Cartizze oltre i luoghi comuni: una scoperta con Le Colture

Una verticale su quattro annate del Cartizze Docg, con abbinamenti gastronomici non convenzionali e cucina del ristorante Salis

Il Cartizze da bere solo giovane, o da abbinare esclusivamente ai dolci, è un’immagine difficile da scalfire. Le Colture, cantina di Valdobbiadene guidata dalla famiglia Ruggeri, ha provato a farlo all’ultimo Vinitaly con «Unconventional Cartizze»: una degustazione verticale su quattro annate del Valdobbiadene Docg Superiore di Cartizze.

La verticale — guidata dal degustatore Giampaolo Giacobbo — ha messo in fila le annate 2018, 2021, 2023 e 2024. Una selezione volutamente dilatata nel tempo, per mostrare come il vino cambi registro passando da note di freschezza e immediatezza a una struttura più complessa e sapida nelle versioni più mature.

Le Colture Cartizze
Le Colture Cartizze

Quattro annate, una lettura dinamica

Il 2018 è l’annata che ha polarizzato di più la discussione: a otto anni dalla vendemmia mostra una trasformazione netta, con sfumature che non ci si aspetta di trovare. Il 2021 rappresenta un punto di equilibrio, tra vivacità e profondità. Il 2023 e il 2024 chiudono il percorso sul versante dell’immediatezza, con la freschezza tipica dei vini giovani della denominazione.

«Il Cartizze è spesso raccontato in modo riduttivo — ha spiegato Giacobbo — È un vino che possiede una struttura e una complessità tali da affrontare anche il tempo e abbinamenti non convenzionali. L’evoluzione delle annate permette di scoprire sfumature più profonde, meno immediate, che aprono nuove chiavi di lettura».

In tavola: faraona, lasagnetta e sbrisolona

A completare la sessione, tre piatti firmati da Chiara Barisan, chef del ristorante Salis di Valdobbiadene — ubicato nel cuore del Cartizze — concepiti per mettere alla prova il vino su registri diversi. La faraona in saor, con la sua acidità e le note agrodolci, ha dialogato con le annate più mature. La lasagnetta con fave, piselli ed erbette di stagione ha portato in tavola la primavera, abbinandosi meglio alle versioni più giovani. La sbrisolona ha chiuso il percorso richiamando la tradizione dolciaria del Nord Italia, di solito terreno riservato al Cartizze nelle sue letture più convenzionali.

Santo Stefano di Valdobbiadene
Santo Stefano di Valdobbiadene

L’intenzione, secondo la famiglia Ruggeri, era dimostrare che il vino regge abbinamenti che vanno ben oltre il dessert: «Il Cartizze non è solo un vino da bere giovane o da abbinare esclusivamente ai dolci: è un’espressione del territorio che, se osservata con attenzione, sa evolvere nel tempo e dialogare con la cucina in modi inaspettati».

Le Colture: 45 ettari tra Cartizze e Montello

Fondata nel 1983 da Cesare Ruggeri, Le Colture gestisce oggi 45 ettari vitati distribuiti tra Santo Stefano, Cartizze, Valdobbiadene e le colline del Montello. La cantina è condotta dai figli Silvia, Alberto e Veronica. La varietà dei suoli e delle esposizioni su questi appezzamenti consente di lavorare la Glera su microaree con caratteristiche distinte, un fattore che la verticale di Vinitaly ha reso leggibile anche per chi non conosce da vicino la denominazione.

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