Eúxenos, la Malvasia delle Lipari che non ti aspetti

Tenuta di Castellaro presenta un bianco secco fermentato in anfora: stesso vitigno, interpretazione radicale

Dimenticate la dolcezza. La Malvasia delle Lipari che conoscete, quella passita che profuma di albicocca e miele, qui prende un’altra strada. Eúxenos è un bianco secco, macerato in anfora, che nasce dalla stessa uva, ma racconta una storia completamente diversa.

Un’anfora dal passato

L’idea è nata nel 2021, quando nei fondali delle Eolie sono state recuperate antiche anfore. Da lì, in casa Castellaro hanno pensato: perché non tornare a vinificare come facevano i Greci? Niente acciaio, niente barrique. Solo anfore di cocciopesto, quel materiale di terracotta che già Romani ed Elleni usavano per conservare il vino.

Le uve vengono raccolte a mano dalle vigne ad alberello sul versante nord-ovest di Lipari. Niente appassimento, niente lieviti selezionati. La fermentazione è spontanea, guidata dai lieviti naturali presenti sulle bucce. Il vino resta a contatto con le vinacce per un mese, poi affina otto mesi sempre in anfora prima di passare in bottiglia.

Euxenos - foto Benedetto Tarantino
Euxenos – foto Benedetto Tarantino

Il carattere vulcanico

«Volevamo far emergere l’anima autentica del vitigno», spiega l’enologo Emiliano Falsini. Il risultato è un vino che mantiene i richiami fruttati della Malvasia, ma li inserisce in una struttura diversa: più verticale, più minerale. C’è una vena salmastra che ricorda il mare, un’acidità che tiene tutto in equilibrio, note di frutta secca che convivono con la tensione del suolo vulcanico.

Niente a che vedere con il passito tradizionale, insomma. Eúxenos – che in greco antico significa “accogliente verso lo straniero” – è pieno, vellutato, versatile negli abbinamenti. Un vino da scoprire, più che da riconoscere.

Il progetto Castellaro

Dal 2005 la famiglia bergamasca Lentsch lavora sui 24 ettari della tenuta, circa 70mila bottiglie l’anno. Il focus è tutto sulla Malvasia delle Lipari, vitigno che gli studi ampelografici fanno risalire agli antichi Greci. Viticoltura biologica e vegan, selezione massale, approccio artigianale ma contemporaneo.

Oltre alla cantina, il progetto include un wine resort e il recupero del parco geominerario delle Cave di Caolino, bonificato e aperto al pubblico. Un’operazione che vuole preservare e valorizzare l’isola, non solo produrre vino.

Eno-archeologia insulare

Eúxenos può sembrare un esperimento, ma è coerente con la filosofia della tenuta: esprimere il territorio attraverso vitigni autoctoni e tecniche che rispettino la materia prima. Il legame con le anfore antiche non è folklore turistico, ma un modo per chiudere un cerchio: tornare a vinificare la Malvasia come si faceva duemila anni fa, quando la portarono qui dalla Grecia.

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