Il Consorzio Garda Doc lancia i vini a bassa gradazione e allarga la denominazione a Castenedolo, tra degustazioni e cantine
Sedersi in compagnia con un bicchiere di vino, d’estate, è un’abitudine che sul Garda tutti conoscono. Ma le abitudini cambiano, e per intercettarle il Consorzio Garda Doc ha lanciato una linea di vini low alcol, a bassa gradazione alcolica: la prima denominazione italiana a farlo.
Se l’alcol pesa meno nel bicchiere
In Italia i vini a bassa gradazione, no alcol e dealcolati restano una nicchia, ma le prospettive sono interessanti. Secondo l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, il mercato italiano dei vini No-Lo (no e low alcohol) valeva nel 2025 circa 3,3 milioni di dollari, appena lo 0,1% delle vendite complessive di vino: una quota che le stime Iwsr indicano destinata a salire fino a 15 milioni di dollari nei prossimi quattro anni.
Il Consorzio Garda Doc, riconosciuto dal ministero nel 2015 e guidato dal presidente Paolo Fiorini, sta cercando nuove strade per arrivare ai consumatori. Le iniziative rientrano nel progetto europeo «Euchronicles – Eccellenze Dop: un savoir-faire tutto europeo», che promuove le eccellenze agroalimentari certificate insieme ad altri tre consorzi di tutela italiani.

L’ampliamento della denominazione con l’ingresso di una parte del comune di Castenedolo, in provincia di Brescia, l’introduzione delle tipologie low alcol e una rete di cantine che si aprono al turismo immersivo rafforzano il Garda come meta enoturistica, accanto a realtà come il Chianti e l’Etna, e accompagnano un mercato che si basa sempre più sull’esperienza piuttosto che sulla sola riconoscibilità del luogo.
Quando il viaggio passa dalla tavola
Il Garda d’estate si riempie di gite in bicicletta, di code per il gelato, di traghetti che tagliano l’acqua lasciando una scia di spuma. Ma per molti turisti, con vacanze sempre più brevi e frequenti, queste attività non bastano più: serve l’immediatezza di un assaggio che restituisca subito il carattere del territorio.
Viaggiare significa oggi accompagnarsi a una degustazione, alla visita di una cantina storica o ai piatti tipici di un agriturismo. Il cibo è diventato la prima voce di spesa per chi cerca una vacanza che stuzzichi il palato, non solo il portafogli.
Il fenomeno dell’estate 2026 si chiama «snackpacking»: viaggiare all’inseguimento delle specialità diventate virali sui social, prima ancora di averle assaggiate a tavola. Un trend che sposta parte della spesa turistica verso mete secondarie e quartieri meno battuti. Per molti, però, l’esperienza resta incompleta senza una visita guidata nei vigneti, un’attività all’aperto o la scoperta della quotidianità di un borgo.

Un turismo in crescita che cerca l’autenticità
Il Garda si conferma tra le mete vacanziere più rilevanti d’Europa anche nel 2025: secondo i dati elaborati da Garda Unico, l’agenzia interregionale che riunisce le tre sponde del lago (Lombardia, Veneto e Trentino), le presenze turistiche hanno sfiorato quota 28 milioni, in crescita rispetto ai circa 25 milioni del 2024.
Il legame tra viaggio e cibo riguarda l’Italia nel suo complesso: secondo il Rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2025, curato da Roberta Garibaldi per l’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, circa sette turisti stranieri su dieci indicano l’enogastronomia come motivazione primaria di almeno una delle loro vacanze più recenti, con punte del 74% tra i francesi.
Ma per gustarsi una bottiglia e un piatto non bastano più calice e posate. L’itinerario si allunga tra passeggiate nei filari, visite alle cantine, ai birrifici e ai ristoranti, attività didattiche che coinvolgono anche gli altri sensi oltre al palato.
