L’Italia si conferma potenza mondiale del food, trainata da caffè, formaggi e bollicine. I numeri di un settore in salute
Mentre al supermercato paghiamo sempre di più per riempire il carrello, l’Italia macina record nelle esportazioni di cibo e vino. Nei primi undici mesi del 2025 abbiamo venduto all’estero prodotti agroalimentari per quasi 67 miliardi di euro, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Se il trend si conferma, chiuderemo l’anno a quota 73 miliardi: un nuovo record storico.
Cosa comprano gli stranieri
I prodotti che trainano le vendite sono quelli che ci aspetteremmo: caffè (anche se non lo produciamo, lo trasformiamo da maestri), formaggi, prosciutti, prodotti da forno e frutta fresca. Ma c’è di più. Secondo i dati Ismea, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, anche le bollicine italiane stanno vivendo un momento d’oro, con i consumi interni di spumanti cresciuti del 5,8% in volume nei primi nove mesi del 2025.
Il vino resta uno dei pilastri: la produzione 2025/2026 dovrebbe toccare i 47 milioni di ettolitri, l’8% in più dell’anno scorso, confermando l’Italia come primo produttore mondiale per volume. Il pomodoro da industria ha fatto registrare un +11%, mentre formaggi come il Parmigiano Reggiano continuano a vedere numeri in crescita a doppia cifra.

Non solo export: anche noi compriamo di più
Parallelamente all’export in crescita, nei primi nove mesi del 2025 anche i consumi domestici sono aumentati del 4%. Gli italiani hanno comprato più uova (+6,7%), yogurt (+4,9%), formaggi freschi (+3,9%), pane (+3,1%) e ortaggi freschi (+2,9%). Un segnale che, nonostante l’inflazione, il carrello della spesa si sta ripopolando.
La Dieta Mediterranea come marchio
Il recente riconoscimento UNESCO della “cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bio-culturale” come patrimonio immateriale dell’umanità arriva in un momento strategico. La Dieta Mediterranea non è solo un modo di mangiare, ma un sistema che valorizza materie prime di qualità, stagionalità e varietà. È questo che rende competitivi i prodotti italiani sui mercati internazionali, non solo il “made in Italy” come slogan.
I numeri settore per settore
Cereali: La produzione di frumento duro è cresciuta del 3,4%, raggiungendo 3,6 milioni di tonnellate. Il mais ha fatto ancora meglio: +11,9% con 5,5 milioni di tonnellate.
Olio extravergine: L’annata 2025/26 ha visto una produzione in crescita, soprattutto al Sud. I prezzi sono scesi sotto gli 8 euro al chilo, e l’export nei primi nove mesi ha toccato le 303mila tonnellate (+17%).
Formaggi: Le esportazioni sono aumentate del 14,9% in valore tra gennaio e agosto 2025. Grana Padano e Parmigiano Reggiano hanno registrato un +20,4% in valore, nonostante un aumento in volume più contenuto (+2,2%).
Salumi: L’export è cresciuto del 5,7% sia in volume sia in valore. I prosciutti cotti hanno fatto registrare l’incremento maggiore (+8,7% in volume).
Carni: Mentre il resto d’Europa ha ridotto la produzione di carne bovina del 4%, l’Italia è cresciuta dell’1,2%. Le carni avicole rappresentano ormai il 44% degli acquisti totali di carne.
Il contesto internazionale
Questi numeri arrivano in un momento in cui il commercio internazionale resta fragile, tra tensioni geopolitiche e politiche commerciali incerte. Il fatto che l’agroalimentare italiano cresca più dell’export nazionale complessivo (+5% contro +3,1%) dice che il settore ha trovato una propria strada, fatta di qualità riconosciuta e varietà di prodotti.
Il governo ha mobilitato oltre 15 miliardi di euro tra risorse nazionali ed europee per sostenere il settore. Gli occupati agricoli sono cresciuti dell’1,5% in un anno, un dato positivo per territori spesso a rischio spopolamento.
Abbiamo un patrimonio agroalimentare che il mondo ci riconosce e che vale la pena tutelare. La sfida è fare in modo che questa ricchezza si traduca in prodotti accessibili anche per il mercato interno, non solo per l’export.
