Pesce non salato e ricco di omega-3 favorisce la longevità

Su 90.944 giapponesi seguiti per 20 anni, il pesce non salato e ricco di omega-3 è legato a minor mortalità, specie nelle donne

Per oltre 20 anni un gruppo di ricercatori dell’Università Azabu e del National Cancer Center di Tokyo ha seguito 90.944 adulti tra i 40 e i 69 anni per capire se il pesce allunghi la vita e, soprattutto, quale pesce. Il risultato, pubblicato sul Journal of Nutrition, indica che contano la quantità e il tipo: i rischi di morte più bassi si osservano con consumi moderati di pesce non salato e ricco di omega-3.

I partecipanti, residenti in 11 aree del Giappone, avevano compilato un questionario su 138 alimenti, con 19 voci dedicate a pesce e frutti di mare. Nel periodo di osservazione si sono contati oltre 26.000 decessi, analizzati per causa e separatamente per uomini e donne.

Pesce fresco
Pesce fresco

Meglio una porzione media che tanto pesce

Nelle donne il rischio di morte per qualsiasi causa è risultato più basso nel quarto di cinque gruppi di consumo, quello con circa 104 grammi di pesce al giorno: l’8% in meno rispetto a chi ne mangiava circa 36 grammi. Chi ne mangiava di più, intorno a 150 grammi, non ha ottenuto un vantaggio maggiore. La curva, quindi, scende e poi risale.

Il quadro è diverso per gli uomini. Il pesce non ha mostrato legami con la mortalità complessiva, mentre ha contato per i decessi da malattie cerebrovascolari, come l’ictus: nel quarto gruppo, con circa 109 grammi al giorno, il rischio è risultato inferiore del 20%.

Gli autori non sanno spiegare perché la curva risalga nel gruppo che mangia più pesce e consigliano cautela sulla soglia dei 100 grammi: una precedente rassegna di studi aveva trovato un beneficio crescente fino a 250 grammi al giorno.

Il sale cambia i conti

Il questionario permetteva di mettere da parte il pesce salato (sotto sale, essiccato, sardine giovani essiccate, uova di pesce salate). Tutto il resto, il 77,3% di quanto i partecipanti mangiavano, è stato trattato come pesce non salato. Con questa scelta, negli uomini il minor rischio di morte cerebrovascolare compare in più gruppi di consumo, con riduzioni tra il 16% e il 23%.

Per le donne il pesce non salato è legato a meno decessi nei gruppi di consumo intermedi: il 7-8% in meno per tutte le cause, il 13-15% per le malattie cardiovascolari e il 15-16% per quelle del cuore. Secondo gli autori, il sodio dei prodotti salati può aver attenuato il beneficio, anche perché altri studi collegano più sodio a più morti per ictus.

Merluzzo salato
Merluzzo salato

Omega-3: il vantaggio è femminile

Lo studio ha poi isolato cinque tipi di pesce ricchi di acidi grassi omega-3: salmone o trota, orata, sugarello o sardina, sgombro e anguilla. Nelle donne, più ne mangiavano, minore era la mortalità per ogni causa, per malattie cardiovascolari e per ictus; per quest’ultimo, il rischio scendeva del 22% nel quarto gruppo e del 19% nel quinto. Analoghi risultati sono emersi per gli omega-3 di origine marina, cioè Epa e Dha.

Negli uomini non c’è alcuna protezione. Anzi, con il pesce ricco di omega-3 la mortalità complessiva tende lievemente a salire, anche se nessun gruppo si distingue in modo netto dagli altri. Una spiegazione certa manca. Tra le ipotesi ci sono le abitudini di fumo e alcol, molto più diffuse tra gli uomini (fumava circa il 45% degli uomini contro circa il 5% delle donne), e la diversa capacità di produrre Epa e Dha dall’acido alfa-linolenico; le analisi per fumo e alcol sugli uomini non hanno però dato risultati chiari.

Limiti da tenere presenti

Si tratta di uno studio osservazionale, che individua associazioni e non dimostra rapporti di causa ed effetto. L’alimentazione è stata rilevata una sola volta, all’inizio, e non sono stati misurati i contaminanti presenti nel pesce. Gli autori ammettono inoltre che la distinzione tra pesce salato e non salato non è stata validata in modo indipendente e che altri fattori non considerati possono aver influito.

Per le donne il punto più favorevole è stato intorno a 100 grammi di pesce al giorno, circa il triplo del consumo del gruppo con meno pesce.

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