Il presidente dell’Unione Italiana Vini chiede di rivedere il Testo Unico per adeguarlo al mercato in crisi
L’assemblea nazionale dell’Unione Italiana Vini (UIV) ha riconfermato all’unanimità Lamberto Frescobaldi come presidente per il prossimo triennio. L’incontro, tenutosi ieri a Roma, ha messo in luce le difficoltà del settore vinicolo italiano, alle prese con un calo generalizzato dei consumi e nuove sfide commerciali.
I numeri del settore in difficoltà
I dati presentati dall’Osservatorio UIV parlano chiaro: nei primi cinque mesi del 2025 tutti i principali mercati di sbocco hanno registrato cali significativi. L’Italia segna un -1,8%, gli Stati Uniti -4,7%, il Regno Unito -3% e la Germania -9,6%. Questi quattro mercati rappresentano il 73% del fatturato delle aziende vinicole italiane.
Le vendite al dettaglio mostrano una contrazione del 3,4%, che sale al 5,3% per i vini fermi e frizzanti. Solo gli spumanti resistono con un +4,9%.

Il paradosso italiano
Il problema principale evidenziato da Frescobaldi è che l’Italia, a differenza di altri paesi produttori, continua ad aumentare la superficie vitata nonostante il mercato stagnante. «Non possiamo più permetterci di inondare la Cantina Italia con vendemmie da 50 milioni di ettolitri», ha dichiarato il presidente.
Secondo le stime UIV, una vendemmia di questa portata porterebbe a ottobre circa 90 milioni di ettolitri in cantina – l’equivalente di quasi due raccolti. Una situazione che causerebbe un crollo dei valori del 5,3%, pari a oltre mezzo miliardo di euro di perdite.
La proposta di revisione
Frescobaldi ha lanciato una proposta concreta: rivedere il Testo Unico del vino entro il 2026, a dieci anni dalla sua entrata in vigore. L’obiettivo è adeguare la normativa alle attuali dinamiche di mercato.
I correttivi proposti includono:
- Riduzione delle rese per ettaro
- Allineamento dei disciplinari alle produzioni reali
- Revisione dei meccanismi di riclassificazione
- Stop alle nuove autorizzazioni per un anno
- Riorganizzazione del sistema delle denominazioni

Le sfide del futuro
Il rapporto Mediobanca presentato durante l’assemblea ha evidenziato che il settore vitivinicolo italiano, storicamente virtuoso e a forte dimensione familiare (65% del patrimonio in mano alle famiglie), sta affrontando una diminuzione della redditività. L’EBIT margin è sceso al 6,2% nel 2023.
Tra le principali preoccupazioni delle aziende, la riduzione dei consumi (72% delle risposte) precede di poco i dazi (66%). Le strategie di reazione puntano sull’apertura di nuovi mercati (77%), investimenti in risorse umane (56%) e sviluppo di prodotti no-low alcohol (50%).
Il nodo dei dazi
Il segretario generale UIV, Paolo Castelletti, ha sottolineato che anche dazi al 10% creerebbero problemi significativi, con un danno stimato del 10-12% sul fatturato americano. «Serve un’Europa più unita per accelerare gli accordi di libero scambio», ha commentato, citando come esempio le difficoltà nell’accesso ai mercati di Brasile (dazi al 27%) e India (150%).
Un settore che deve cambiare
L’UIV rappresenta oltre 800 soci per un fatturato di 10,6 miliardi di euro e l’85% dell’export nazionale. Frescobaldi ha chiuso l’assemblea con un messaggio di realismo: «Dobbiamo essere trasparenti con i nostri associati che le cose non sono solo positive, servono cambiamenti strutturali».
La sfida ora è trasformare queste proposte in azioni concrete, coinvolgendo l’intera filiera in un processo di adattamento alle nuove condizioni di mercato.
