Gabriele, il Manzoni Bianco che nasce sul Montello

Giusti Wine lancia il Gabriele, un Manzoni Bianco Asolo Montello Doc: debutta a Vinitaly e arriva in vendita da metà aprile

Un vino che porta il nome di una persona. Non è una trovata di marketing: dietro c’è la storia di un nipote che è tornato a casa, di uno zio che non voleva fare questo vino, e di un vitigno nato ottant’anni fa a pochi chilometri di distanza.

Giusti Wine, cantina di Nervesa della Battaglia in provincia di Treviso, presenta “Gabriele” Manzoni Bianco Asolo Montello Doc. L’anteprima ufficiale è al prossimo Vinitaly. Dalla seconda metà di aprile il vino sarà disponibile alla vendita.

Gabriele Manzoni Bianco
Gabriele Manzoni Bianco

Un vitigno degli anni Trenta, nientemeno

L’Incrocio Manzoni è figlio della Scuola Enologica di Conegliano, dove Luigi Manzoni — il preside — incrociò Riesling Renano e Pinot Bianco negli anni Trenta del Novecento. Sul Montello, collina allungata tra il Piave e le Prealpi trevigiane, questo vitigno cresce da quando esiste. Non è una scelta esotica.

Le uve di Gabriele vengono dalla Tenuta Abazia, una delle undici proprietà di Giusti Wine, ai piedi dell’Abbazia di Sant’Eustachio. Quella stessa abbazia dove a metà del Cinquecento Monsignor Giovanni Della Casa scrisse il “Galateo”, poi rimasta abbandonata per decenni, poi restaurata grazie ai fondi della famiglia Giusti.

Lo zio che non voleva farlo

Ermenegildo Giusti, fondatore dell’azienda, ha raccontato senza giri di parole: «All’inizio non volevo produrre questo vino. Avevo il timore che il mercato estero non fosse pronto a capirlo». A convincerlo è stato un assaggio in cantina durante l’affinamento — e la pressione del team di enologi, nipote in testa.

Gabriele Zanatta è cresciuto a Nervesa della Battaglia, ha studiato alla Scuola Enologica di Conegliano, si è laureato con il massimo dei voti all’Università di Udine, poi ha lavorato in altre cantine prima di tornare in famiglia. Oggi lavora al fianco dell’enologo Mirco Pozzobon, con la consulenza di Graziana Grassini. Sull’etichetta c’è una beccaccia — uccello tipico del Montello — che spicca il volo.

Gabriele Zanatta
Gabriele Zanatta

«Mi sono innamorato di questo vino da subito, quando la sua produzione non era neppure certa», ha spiegato Zanatta. «Ecco perché lo zio ha deciso di dargli il mio nome: un sorso tenace, una caratteristica che contraddistingue anche me».

Nel bicchiere

Giallo brillante con riflessi dorati, Gabriele offre al naso frutta matura, fiori, erbe aromatiche. In bocca il vino è equilibrato tra morbidezza e sapidità, con buona persistenza.

Giusti Wine lo porta a Vinitaly come primo test sul mercato. Ermenegildo Giusti ammette di essersi sbagliato sul giudizio iniziale: «Rappresenta la vera espressione di ciò che può fare una viticoltura sana e mirata sul Montello, sfatando il mito che non sia una terra da bianchi di struttura».

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