Il mercato vinicolo mondiale in difficoltà tra inflazione e cambi di abitudini, mentre le esportazioni italiane resistono grazie al successo del Prosecco
Il mercato mondiale del vino sta attraversando una fase critica senza precedenti, con un calo dei consumi che ha raggiunto livelli storicamente bassi. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Internazionale del Vino (OIV), il 2024 ha segnato un ulteriore declino del 3,3% nei consumi globali rispetto all’anno precedente, attestandosi a 214,2 milioni di ettolitri – il volume più basso registrato dal lontano 1961.
La crisi non è passeggera, ma si inserisce in un trend negativo che dura ormai dal 2018, con una contrazione complessiva del 12%. Giorgio Delgrosso, responsabile della divisione statistica dell’OIV, non usa mezzi termini definendo la situazione attuale come “la tempesta perfetta”: un mix di fattori congiunturali e strutturali che stanno ridisegnando profondamente il settore.

Da un lato, il consumatore medio si trova a fare i conti con prezzi aumentati mediamente del 30% rispetto al periodo 2019-2020, conseguenza diretta di una produzione ridotta, dell’aumento dei costi di produzione e dell’inflazione generale. Dall’altro, si assiste a cambiamenti strutturali nei comportamenti di consumo e negli stili di vita, che stanno progressivamente allontanando molte persone dal calice.
L’Europa, che rappresenta ancora quasi la metà (48%) del mercato globale, ha visto i propri consumi diminuire del 2,8% nel 2024. Emblematico il caso della Francia, patria del vino per eccellenza, dove i consumi continuano la loro parabola discendente con un ulteriore calo del 3,6% nell’ultimo anno. Solo Spagna e Portogallo mostrano timidi segnali di crescita nel vecchio continente.
Oltreoceano, gli Stati Uniti – primo mercato mondiale – hanno registrato un preoccupante -5,8%, con consumi scesi a 33,3 milioni di ettolitri. L’incognita rappresentata dalle politiche commerciali dell’amministrazione Trump potrebbe ulteriormente complicare il quadro, come sottolineato dallo stesso Delgrosso.

Sul fronte produttivo, il 2024 ha segnato il livello più basso degli ultimi 60 anni con un calo del 4,8%, per un totale di 225,8 milioni di ettolitri. L’Europa ha registrato il raccolto più scarso di questo secolo, con la Francia che ha toccato i minimi dal 1957 a causa di condizioni climatiche avverse.
In questo scenario di difficoltà generale, l’Italia emerge come l’unica nota positiva, riconquistando il primo posto come produttore mondiale con 44 milioni di ettolitri e consolidando la sua leadership nelle esportazioni, grazie soprattutto al successo dei vini spumanti come il Prosecco. Mentre la Francia scivola al secondo posto con 36,1 milioni di ettolitri (-23%), seguita da Spagna (31 milioni) e Stati Uniti (21,1 milioni, in calo del 17,2%).
Il commercio internazionale, seppur in flessione nei volumi (-5% rispetto alla media degli ultimi cinque anni), mantiene valori elevati grazie all’aumento dei prezzi medi, con scambi per 35,9 miliardi di euro e un prezzo medio record di 3,60 euro al litro.
La contrazione delle superfici coltivate a vite a livello mondiale non allarma particolarmente gli esperti, che la interpretano come un possibile adattamento del mercato o un miglioramento dell’efficienza produttiva.
Guardando al futuro, resta da capire se il previsto calo dell’inflazione nel 2026 potrà invertire questa tendenza negativa, riportando ai consumi mercati chiave come Cina e Stati Uniti, o se ci si stabilizzerà definitivamente su livelli inferiori. Nel frattempo, il settore è chiamato a ripensare strategie e modelli di business per affrontare quello che appare sempre più come un cambiamento strutturale piuttosto che una crisi temporanea.
