Giornata del Caffè: Italia tra rincari, capsule e tradizione

Gli italiani bevono più caffè ma spendono il 20% in più rispetto al 2021. Cresce il consumo domestico con capsule e cialde

Lo scorso primo ottobre si è celebrata la Giornata Internazionale del Caffè, occasione per fotografare le abitudini di consumo degli italiani e scoprire che il rapporto con questa bevanda sta cambiando, soprattutto per il portafoglio.

Quanto costa davvero un caffè al bar

Partiamo dai numeri che pesano di più: dal 2021 a oggi il prezzo dell’espresso al bar è aumentato del 20,7%. La media nelle grandi città è passata da 1,04 euro a 1,25 euro. Ma le differenze geografiche sono notevoli: a Bolzano si pagano in media 1,47 euro, mentre a Catanzaro si resta sotto l’euro. A Napoli, pur essendo considerata la capitale mondiale del caffè, il prezzo è salito del 35% in quattro anni, arrivando a 1,21 euro.

Secondo Assoutenti, considerando che in Italia si servono 6 miliardi di tazzine all’anno nei bar, la spesa complessiva è passata da 6,2 a 7,5 miliardi di euro: 1,3 miliardi in più a parità di consumi.

Caffè espresso
Caffè espresso

Cosa comprano gli italiani

Nonostante i rincari, gli italiani non rinunciano al caffè. Anzi. Nel 2025 sono oltre 22,6 milioni le famiglie che lo hanno acquistato (l’86% del totale), con un aumento rispetto ai 22 milioni del 2024. La spesa media familiare è schizzata a 81,83 euro annui, contro i 59,50 del 2021.

Il dato più interessante riguarda le modalità di consumo: capsule e cialde continuano a guadagnare terreno. Le capsule sono scelte dal 49,4% delle famiglie, le cialde dal 15,3%. Il caffè macinato resta il più venduto (59,4% di penetrazione), ma è in calo. La moka, dopo anni di flessione, mostra segnali di ripresa.

L’80% del caffè si consuma in casa, solo il 20% al bar. E le macchine per capsule sono ormai presenti in una famiglia italiana su due.

Chi beve caffè (e chi lo sta scoprendo)

Il 97,7% degli italiani dichiara di amare il caffè e il 71% lo beve ogni giorno. Ma esistono differenze generazionali: tra i giovani sotto i 34 anni la penetrazione scende al 76,1%, mentre tra i 55-65enni supera il 90%.

Al bar, l’espresso classico domina con il 63,5% delle preferenze, seguito da cappuccino (41,5%) e caffè macchiato (33,4%). Tra i sostitutivi, il ginseng conquista il 12,8% dei consumatori.

Cosa non sappiamo del caffè

Una ricerca condotta per il Comitato Italiano del Caffè rivela quanto poco conosciamo davvero di questa bevanda. Il 64,6% degli italiani pensa che nel nostro Paese si coltivi caffè, convinzione che sale al 42% tra i giovani di 18-24 anni. La realtà è diversa: l’Italia importa circa 10 milioni di sacchi di caffè verde all’anno, principalmente da Brasile (4 milioni di sacchi) e Vietnam (2,2 milioni). La nostra eccellenza sta nella torrefazione e nella miscelazione, non nella coltivazione.

Sul fronte dei produttori mondiali, mentre il 72% degli italiani identifica correttamente il Brasile come primo produttore e il 56% cita la Colombia, paesi come Vietnam e Indonesia – rispettivamente secondo e quarto produttore mondiale – sono riconosciuti solo dal 10,6% e dall’8,9% degli intervistati.

La confusione aumenta quando si parla del chicco stesso. Il 60% degli italiani non sa che i chicchi prima della tostatura sono verdi o gialli, immaginandoli già marroni o neri. E quasi uno su dieci è convinto che nascano sotto terra, quando in realtà sono contenuti in frutti (cosa che sa il 53,8% degli italiani).

Anche sulle varietà le conoscenze sono limitate: l’Arabica è nota al 90,4%, la Robusta solo al 56,7%, mentre varietà come Liberica ed Excelsa restano praticamente sconosciute (sotto il 15%).

Caffè appena raccolto
Caffè appena raccolto

Pochi sanno stimare correttamente la durata della tostatura: oltre la metà degli italiani non ha idea dei tempi necessari e molti li sopravvalutano, arrivando a pensare che il processo possa durare oltre mezz’ora. Eppure l’88,7% riconosce che proprio la tostatura è uno degli elementi chiave che influenza il sapore, insieme all’area di coltivazione (82,9%) e ai processi di lavorazione nei paesi d’origine (79,9%).

Anche la tradizione italiana è percepita in modo diverso tra le generazioni: mentre l’81% degli over 55 riconosce la forte storia del nostro Paese nella torrefazione, tra i 18-24enni la percentuale scende al 61%. E il concetto di “arte della torrefazione” – la tostatura accurata con selezione di tempi e temperature, combinata alla creazione delle miscele – è chiaro solo a tre italiani su quattro.

Gli effetti sulla salute: cosa dice la scienza

Il caffè è molto più di una semplice bevanda energizzante. Studi recenti stanno approfondendo il suo impatto sull’organismo, dal cervello all’intestino, con risultati che vanno oltre la semplice “carica” mattutina.

La caffeina, alcaloide presente in media con 80 mg per tazzina di espresso (contro i 5 mg del decaffeinato), agisce facilitando il rilascio di neurotrasmettitori come l’adrenalina. Questo spiega perché ci sentiamo più energici dopo il caffè. Ma gli effetti non si fermano qui.

Ricerche recenti dimostrano che la caffeina è in grado di inibire la secrezione di interleuchine infiammatorie nelle cellule del colon, contribuendo a ridurre l’infiammazione. Ancora più interessante è l’impatto sul microbiota intestinale: composti presenti nel caffè come gli acidi clorogenici e la caffeina sembrano influenzare la composizione della flora batterica intestinale.

Studi hanno evidenziato che il consumo di caffè è associato a un aumento dei batteri Akkermansia e a una diminuzione di Escherichia coli, Enterococcus, Bacteroides e Clostridium. I polifenoli del caffè, in particolare, aumentano la concentrazione di batteri benefici come Faecalibacterium, Lactobacillus, Akkermansia e Bifidobacterium, associati alla produzione di acidi grassi a catena corta, importanti per la salute intestinale.

Atri lavori suggeriscono anche effetti sulla soppressione della crescita cellulare anomala, anche se gli esperti sottolineano che questi risultati sono ancora soggetti ad alta variabilità e necessitano di ulteriori conferme.

Le controindicazioni da conoscere

Non tutto è positivo, però. L’interferenza tra caffè e farmaci è un aspetto spesso sottovalutato: molti antinfiammatori e antidolorifici contengono già caffeina, quindi assumere questi medicinali insieme al caffè può amplificarne o inibirne gli effetti. Gli esperti sono categorici: mai prendere farmaci bevendo caffè per mandarli giù.

Il caffè può provocare assuefazione e aggravare malattie cardiovascolari già in atto. Le donne in gravidanza devono limitarne il consumo perché quantità eccessive potrebbero causare un ritardo della crescita intrauterina del feto.

Chi soffre di reflusso gastroesofageo o gastrite dovrebbe ridurre drasticamente o eliminare il caffè: la bevanda aumenta la secrezione dei succhi gastrici, peggiorando questi disturbi.

La chiave, come sempre, è la moderazione e la consapevolezza del proprio stato di salute.

Il riciclo delle capsule

Sul fronte ambientale, cresce l’attenzione al riciclo dell’alluminio. Il progetto “Da Chicco a Chicco”, attivo dal 2011, ha permesso di recuperare oltre 12mila tonnellate di capsule, separando l’alluminio (destinato al riciclo) dal caffè esausto (trasformato in compost). A Milano è partita una sperimentazione di raccolta domiciliare delle capsule, senza costi aggiuntivi per i cittadini.

Il caffè resta un rito

Nonostante prezzi in aumento e abitudini in evoluzione, il caffè mantiene il suo ruolo centrale nella vita quotidiana degli italiani. Che sia al bar o preparato con la moka, con capsule o macchina automatica, resta un momento irrinunciabile della giornata. E un settore che, come sottolinea il ministro Lollobrigida, fa dell’Italia «una potenza commerciale nella trasformazione», anche se il chicco arriva da migliaia di chilometri di distanza.

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