Carota e salute degli occhi: cosa dice la scienza

Beta-carotene, luteina e vitamina C: perché la carota è tra gli ortaggi più studiati per la salute visiva e come usarla in cucina

«Integrare le carote regolarmente e in modo vario nella dieta quotidiana è una strategia semplice e naturale per curare la vista attraverso l’alimentazione»: lo afferma Sergio Ares, medico oculista e Country Manager di Baviera Italia, il gruppo oculistico europeo che con oltre 250 specialisti distribuiti in 130 centri in Italia, Spagna, Germania, Austria e nel Regno Unito si occupa da oltre trent’anni di correzione dei difetti visivi. È da questa prospettiva clinica che Baviera ha messo a fuoco il ruolo della carota — coltivata da almeno tremila anni, probabilmente originaria dell’Asia centrale — come uno degli ortaggi con il profilo nutrizionale più rilevante per la funzione visiva.

Il beta-carotene e la retina

Il nutriente più noto della carota è il beta-carotene, precursore della vitamina A. L’organismo lo converte in retinolo, una molecola indispensabile per la sintesi dei pigmenti visivi nella retina: senza vitamina A adeguata, la percezione nelle condizioni di scarsa illuminazione si deteriora. La cottura leggera e l’abbinamento con grassi — anche solo un filo d’olio extravergine d’oliva — aumentano la biodisponibilità del beta-carotene, che è liposolubile.

Carota
Carota

La carota cruda, grattugiata, libera più facilmente il beta-carotene grazie alla rottura delle strutture cellulari. Quella cotta lo rende più assimilabile grazie all’ammorbidimento della parete vegetale. Non esiste dunque una forma di consumo universalmente superiore: dipende da come è inserita nel pasto e dagli altri alimenti presenti nel piatto.

Luteina, zeaxantina e macula

Meno citata del beta-carotene, ma non meno rilevante, è la presenza di luteina e zeaxantina, due carotenoidi che si concentrano nella macula — la zona centrale della retina — dove filtrano la luce blu e contrastano lo stress ossidativo. Questi composti rallentano il processo di invecchiamento delle cellule maculari, un fattore che i medici oculisti associano alla prevenzione della degenerazione maculare senile.

Gli spinaci e le verdure a foglia verde scura ne contengono quantità maggiori, ma la carota contribuisce comunque all’apporto complessivo, soprattutto se inserita in pasti che già includono altre fonti vegetali di questi carotenoidi.

Vitamina C, vitamina E e i vasi che nutrono l’occhio

La carota apporta anche vitamina C, che concorre alla salute dei capillari retinici e contrasta l’opacizzazione del cristallino, e vitamina E, antiossidante liposolubile che protegge le membrane delle cellule oculari dai danni dei radicali liberi. Il potassio, infine, favorisce il corretto funzionamento cellulare in senso generale, inclusa la microcircolazione che irrora i tessuti oculari.

Vale la pena aggiungere una precisazione utile: nessun singolo alimento è sufficiente a garantire la salute visiva. La carota è uno degli ingredienti di un quadro alimentare più ampio, che include omega-3 — presenti nel pesce grasso come il salmone — e zinco, presente nei legumi, che partecipa al trasporto della vitamina A dal fegato alla retina.

Succo di carota con arancia e zenzero
Succo di carota con arancia e zenzero

Una radice con pochi limiti in cucina

La carota ha una caratteristica che non molti ortaggi possono vantare: funziona pressoché ovunque. Cruda, mantiene la vitamina C e gli antiossidanti termolabili; cotta, diventa più dolce e aumenta la biodisponibilità dei carotenoidi. Si grattugia per le insalate, si centrifuga con agrumi e zenzero, si cuoce in zuppe con zucca o lenticchie, si arrosta accanto al pesce, si frulla con mango e yogurt, si serve a bastoncini con l’hummus o si incorpora in un riso con verdure di stagione.

Questa flessibilità non è un dettaglio marginale dal punto di vista nutrizionale: significa che la carota può comparire in più momenti della giornata — colazione, pranzo, spuntino, cena — senza diventare ripetitiva e adattandosi facilmente ad abbinamenti che ne potenziano l’assorbimento dei nutrienti. Un ortaggio che non richiede tecnica particolare per essere valorizzato, e che risponde bene sia alla cucina rapida del quotidiano sia a preparazioni più elaborate.

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