi di torrone… E si mise in bocca tutto in una volta il pezzo di torrone, al quale era rimasta appiccicata metà della carta: la carta non la si poteva togliere; però la si poteva leccare». Da “I ragazzi della via Pal”.

Il torrone è tornato in prima linea nella mia vita da quando vivo vicino a Alba e Grinzane Cavour. Basta assaggiare qualche cucchiata di Menelik, un dolce al cucchiaio, alternativa al tiramisù, che in alcune versioni prevede il torrone tra i suoi ingredienti, per essere subito rapito dal sapore del torrone e dalla sua particolare consistenza.

Il torrone fu creato nel 1885 da Giuseppe Sebaste. Giuseppe fu abbandonato nella ruota dell’Ospedale di Bra (CN) e, prima di fondare la Sebaste, lavorò come garzone di pasticceria ad Alba (CN). Quando aprì la sua attività a Grinzane Cavour (CN) voleva produrre il torrone, ma si scontrò con gli alti costi delle mandorle: vivendo nella terra della Nocciola Tonda Gentile fece di necessità virtù e cambiò la ricetta. Sebaste rivoluzionò così il torrone, caratterizzandolo, dalle molte varianti in commercio all’epoca, attraverso l’uso delle nocciole tostate e non delle mandorle.

Un’innovazione ben riuscita, tanto che il suo torrone ancor oggi rappresenta la tradizione di quello piemontese. Il classico torrone friabile del Piemonte Sebaste è lo stesso da 5 generazioni. La ricetta tradizionale: zucchero, miele, albume d’uovo: poche materie prime scelte con cura, cotte a bagnomaria all’interno delle torroniere, le nocciole tostate vengono incorporate ancora tiepide.

Ogni volta che lo mangio, seduto in piazza ad Alba o nelle fiere di paese, il torrone o i torroncini ricoperti di cioccolato extra fondente, chiudo gli occhi e ritorno a vivere l’atmosfera delle festività natalizie in qualunque momento dell’anno. È un viaggio nei ricordi della fanciullezza: al profumo del panettone, alla tovaglia rossa, alla coppa per il moscato dolce, all’albero addobbato con sotto i regali. Perché il cibo è portatore di emozioni, è un potente mezzo per ritornare con la mente a momenti piacevoli, da apprezzare sempre con i tempi giusti, perché la fretta rovina l’atmosfera.

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