Il Dentsu Navigator Q1 2026 rileva che il 51% dei consumatori Emea copre le spese, ma la spesa è calata in tutti i mercati
Il pessimismo economico non si è dissolto, ma ha cominciato a cedere qualche punto. Il Dentsu Consumer Navigator Q1 2026, rilevazione condotta a febbraio su 3.500 consumatori in cinque mercati europei (UK, Francia, Germania, Italia, Spagna), registra per la prima volta da due trimestri un lieve recupero delle valutazioni positive sull’economia. Il divario tra generazioni si va riducendo. La spesa, però, continua a calare in tutti i mercati, con tagli concentrati sui consumi quotidiani e grandi acquisti sistematicamente rimandati.
La fotografia dell’economia vista dall’interno
Il 66% dei consumatori europei valuta l’economia del proprio Paese in cattive condizioni: il 45% la giudica «non molto buona», il 21% «pessima». La Francia è il mercato più critico, con il 79% di valutazioni negative. Italia e Spagna mostrano invece la quota più alta di ottimisti: il 43% e il 50% rispettivamente considera l’economia in buona o ottima forma.
Sul fronte delle aspettative a sei-dodici mesi, il 46% dei rispondenti prevede un ulteriore peggioramento. Anche qui la Francia guida la sfiducia, con il 60% delle previsioni al ribasso. Più equilibrata la posizione spagnola, dove il 62% ritiene che le cose rimarranno stabili o miglioreranno. Il primato dell’ottimismo prospettico va al UK: quasi un terzo dei consumatori britannici prevede un miglioramento entro l’anno.

Generazioni a confronto: i più giovani vedono diversamente
La differenza più marcata emerge per fasce d’età. Il 19% dei giovani tra 18 e 29 anni (Gen Z) giudica l’economia in ottima forma, contro appena il 2% dei Boomer (over 62). Sul fronte opposto, il 53% degli over 62 la trova in condizioni pessime o molto cattive, percentuale che tra i Gen Z si ferma al 47%.
Il divario si attenua quando si parla di finanze personali, dove i consumi quotidiani pesano più delle dinamiche macroeconomiche, ma rimane statisticamente rilevante nelle valutazioni d’insieme sul paese.
Il 51% copre le essenziali, non sempre senza sacrifici
Nel mese precedente all’indagine, il 51% dei rispondenti ha fatto fronte a tutte le spese necessarie — un punto sopra il 48% del terzo trimestre 2025. Ma il 31% ha coperto solo in parte le spese essenziali e il 18% ha avuto difficoltà concrete. La Francia è il mercato più in difficoltà, con il 25% dei consumatori che fatica a coprire le spese di base. Italia e Spagna si confermano i più resilienti: rispettivamente il 54% e il 56% dichiara di aver coperto tutto.
Sul piano delle finanze personali nel breve periodo, il 55% si aspetta stabilità e il 25% un miglioramento. Chi prevede un peggioramento si ferma al 20%. L’ottimismo sul bilancio familiare regge, insomma, meglio della fiducia nel sistema economico nel suo complesso.
Dove si taglia e dove si resiste
Il 51% dei consumatori europei ha ridotto la spesa complessiva nell’ultimo anno. L’Italia è il mercato con la quota più alta di tagli dichiarati (59%), la Spagna quello con la più bassa (42%) e la più alta di aumenti (27%). Il rapporto segnala che gli italiani, pur giudicando relativamente positiva la situazione economica, lo fanno a costo di rinunce concrete; al contrario, i consumatori spagnoli associano ottimismo e spesa effettiva.
I settori con i tagli più netti rispetto agli incrementi sono carburante e abbigliamento, con un divario rispettivamente di 20 e 19 punti percentuali tra chi ha diminuito e chi ha aumentato. La spesa alimentare è quella con il gap più ristretto (-9 punti): si taglia, ma meno che altrove.
Per gli acquisti più costosi — auto, elettrodomestici, abbigliamento di lusso — la dinamica è diversa: non riduzione, ma rinvio. Il 71% dei rispondenti non ha comprato né un veicolo né un elettrodomestico nei trenta giorni precedenti l’indagine. Una quota analoga vale per i capi di abbigliamento firmato.
I viaggi si comportano diversamente rispetto alle altre voci di importo paragonabile: il gap tra chi ha tagliato e chi ha aumentato è di soli 9 punti, il più contenuto tra le categorie di spesa elevata. La vacanza, evidentemente, è l’ultima concessione che si toglie.
Il contesto dell’indagine
La rilevazione fa parte della serie trimestrale Dentsu Consumer Navigator Emea, condotta tramite il panel online Toluna su 700 intervistati per ciascuno dei cinque mercati. Va segnalato che la raccolta dati si è conclusa a febbraio 2026, prima dell’escalation del conflitto in Medio Oriente: la prossima edizione, relativa al secondo trimestre, includerà l’analisi dell’impatto di quella crisi sul sentiment dei consumatori europei.
