A Parma, Barilla e l’Università mettono 44 persone tra studenti e dipendenti a dialogare sul futuro del lavoro
Lo scorso 29 gennaio, a Parma, 44 persone si sono sedute in una sala dell’Università e hanno cominciato a parlare. Ventidue erano dipendenti Barilla. Ventidue erano studenti. Nessuno dei due gruppi doveva vendere qualcosa all’altro. Il progetto si chiama GenConnect e, almeno per questa prima edizione, è un esperimento: vedere se vale la pena che una grande azienda italiana apra una porta che normalmente resta chiusa.
Cosa è GenConnect
GenConnect è un programma di dialogo intergenerazionale promosso da Barilla in collaborazione con l’Università di Parma. È partito il 29 gennaio 2026 e si svilupperà fino a maggio. Non è un programma di mentoring, non è un percorso di recruiting travestito da qualcos’altro. È, nei termini più semplici, un programma pensato per far parlare tra loro due gruppi che raramente si confrontano davvero: dipendenti Barilla e studenti universitari provenienti da dipartimenti diversi.
Il progetto nasce all’interno di “Unipr4Talents: talentuosi si diventa”, un’iniziativa dell’Università di Parma finanziata dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il “Bando Talenti”. Barilla ha preso parte a questa iniziativa attraverso il suo ERG Young, uno dei 17 Employee Resource Group attivi nel Gruppo, comunità interne nate per promuovere una cultura aziendale più inclusiva.

Come funziona
La struttura è abbastanza lineare. I partecipanti si incontrano in tre sessioni plenarie — una di apertura, una di confronto intermedio e una di chiusura — ma il cuore del programma sono gli incontri in coppie: una persona Barilla, uno studente. Incontri regolari, pensati come spazi di scambio paritario. Non c’è un esperto che dispensa consigli a un giovane alle prime armi. È un dialogo a due voci, dove entrambe le parti portano qualcosa che l’altra non ha.
Lo studente porta una prospettiva fresca sul lavoro, le domande che chi è già dentro il sistema smette di farsi. Il dipendente porta l’esperienza concreta di cosa significa navigare davvero una carriera, con le sue sorprese e i suoi compromessi. L’obiettivo dichiarato è sviluppare una maggiore consapevolezza sulle trasformazioni del lavoro e sulle esigenze delle diverse generazioni.
Perché una grande azienda italiana fa questa cosa
Barilla non è alla sua prima iniziativa sul tema. Prima di GenConnect aveva già avviato un programma interno chiamato Generational Mentoring, che coinvolgeva solo dipendenti. La novità qui è che per la prima volta il confronto si apre all’esterno dell’azienda, coinvolgendo studenti universitari.
La mossa ha un senso pratico e uno culturale. Da un punto di vista pratico, si tratta di testare se un modello che ha funzionato internamente può funzionare anche in un contesto più aperto. Da un punto di vista culturale, significa riconoscere che le generazioni più giovani non sono solo “capital umano da formare” ma interlocutori portatori di visioni che meritano ascolto.
Questa prima edizione è esplicitamente un progetto pilota. Barilla ha dichiarato l’ambizione di renderlo un modello replicabile, anche per altre aziende.

I vantaggi per gli studenti
Se sei uno studente universitario a Parma, questo programma non ti dà un tiro nel curriculum come un tirocinio. Non ti inserisce in una base dati aziendale. Ti mette a sedere di fronte a qualcuno che lavora davvero e ti chiede — e tu chiedi a lui — come funziona tutto questo nel modo più diretto possibile.
È un’esperienza di nicchia, almeno per ora. I posti disponibili sono 22, selezionati con il supporto del team Unipr4Talents. Ma se il modello funziona come Barilla prevede, potrebbe diventare un format che altre aziende prendono a esempio.
Un bilancio tra maggio e il futuro
I risultati del programma saranno condivisi in maggio 2026, in un evento pubblico con l’Università di Parma. Solo allora si saprà se le persone che si sono sedute a parlare tra loro hanno cambiato qualcosa nella loro comprensione del lavoro.
Quello che è già chiaro è il segnale: Barilla sta cercando di costruire un dialogo intergenerazionale che non sia sepolto in una sala riunioni aziendale. Lo porta fuori, lo apre, lo testa. Se ci funziona, potrebbe essere un modello interessante anche per chi nel mondo dell’alimentazione e della manifattura italiana sta cercando modi nuovi per avvicinare università e impresa.
